Quel quaranta per cento a Renzi non lo aveva previsto proprio nessuno, compresi noi che invece di prendere nota di ciò che sentivamo mormorare (perfino da amici e familiari) siamo cascati nel giochino fasullo dei sondaggi testa-a-testa che hanno solo confuso le acque. Se avessimo dato retta ai discorsi da bar o da treno avremmo capito che con la sua teatralità paradossale nel preannunciare tribunali del popolo alla Pol Pot 2. 0 o quando (épater le bourgeois) si definiva “oltre Hitler”, Grillo era diventato il miglior nemico di Renzi perché improvvisamente faceva paura e fare paura agli italiani può diventare un grosso problema. Come del resto predicare inutilmente la rivoluzione, che tanto è impossibile come diceva Missiroli perché ci conosciamo tutti. Il Renzi machiavellico, più volpe che leone, ha usato Grillo passando astutamente da vittima fin da quando si fece insolentire nel famoso incontro in streaming sulle riforme e da quel momento ogni urlata del comico e ogni anatema era un chiodo con cui crocifiggerlo alla sconfitta.

Ora che Beppe vaga per il blog come un pugile suonato, la volpe medita di entrare nel pollaio Cinque Stelle per far man bassa di senatori. E quando, indulgente nella marcia trionfale nella sala stampa di Palazzo Chigi, il premier invita i grillini a mostrare “buona volontà” e “a partecipare al tavolo delle riforme”, egli fa in modo che non gli esca mai di bocca una parola che non sia piena delle cinque qualità che il bravo Principe deve far credere di avere: “Clemente, degno di fede, umano, onesto e religioso”. Ed ecco allora che questo quaranta per cento (dove c’è un sovrappiù derivato dalla fulminante scomparsa di Monti e del suo loden) sarà pure straordinario, ma non imprevedibile, perché tutto era previsto e tutto infatti è stato costruito grosso modo in tre capitoli. Giovane rottamatore: dove si narra di come l’intrepido della Leopolda sgominò le vecchie cariatidi della sinistra. Ultima spiaggia delle Primarie: dove si consolidò la leggenda che dopo Matteo ci fossero soltanto il diluvio e le cavallette. Uomo della Provvidenza, e qui siamo appena agli inizi.

Nel rappresentare l’interclassismo e il coacervo d’interessi moderati che prima con la Dc e poi con Berlusconi hanno per circa settant’anni formato in Italia il blocco sociale-elettorale egemone, Renzi rappresenta indubbiamente l’evoluzione della specie. Gli ingredienti sono i soliti: chiudere un occhio sull’evasione fiscale, chiuderne due sull’economia in nero, il precariato come panacea contro la disoccupazione, guerra al sindacato che per un partito un tempo di sinistra non è male. Più gli ottanta euro in busta paga, puro voto di scambio, una trovata sublime. Ditemi voi, Grillo cosa poteva offrire? Legalità, buon esempio (i milioni del finanziamento pubblico rifiutati), con un pizzico di Berlinguer. Più urla e anatemi. Alla fine non c’è stata partita. Un po’ come l’Atletico contro il Real Madrid.

Il Fatto Quotidiano, 27 maggio 2014