Una “farsa criminale”. Così il ministero degli Esteri di Kiev ha bollato il referendum separatista convocato dai militanti fllorussi in alcune zone sud-orientali dell’Ucraina. “Il referendum di oggi, ispirato, organizzato e finanziato dal Cremlino – si legge in una nota del governo – è giuridicamente nullo e non avrà alcuna conseguenza giuridica per l’integrità territoriale” del Paese.  

La consultazione nelle regioni di Donetsk e Lugansk, organizzata dai separatisti pro-Russia sul modello di quella portata a termine in Crimea, potrebbe portare alla secessione di questa parte del Paese. Lo stesso presidente russo Vladimir Putin la scorsa settimana aveva invitato a sospendere il voto per non aggravare le tensioni nell’area.

Le reazioni internazionali – Il presidente francese Hollande ha definito le consultazioni “veramente fasulle, nulle e non valide”. Anche gli Stati Uniti hanno fatto sapere che non riconosceranno il risultato del referendum. Questi scrutini sono “illegali secondo la legge ucraina ed un tentativo di creare divisioni e disordini”, ha dichiarato il portavoce del dipartimento di Stato americano Jen Psaki.

Sul voto anche l’ombra dei brogli – Gli organizzatori dichiarano che l’affluenza è alta, ma i dati non possono essere verificati perché nessuna missione internazionale monitora le operazioni di voto. La Cnn inoltre riferisce che diversi elettori sono stati visti votare più di una volta nello stesso seggio. Non sembra infatti che sia stato adottato un sistema per impedire agli elettori di votare più volte, anche perché i ribelli non possiedono le liste elettorali, dato che Kiev ha bloccato il database. La stampa locale riporta inoltre che un gruppo di ribelli pro-Mosca è stato fermato con oltre 100mila schede elettorali sulle quali era già stata espresso il voto a favore dell’indipendenza per la cosiddetta Repubblica di Donetsk. 

Continuano scontri e violenze – Il comandante locale della polizia di Mariupol, Valeri Androshchuk, è stato trovato impiccato a un albero vicino all’aerodromo locale. A renderlo noto è stato Alexiei Cmolenko, uno dei leader dei separatisti filorussi di Lugansk. “Con ogni probabilità sono stati gli abitanti infuriati”, ha detto, sostenendo che Androshchuk avesse aperto il fuoco contro i residenti durante la festa della vittoria del 9 maggio, giorno di scontri con le forze di Kiev. Il 10 maggio il ministro dell’Interno ucraino, Arsen Avakov, aveva reso noto che il comandante della polizia di Mariupol era stato catturato dai filorussi.

Nella notte gli insorti pro-Mosca hanno attaccato una torre di trasmissione televisiva a Sloviansk, loro roccaforte nell’Ucraina sud-orientale. Lo fanno sapere i media ucraini precisando che la torre è comunque ancora in mano alle truppe fedeli a Kiev. Due militari ucraini sono rimasti feriti.

Scontro tra Romania e vicepremier russo – All’aereo sul quale viaggiava il vicepremier russo Dmitri Rogozin, diretto a Chisinau, capitale della Moldova, è stato vietato il sorvolo della Romania ed è stato costretto da caccia ucraini a rientrare a Mosca. “Sollecitata dagli Stati Uniti d’America, la Romania ha interdetto il passaggio del nostro aereo nello spazio romeno. La prossima volta volerò a bordo di un bombardiere Tu 160”, ha dichiarato Rogozin, secondo quanto riportato dalla Mediafax. “Diremo presto ai romeni chi sono e cosa pensiamo di loro”, ha rincarato il vicepremier. Piccata la reazione del presidente romeno, Traian Basescu: “Bisogna capire quanta vodka ha bevuto Rogozin prima di rilasciare queste dichiarazioni. Chi ha preso la decisione di restringere lo spazio aereo sa quello che fa e a chi imporre i divieti”.