L’importante è creare lavoro. Non importa per che cosa. In Italia sono le opere sedicenti pubbliche, le grandi manifestazioni, le autostrade. In Australia anche massacrare canguri. Questa una delle motivazioni con cui nel 2012 il Ministro della Sostenibilità e dell’Ambiente varò un piano quinquennale di abbattimento dei marsupiali con abbattimenti definiti  “economicamente sostenibili grazie ad un settore in costante crescita che crea nuovi posti di lavoro” (!). La motivazione quindi principale è muovere l’economia, anche perché la Commissione Governativa che sovrintende alla ipotetica proliferazione della specie afferma che non esistono prove certe che la sovrappopolazione causi danni permanenti alla vegetazione.

Uccidere canguri non crea lavoro solo fra coloro che li abbattono (circa mille cacciatori), ma anche nell’industria della carne e delle pelletterie. La pelle di canguro è considerata molto pregiata, anche se in realtà è anche molto delicata e deperisce in fretta.

Non mi definisco un animalista in senso stretto, ma questa mattanza mi inorridisce, non solo per le motivazioni che la sostengono, ma anche per i metodi adottati. I canguri possono essere abbattuti non solo col fucile, ma anche con mazze e ganci. I cuccioli portati nel marsupio, dopo l’abbattimento della madre, devono essere eliminati con un colpo in testa o la decapitazione. Mi domando: se proprio è necessario intervenire perché non si procede con sterilizzazioni mirate? Ah, già, ma così non si crea lavoro. Dimenticavo.

Dall’inizio della strage legalizzata più di due milioni di canguri sono stati sterminati. È notizia di questi giorni che adesso anche nelle riserve naturali intorno a Canberra 1600 canguri verranno abbattuti. Chi ama i canguri (ma c’è qualcuno che non li ama?) può firmare la petizione on-line dell’associazione Animals Australia.