E’ una delle inchieste più deflagranti sul fronte della corruzione, quella svelata oggi dagli arresti per la gestione di Expo2015, ed è anche l’inchiesta che ha spaccato la Procura di Milano. Lo scontro, oggetto di un’indagine del Csm, è quello tra il procuratore aggiunto Alfredo Robledo, capo del pool sui reati contro la pubblica amminstrazione, e il procuratore capo Edmondo Bruti Liberati. Parlando degli arresti di Expo in conferenza stampa, Bruti Liberati ha spiegato che in calce all’ordine di custodia cautelare mancava proprio la firma di Robledo perché quest’ultimo “non ha condiviso l’impostazione e non ha vistato” gli atti dell’inchiesta. Le indagini sono state coordinate dal pool guidato da Ilda Boccassini, coordinatrice della Direzione distrettuale antimafia e anche lei coinvolta nello scontro, il pm Claudio Gittardi e da uno del dipartimento diretto da Alfredo Robledo, Antonio D’Alessio. 

Nell’audizione di fronte alle commissioni prima e settima Csm del 14 aprile, Robledo ha spiegato che proprio l’inchiesta che ha portato agli arresti di oggi lo ha spinto  presentare l’esposto al Csm in cui accusa il suo superiore di irregolarità nell’assegnazione dei fascicoli. Il suo dissenso inizialmente riguardava la posizione di un indagato per il quale non vi erano, a suo avviso, gli elementi per chiedere una misura cautelare, almeno rispetto a più ipotesi di reato che erano state prospettate (di corruzione e turbativa d’asta). Per questo avvertì il procuratore che senza modifiche non avrebbe messo il visto, e così accadde. “Quando è stata fatta una richiesta di integrazione, proprio su quella posizione, su quella persona – ha raccontato Robledo al Csm – il procuratore mi ha mandato invece il provvedimento e quindi io non sono stato messo (in violazione della normativa, ritengo) in condizioni di fare una valutazione necessaria. Ho scritto al procuratore dicendo che il visto non è stato posto su nessun’altra” richiesta di misura cautelare. “Chiaramente ho scritto anche alla Boccassini ma anche qui non ho mai avuto il piacere di una risposta”.

Secondo Robledo, a essere penalizzato dalle scelte del procuratore capo è stato soprattutto il suo dipartimento specializzato nei reati contro la pubblica amministrazione, a vantaggio – nel caso specifico – della Direzione distrettuale antimafia guidata da Ilda Boccassini. Mentre secondo il pm proprio in relazione a queste indagini non ci sarebbe alcuna competenza della Dda, visto che si tratta “solo di reati di pubblica amministrazione”. 

“Il dato che mi ha convinto a investire il Csm è l’ultimo fatto, quello che riguarda la Dda”, ha messo a verbale Robledo. “Il procuratore in questo caso ha avuto un atteggiamento per il quale si è determinata una situazione di ingestibilità reale di questo procedimento. Ogni volta che bisogna prendere un’iniziativa di indagine bisogna avvertirlo prima” (ndr, il procuratore) “e lui deve dare il consenso, di tutto anche di stralci e così via”, ha riferito Robledo al Csm a proposito delle indicazioni che Bruti avrebbe dato in una riunione di coordinamento alla quale erano presenti oltre a lui, i colleghi del suo Dipartimento e Ilda Boccassini, responsabile della Dda, con cui il fascicolo è in coassegnazione.

“Io gli ho ricordato che lo stralcio non è un’iniziativa di indagine, è un dato interno… in questo modo si frena assolutamente qualunque possibilità di iniziativa – ha aggiunto Robledo – E quando gli ho ricordato che a Natale gli avevo detto che questa parte del procedimento andava riunita perché altrimenti ci si trovava con una Procura che sta indagando con due Dipartimenti sulle stesse persone, sugli stessi fatti e sarebbe stata ingestibile una situazione del genere, ha dichiarato la riunione terminata” . Robledo ha descritto una “situazione di sospensione: non sappiamo se possiamo fare un pedinamento, se possiamo fare intercettazioni”; e ribadendo la sua convinzione che in questa inchiesta “non c’è nulla” di competenza della Dda, ha parlato di un “depauperamento totale” del suo Dipartimento.

La versione di Robledo è però smentita dall’audizione del procuratore generale Manlio Minale, nell’ambito dello stesso procedimento davanti al Csm: “Robledo era portatore di un convincimento assoluto, che in quel procedimento ci fossero solo reati contro la pubblica amministrazione” e che dunque lui “fosse stato ingannato e messo da parte”; “tant’è che anche ultimamente ho detto:“Guarda che io voglio essere tranquillo, mi sono fatto dare le iscrizioni e risultano iscritti alcuni indagati per 416 bis'”. Indagati che comunque non compaiono nelle carte relative agli arresti di oggi.