Forse non è a tutti noto che, dal 2008, i cassaintegrati di Alitalia-Cai (tra i sette e gli ottomila) sono sostenuti dall’Inps (12 milioni annui) e in gran parte da una tassa d’imbarco che pagano tutti passeggeri in partenza (350 milioni all’anno). Tutti questi soldi servono per assicurare un assegno mensile che arriva ad essere anche di 6-7 mila euro mensili per i piloti. Dunque una cassa di lusso con elementi di iniquità paradossali. Come spiegare a precari, partite Iva, disoccupati privi di un qualsiasi ammortizzatore sociale o ad interi settori merciologici, che neppure possono accedervi, la necessità di questa iniqua disparità di trattamento? Adesso la fusione Alitalia-Etihad comporterà altri 2.250 esuberi. Governo e sindacati sono in trattativa per individuare lo strumento per gestire e, forse, ridurre parzialmente il numero di queste eccedenze.

Comunque vada ci saranno nuovi costi che ricadranno sui contribuenti, che vanno aggiunti ai costi dell’attuale esercito di cassaintegrati. Ad essi vanno sommati quelli dell’azzeramento dei crediti delle banche azioniste e creditrici, per un totale di 560 milioni, che il Governo sembra volersi accollare, anzi non ha altra scelta, dopo l’incontro di Palazzo Chigi con gli istituti di credito. Ai costi certi di Cig e delle Banche, 565 milioni, vanno aggiunte le perdite di valore di Malpensa. Se da 17,6 milioni di passeggeri, lo scalo della brughiera aumentasse di 550 mila unità, come promesso da Etihad ci sarebbe un incremento di passeggeri annuo del 3%. Ma quanti se ne perderebbero per effetto della liberalizzazione di Linate richiesta da Etihad?

Insomma, prima di prendere qualsiasi decisione, il Governo dovrebbe far sapere costi e ricavi (investimento emiratino 1,2 mld in 4 anni e previsioni dello sviluppo del traffico) derivanti dalla fusione. Quella prospettata è l’unica soluzione possibile? Dopo il polverone sollevato per togliere 150 milioni alla Rai, siamo sicuri che si devono continuare a coprire le magagne di Alitalia e del trasporto aereo che in tutto il mondo crea ricchezza anche se è un settore ciclico? Se questa scelta fosse necessaria e ritenuta strategica, perché non accollare i costi dello start-up della fusione ai due Stati in campo Italia ed Emirati Arabi? In caso contrario è meglio lasciar perdere e rivedere tutta l’impalcatura del settore. Del resto Alitalia Cai, nonostante gli alti costi sociali, copre solo il 17% del traffico nazionale con solo 24 milioni di passeggeri trasportati su un totale di 144 milioni annui. Insomma per prendere l’aereo, a tariffe spesso più alte, non è più da molto tempo indispensabile l’Alitalia.