Tre ore di faccia a faccia, un incarico ricevuto e nessuna dichiarazione. In piena notte Filippo Inzaghi esce da villa San Martino come nuovo tecnico del Milan in pectore. Dopo la lunga cena con Silvio Berlusconi, Adriano Galliani e Fedele Confalonieri, manca l’ufficialità ma l’ex attaccante sarà l’allenatore chiamato a guidare i rossoneri dopo la pessima stagione appena conclusa. A mezzanotte Inzaghi ha lasciato Arcore in compagnia dell’ad Galliani senza parlare perché l’ufficialità arriverà in mattinata una volta comunicato l’esonero a Clarence Seedorf, bruciato dopo soli quattro mesi in sella nonostante il triennale firmato quest’inverno. Pura formalità: la scelta è ormai compiuta nonostante il contratto pesante dell’olandese (2.6 milioni di euro a stagione) che la società sembra intenzionata a continuare a pagare mensilmente fino a quando Seedorf non troverà un nuovo ingaggio. L’ok definitivo all’operazione è arrivato da Berlusconi ed è stato caldeggiato da Galliani, che con l’ex centrocampista non ha mai legato. 

Un progetto di lunga data
Dopo una vita passata sul filo dell’offside, questa volta è Inzaghi a stoppare la corsa di qualcuno. L’accelerazione della trattativa è stata impressa dai tentennamenti di Unai Emery, corteggiato anche dal Tottenham ma pronto a rinnovare con il Siviglia. Fuorigioco il tecnico basco, i vertici del club rossonero hanno puntato forte sulla promozione di Inzaghi, quest’anno sulla panchina della Primavera con la quale ha vinto il torneo di Viareggio ma ha mancato la qualificazione ai quarti di finale in campionato. Un progetto, quello di affidare la guida della prima squadra all’ex centravanti della Nazionale, più volte emerso nel corso delle ultime due stagioni. Se n’era parlato soprattutto nel settembre 2012, con il Milan di Allegri in crisi di risultati e spalle al muro in ambito continentale. All’epoca i due allenatori – in pessimi rapporti da quando il livornese ‘pensionò’ Inzaghi escludendolo dalla lista Champions – furono protagonisti di un pesante diverbio durante un allenamento degli Allievi perché, secondo Allegri, il neo-tecnico rossonero scalpitava già per entrare a Milanello

Tredici anni al Milan, ora la sfida più difficile
Ce l’ha fatta a 41 anni, di cui tredici passati alla corte di Berlusconi. Arrivato al Milan nell’estate del 2001 per 70 milioni di euro, Inzaghi ha realizzato 128 reti e vinto due scudetti, due Champions League – la seconda, nel 2007, griffata dalla doppietta al Liverpool – e un Mondiale per club. Nell’estate 2012 ha accettato la panchina degli Allievi, lo scorso agosto è stato promosso alla guida della Primavera e ora allenerà la prima squadra. Un triplo salto mortale nel giro di tre stagioni reso complicato da una rosa povera che ha mancato la qualificazione alle coppe europee, nonostante un girone di ritorno da 35 punti che non è bastato a salvare Seedorf. L’olandese paga più un feeling mai sbocciato con la dirigenza che i risultati. Nei suoi quattro mesi a Milanello, del resto, ha visto un onesto giocatore come Keisuke Honda scendere in campo con la sua ‘10’ e la ‘9’ di Inzaghi è stata di Matri fino al passaggio dell’attaccante alla Fiorentina. E, senza la vetrina europea, per il Milan sarà ancora più difficile fare la voce grossa sul mercato. Inzaghi lo sa, ma da tempo attendeva sul filo del fuorigioco per piazzare la zampata. E’ piombato al momento giusto, come quando bruciava le difese avversarie. Questa volta però sarà molto più complicato far esplodere San Siro

Twitter: @AndreaTundo1