Etihad intende investire 1,25 miliardi di euro in Alitalia di qui al 2018. Lo ha detto il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, al termine dell’incontro con i sindacati, che ha riguardato il piano industriale messo a punto dalla compagnia di bandiera in vista dell’accordo con il vettore degli Emirati Arabi e solo marginalmente il nodo dei 2.200 esuberi. Lupi ha precisato che l'”assegno” da 560 milioni di euro annunciato lunedì dall’ad Gabriele Del Torchio servirà per la patrimonializzazione di Alitalia, di cui Etihad potrà acquisire fino al 49%, mentre altri 690 milioni saranno messi sul piatto, in un arco di quattro anni, per sviluppare la flotta. Quanto agli esuberi, “nel prospetto presentato ce ne sono 2.251, di cui 787 lavoratori in Cig a zero ore, che saranno in cassa sino a marzo 2015, 380 del personale di volo e 1.084 di quello di terra”. Il ministro – secondo il quale “la trattativa con Etihad non si potrà prolungare all’infinito” e “a metà luglio si tireranno le somme” – non ha dato dettagli su come verranno gestite le uscite. “Il tema”, ha detto, “sarà affrontato domani (giovedì, ndr) nell’incontro azienda-sindacati e il governo ha detto che farà tutto il possibile”.

Video di Paola Mentuccia

Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, presente all’incontro, ha però ribadito che l’esecutivo è pronto a mettere in campo “tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione secondo le leggi ora in vigore”. In particolare, la soluzione allo studio – 4 anni di cassa integrazione più tre di mobilità  – è una parziale replica di quella adottata nel 2008. Quando, saltata per il niet di Silvio Berlusconi la trattativa con Air France, la cordata italiana formata tra gli altri da Intesa Sanpaolo, Marcegaglia, Benetton, Caltagirone, Riva e i Ligresti si comprò la parte “sana” della compagnia lasciando sul groppone dello Stato la bad company con dentro debiti ed esuberi. Un giochetto costato 4 miliardi di denaro pubblico. Resta da vedere, naturalmente, se l’esecutivo troverà le risorse necessarie. E dove andrà a prenderle. Piloti e assistenti di volo, in ogni caso, possono stare relativamente tranquilli: nei giorni scorsi era emerso che, grazie al Fondo straordinario del trasporto aereo finanziato con una “tassa” di 2 euro su ogni biglietto, godono di una generosa integrazione al reddito che garantisce loro non meno dell’80% dell’ultima busta paga anche nel caso in cui si ritrovino tra gli esuberi. 

Nel 2017 previsto fatturato a 3,6 miliardi e ritorno all’utile – Fonti sindacali hanno riferito che il piano prevede il raggiungimento dell’utile nel 2017, quando il fatturato dovrebbe salire a 3,6 miliardi di euro, e un aumento dei passeggeri sulle rotte intercontinentali del 40% tra il 2014 e il 2018: si passerebbe quindi dagli attuali 2,1 a 3 milioni. Il piano prevede poi l’ingresso nella flotta di 7 nuovi aerei di lungo raggio. Sul fronte dell’occupazione, Etihad chiede che si passi dagli attuali 13.721 a 11.470 dipendenti.

Bonanni (Cisl): “Incoraggiante. Governo disposto a sostenere gli esuberi” – “E’ un piano incoraggiante”, ha commentato il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che in merito agli esuberi ha poi detto: “Li affronteremo, sapendo che un’azienda che potrà svilupparsi potrà eventualmente riassorbire i lavoratori”. L’operazione con gli arabi, secondo Bonanni, “è di grande prospettiva. Quello che ci interessa è capire se il governo è disposto a sostenere gli esuberi e il governo ha assicurato che è possibile contare su di loro al 100%. Andiamo sereni alla trattativa” con l’azienda. Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, ha parlato di incontro “sicuramente positivo” aggiungendo che “a questo punto dovrebbero esserci tutte le condizioni per trovare una valida soluzione al nodo esuberi e salvaguardare tutti i posti di lavoro, perché l’investimento di Etihad consentirà l’incremento di rotte di lungo raggio su tutti e tre i principali aeroporti italiani”.

Solari (Cgil): “Ricadute sul lavoro non gestibili” – Meno ottimista il segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, per il quale “la filosofia del piano industriale di Etihad per Alitalia sposa opinioni per noi storiche, come ad esempio l’incremento sul lungo raggio, ma allo stato non sono gestibili le ricadute sul lavoro”.