Chi guiderà la città nei prossimi anni lo deciderà solo il voto, a fine maggio. Ma qui, in un certo senso, un sindaco c’è già. Non sulla carta, ma nel solco tra leggenda e storia, quella che vuole Lenin primo cittadino onorario grazie a una scheda elettorale che qualcuno, nel 1920, segnò simbolicamente con il nome del leader russo. Da allora molto è cambiato ma non a Cavriago, cuore della provincia reggiana, patria di Giuseppe Dossetti e Orietta Berti. Terra intrisa di memoria, che anche ora non si vergogna a definirsi rossa e dove tutti hanno un aneddoto da regalare. Le mucche rosse, i garofani e lo gnocco fritto al primo maggio. È la nostalgia di una vita che scorre lenta e pacifica, all’ombra di una piazza dove gli anziani parlano ancora di comunisti e di compagni. Oggi Cavriago, alle vigilia delle amministrative, è costretta però a fare i conti con una sinistra in bilico tra passato e futuro, divisa tra renziani e radicali. Mentre alla porta, anche da queste parti, bussa il Movimento 5 stelle.

La fotografia è questa: 9700 abitanti, uno sfondo di pascoli e fattorie, alle finestra una pioggia di bandiere tricolori, qua e là la falce e il martello. E poi il pezzo forte, che ha reso questo piccolo comune famoso in tutt’Italia: il busto di Vladimir Lenin, uno dei pochi rimasti al mondo, oggetto ogni anno di pellegrinaggi e commemorazioni. Fu regalato dall’ambasciata italiana dell’Unione sovietica negli anni Settanta, e oggi nessuno sembra intenzionato a toglierlo. Nemmeno il Movimento 5 Stelle, il partito che più di tutti rifiuta ideologie del passato e la logica destra contro sinistra. “Il busto è diventato ormai un simbolo di questo comune e sarebbe assurdo rimuoverlo” spiega Andrea Toni, l’aspirante sindaco scelto dai Cinque Stelle. Quarant’anni, nella vita progetta e certifica sistemi per l’isolamento degli edifici. “La cosa più difficile è fare capire alle persone che la sinistra di un tempo, quella delle lotte per i lavoratori non c’è più. Ora non è più questione di destra o sinistra ma di buon senso”.

Convincere a voltare le spalle al partito non sarà un’impresa facile. Eppure a maggio sarà lui l’avversario temuto sia dal Pd, sia dalla lista civica Cavriago città aperta. Perché se a Cavriago la partita si gioca tutta a sinistra, è chiaro anche che è il movimento di Grillo l’unico in grado di rosicchiare percentuali alle formazioni storiche. Anche grazie al consenso dei più giovani e al traino delle elezioni europee. “Noi speriamo di arrivare al 18%, massimo al 20%. Sarebbe un successo. Anche se per noi inserirsi in un Paese con una tradizione di sinistra così solida non è facile”.

La sinistra, già. Qui una volta si chiamava Pci, e raccoglieva senza fatica oltre il 70% di voti. Alle amministrative del 2014 si presenterà spaccata in due, con il Pd, ultrafavorito, intenzionato a correre da solo. Alle scorse elezioni prese il 45%, e oggi punta a un risultato poco distante da quello di cinque anni fa. Il candidato si chiama Paolo Burani, già vicesindaco e assessore alla cultura nell’amministrazione uscente. Renziano, anche se non ama definirsi così, Burani proviene dall’area cattolica, quella vicina a Romano Prodi. L’asso nella manica della sua campagna elettorale si chiama Multiplo, ed è il centro progettato e realizzato in questi ultimi anni, grazie alla sinergia tra pubblico e privato. Un piccolo regno della cultura immerso nel verde, dove si può leggere, ascoltare musica, navigare in Internet, e persino portarsi a casa una stampa, una litografia o una foto artistica. “È l’artoteca: funziona come una biblioteca ma con le opere d’arte. Ci siamo ispirati ai paesi del nord Europa e la nostra è tra le prime in Italia. Questo è il modello dei progetti che vogliamo portare avanti nei prossimi cinque anni”.

A sinistra del Pd c’è invece Cavriago città aperta, lista civica che raccoglie personalità diverse, dalla segretaria del circolo di Rifondazione comunista, Annalisa Magri, a un ex giocatore della Juventus, Gianluca Francesconi. In cima c’è Liusca Boni, ex delegata Fiom correrà per la poltrona più importante. Così come fece suo zio Francesco, primo sindaco dopo la Liberazione. Comunista, manco a dirlo. “Il Pd dimentica molte cose” va all’attacco la Boni. “Cavriago non è più quella di una volta. Basta pensare alla Mariella Burani, chiusa per bancarotta fraudolenta, non per mancanza di ordinativi. La gestione dei Burani, cittadini cavriaghesi, ha lasciato per strada 200 lavoratori”. Possibilità di un’intesa con il partito di Renzi? Quasi ridotte all’osso. “Il Pd di oggi non riesce a ritrovare quelli che una volta erano anche i loro valori. Ha abbandonato una strada per imboccarne un’altra in nome del rinnovamento e di riforme che per noi non sono tali”.