“Mi auguro che Grillo smetta di usare toni illiberali. Se non smetterà di parlare a vanvera, ci batteremo nelle piazze per la libera informazione. Sarà un’operazione di legittima difesa“. “La guerra a distanza tra Michele Santoro e Beppe Grillo si arricchisce di una nuova puntata. Presentando ‘Announo‘ – la prosecuzione di ‘Servizio Pubblico’ ma presentato fino a fine stagione da Giulia Innocenzi – il conduttore riprende il filo della polemica abbandonato, apparentemente, solo tre giorni fa. Quel due maggio quando sul blog del fondatore del Movimento 5 stelle era comparso il nome di Michele Santoro come “giornalista del giorno”, come protagonista, cioè, della rubrica in cui lo stesso comico genovese chiedeva agli attivisti di segnalare gli articoli ostili al M5S: un’iniziativa, quella di Grillo, che aveva suscitato sin da subito aspre critiche già a partire dal primo giornalista “segnalato”, il 16 dicembre 2013, cioè Maria Novella Oppo, cronista dell’Unità. 

Ma perché Santoro era finito nel mirino del blog di Grillo? Tra gli ospiti della trasmissione andata in onda il primo maggio, aveva preso la parola Mirko Lami, operaio della Lucchini di Piombino che aveva fortemente criticato il leader M5S. “Quello incazzato sono io e non Grillo che è già stato smentito riguardo ai soldi che intente sbloccare in Europa – aveva detto Lami – Quando si dice che l’altoforno di Piombino produce debiti, non è vero. Voglio chiudere l’altoforno e noi siamo incazzati”. Nel post il giorno seguente, si ricordava che l’operaio era stato candidato con il Pd nel 2008 per il Senato in Toscana. “Vorrei una semplice risposta dall’operaio della Lucchini (candidato Pd in Toscana???) – si leggeva nel testo a firma di Paola L. di Verona – Perché tutto questo accanimento contro Grillo? Perché tacciare Grillo di essere lì per fare campagna elettorale? Beppe è sempre stato presente nelle situazioni critiche per sottolineare la presenza di un Movimento fatto di cittadini e dalla parte dei cittadini”. Non solo. Nel post si contestava direttamente a Santoro la faziosità del programma: “Beppe non si può paragonare a uno che si mette a mangiar la banana con il sorrisino da ebete – si legge ancora – Perché questa gente si ostina a star dalla parte della stessa gente che li ha portati a questa situazione? Triste, molto triste assistere a trasmissioni così faziose“.

Da parte di Santoro non era arrivata a Grillo alcuna risposta ufficiale. A replicare, il giorno seguente, era stato Vauro ospite alla trasmissione di La7 ‘L’aria che tira’. “Nel Movimento 5 Stelle sento una gran puzza di fascismo – aveva detto il vignettista riferendosi all’espressione usata da Grillo – ‘peste rossa’ – in campagna elettorale davanti alla acciaieria Lucchini di Piombino. “Non mi stupisce quello che ha scritto Grillo su Santoro nel suo blog. Lui è abituato a fare le liste di proscrizione, rientra nella sua cultura – aveva proseguito Vauro definendo “molto alto il livello di fanatismo degli adepti alla setta del guru Grillo”. Il vignettista aveva poi nuovamente accostato al Movimento 5 stelle la parola “fascismo”: “Grillo teorizza l’era post-ideologica, cioè il superamento di destra e sinistra, però, se si studiasse un po’ la storia di questo Paese, vedrebbe che è stata la teoria che ha dato origine al fascismo storico in questo Paese”

Non è la prima volta che Vauro taccia di “fascismo” il Movimento cinque stelle. Già dopo il V-day del primo dicembre scorso, quando Grillo dal palco di Genova aveva gridato un “vincere e vinceremo” di mussoliniana memoria, Vauro aveva scritto una lettera aperta al Premio Nobel per la letteratura Dario Fo, anche lui presente quel giorno accanto al leader pentastellato intitolata “caro Dario scendi da quel palco”: “Condivido rabbia e sdegno, ma non posso condividere parole macabre e di macabra memoria – scriveva Vauro a Fo – Tu credo mi possa comprendere perché sai meglio di me quanto le parole siano anche contenuto. Allora scusami Dario per quello che ti chiedo. Ti chiedo di scendere da quel palco. Compagno Dario. Scendi per favore”. Parole a cui l’artista aveva risposto sia dalle pagine de L’Unità durante la riunione di redazione in diretta streaming del fattoquotidiano.it: “Caro Vauro, io, ti giuro, non ho nessun risentimento nei tuoi riguardi e quando ti vedrò per esempio, sul palco di Servizio Pubblico , contornato da personaggi da contrappunto orrendo, mi guarderò bene dal gridarti: “Che ci fai lassù? Scendi, ti prego, compagno!”. Ma al contrario ti dirò: “Usa bene le tue battute, raccontaci storie divertenti e piene di ironia”, ché questo è il nostro mestiere di pagliacci“.