Il presidente della Publiepolis, Alberto Rigotti, 64 anni, è stato arrestato dalla Guardia di Finanza di Cagliari per bancarotta fraudolenta della concessionaria di pubblicità del gruppo editoriale che pubblicava il quotidiano Epolis crollata sotto il peso di un buco accertato di quasi 15 milioni di euro. Con l’imprenditore trentino che era subentrato al fondatore Niki Grauso nella proprietà del gruppo, sono stati arrestati altri due componenti del cda: la vice presidente di Publiepolis, Sara Cipollini, 42 anni di Legnano ma residente a Nesso (Como) e il consigliere d’amministrazione Vincenzo Maria Greco, 69 anni originario di Napoli ma residente a Roma. Entrambi sono attualmente ai domiciliari, mentre Rigotti, originario di Trento ma residente a Corrido (Como) si trova in carcere. L’operazione della Gdf del comando provinciale di Cagliari è stata portata a termine con la collaborazione dei colleghi di Roma, Milano e Como.

Si tratta, in ogni caso, solo di un capitolo dell’epopea di Epolis che riguarda anche le molte altre connessioni tra l’intero sistema del quotidiano gratuito con diverse edizioni locali sparse nella Penisola e il mondo politico-finanziario italiano, perché all’avventura editoriale hanno partecipato per esempio Marcello Dell’Utri, Vito Bonsignore, Piergiorgio Baita già ai vertici della società di costruzioni Mantovani (la società incaricata dei lavori del Mose a Venezia, ma anche della piastra Expo) e arrestato per frode fiscale nel febbraio 2013. Ma anche John Visendi, curatore fallimentare e socio del marchio di abbigliamento Roberta poi ricomparso nell’avventura del giornale Il Vostro, una testata lanciata dall’ex assessore alla cultura della Lombardia Massimo Buscemi, a sua volta ex manager della Publitalia di Mediaset e marito di Erika Daccò, figlia del faccendiere Pierangelo Daccò coinvolto nello scandalo dei fondi neri dell’ospedale San Raffaele.

Insomma, un crocevia che ha attirato investimenti e interessi molto variegati fin da quando Rigotti aveva rilevato la testata da Grauso a metà del 2007, per farsi poco dopo affiancare da Dell’Utri. Il finanziere dalla formazione umanistica era diventato editore del quotidiano free press attraverso la banca Abm Merchant con sede in Lussemburgo e per il giornale aveva grandi piani di rilancio su scala nazionale che passavano per un network di siti online, una web tv e addirittura lo sbarco in Borsa della società editrice. Ma il vero pilastro del sistema sono state fino alla fine le edizioni locali costituite sempre secondo lo stesso schema: venivano create società ad hoc in cui la maggioranza restava in mano a Epolis, mentre le quote di minoranza servivano per reperire capitali e attirare imprenditori regionali interessati ad avere un proprio giornale locale di riferimento.

Al momento dell’acquisto da parte di Rigotti, però, il quotidiano non andava in stampa da alcuni mesi e anche per lui le cose non si mettono bene. Con l’inizio del 2008 se ne vanno i due direttori storici,Antonio e Gianni Cipriani e arriva da Repubblica Vincenzo Cirillo. Pochi mesi Dell’Utri lascia gli incarichi nel cda dell’editrice e nella concessionaria Publiepolis, formalmente per divergenze editoriali con Rigotti sorte dopo soli 5 mesi di convivenza. Il finanziere trentino non demorde e pensa di avviare la quotazione in Borsa, fissa a quota cento il numero dei soci locali da coinvolgere nella pubblicazione del giornale e tra i suoi partner spunta anche Giovanni Consorte, coinvolto nelle inchieste giudiziarie per la tentata scalata a Bnl da parte di Unipol. Purtroppo per Rigotti, la crisi del mercato pubblicitario si avvicina e a farne le spese è soprattutto la stampa gratuita che in Italia non ha mai convinto completamente gli inserzionisti. L’editore-finanziere si guarda quindi attorno in cerca di nuove risorse e nel 2009 partono le trattative con lo stampatore Seregni. Nel 2010, però, saranno Vincenzo Maria Greco (vicino al politico finiano Italo Bocchino) e Vito Bonsignore (che non ha mai ricoperto cariche gestionali in Epolis) a inserirsi nel capitale di Epolis. Il duo non solo investe, ma finisce anche per ottenere il controllo della casa editrice, mettendo nell’angolo Rigotti. Cambio alla tolda di comando che porta a numerosi scontri. Ma lo stop delle pubblicazioni è ormai vicino e si tradurrà nel 2011 nel fallimento ufficiale del giornale che travolge 120 giornalisti e una trentina di poligrafici finiti in cassa integrazione. Oltre a mille fornitori con crediti da saldare.