La cultura pubblica è morta. Ne danno il tragicomico annuncio una trentina di dipendenti dei musei comunali di Bologna riuniti davanti alla nuova sede del Comune in piazza Liber Paradisus. A pochi metri da loro, in un ufficio del quinto piano, si stanno aprendo le buste del contestato bando di gara per l’assegnazione dell’esternalizzazione in blocco dei servizi di didattica, allestimento, conservazione e gestione del patrimonio museale della città, oltre che dei già appaltati in outsourcing servizi di accoglienza e sorveglianza: “Abbiamo provato in ogni modo a farci ascoltare dalla giunta Merola ma non c’è stato nulla da fare”, spiega uno dei lavoratori specializzati del Museo internazionale e biblioteca della Musica, “abbiamo proposto di bloccare la gara e riaprire un tavolo istituzionale. Noi proponiamo un riordino del nostro settore fin dal 2005. Non siamo sacche di resistenza al cambiamento, anzi, proponiamo trasformazioni più economiche ed efficienti, ma non questa privatizzazione occulta”.

Non è quindi servita a nulla la richiesta di delucidazioni e incontro chiesta dai 112 lavoratori museali pubblici e dalle Rsu al Comune di Bologna la settimana scorsa, venerdì 23 maggio quando mancavano 4 giorni alla chiusura del bando e soprattutto quando “in mezzo c’erano un sabato e una domenica, più un lunedì in cui i musei sono chiusi”. La protesta nata spontaneamente nei primi giorni di maggio 2014 – dopo che alcuni lavoratori avevano scoperto il testo in pdf del bando sul sito del Comune -, si rifà al documento ufficiale che vede lo stanziamento di più di 3 milioni di euro per appaltare in outsourcing non solo i classici servizi di accoglienza e sorveglianza, ma anche quelli didattici, allestimento, conservazione e gestione del patrimonio dei sette spazi comunali museali: Museo Civico Archeologico, Museo internazionale e biblioteca della musica, Museo del Patrimonio Industriale, MAMbo – Museo Morandi, Museo per la Memoria di Ustica, Museo Medievale, Museo del Risorgimento.

“Il paradosso per un personale specializzato ed esperto come noi – continua un’altra dipendente del Museo Archeologico – è che tra lo svuotamento dei cestini e l’accettazione delle raccomandate in questo testo vengono aggiunte nell’esternalizzazione tutti i servizi museali tra i più qualificati: la movimentazione, la digitalizzazione e archiviazione delle opere, la comunicazione e perfino l’organizzazione degli eventi. Verremo lentamente svuotati delle nostre funzioni consolidate nel tempo”. Da parte del Comune di Bologna l’intera operazione viene registrata anche come un possibile risparmio dell’8,7% di spesa: “Non è vero”, continuano i dipendenti coinvolti nella protesta in Liber Paradisus, “nel loro conteggio di 2.242.000 euro di spesa in tre anni – 2.296.000 nei tre anni precedenti con già la sorveglianza aggiudicata a ditte private – manca il costo di “circa un anno di guardiania e sorveglianza esternalizzata” perché i due lotti del bando, in cui si separano i servizi privatizzati hanno due partenze differenti in termini di date”. Sempre per legge non potranno essere le associazioni a partecipare al bando, ma cooperative o aziende private.

“Quello che ci preme far capire non è soltanto la tutela del nostro posto di lavoro, ma i servizi culturali di una città intesi come bene comune”, continua il lavoratore del Museo della Musica, “l’andazzo della privatizzazione si sta allargando dai servizi di pulizia nei luoghi pubblici, alle biblioteche come è già avvenuto in silenzio, poi alle scuole, poi arriverà al verde pubblico e ai servizi cimiteriali”. Per questo i lavoratori in stato di agitazione lanciano l’idea di un tavolo di confronto con gli altri colleghi, dipendenti comunali, che subiranno probabilmente la stessa sorte, ma soprattutto cercano in tono da un lato scherzoso, e dall’altro estremamente serio e competente, di celebrare domenica 1 giugno alle 10.30, nel cimitero della Certosa di Bologna, il funerale dei musei bolognesi e della cultura pubblica in città: “Sarà un omaggio a quei cittadini che con il loro impegno, lungimiranza e intelligenza hanno dato vita negli ultimi secoli ai Musei Civici del Comune di Bologna”, spiegano. Un dipendente di ogni museo darà vita ad una breve lezione davanti alla lapide di un benefattore e/o studioso che ha reso la cultura bolognese patrimonio pubblico: Raffaelle Belluzzi, che fondò il Museo Risorgimentale; Marcellino Sibaud, custode della Certosa nell’800; l’architetto Antonio Zannoni, celebre per gli scavi che diedero lustro al Museo Archeologico a fine ‘800; Nerina Armandi Avogli, che donò un grosso lascito per fondare la Galleria D’Arte Moderna.