I lavoratori di Sesto San Giovanni bocciano il “pianino industriale” del gruppo Marcegaglia. Agli operai dello stabilimento lombardo, riuniti in assemblea, proprio non va giù l’idea di chiudere l’impianto e trasferire la produzione in quello di Pozzolo Formigaro, in provincia di Alessandria, come proposto dall’azienda del futuro presidente di Eni, Emma Marcegaglia.

“Il progetto del trasferimento non convince”, spiega Mirco Rota, responsabile per la Fiom Cgil del gruppo siderurgico. “Solo 15 persone su circa cento presenti hanno dato la disponibilità a spostarsi”. I sindacati sono in attesa di una convocazione da parte del ministero dello Sviluppo Economico e, nel frattempo, fanno sapere che chiederanno all’azienda un piano più dettagliato di quello presentato il 23 aprile.

In quell’occasione, il gruppo aveva spiegato come intende affrontare il trasferimento della produzione dal punto di vista occupazionale. Ai dipendenti che decideranno di rinunciare al posto di lavoro, Marcegaglia offrirà, secondo quanto riferiscono le sigle sindacali, un incentivo di 26mila euro più l’utilizzo di cassa integrazione o mobilità. Chi invece accetterà il trasferimento a Pozzolo, potrà usufruire di un servizio bus che lo porti a lavoro più un’indennità di 100 euro al mese, che diventeranno 200 euro se il dipendente sceglierà di muoversi in autonomia. L’azienda non avrebbe però precisato per quanto tempo sarà corrisposta questa somma.

L’idea di Marcegaglia, riferiscono i sindacati, è di concentrare a Pozzolo Formigaro le due linee produttive di Sesto, pannelli e lamiere grecate, più quella di Taranto (sempre pannelli), che il gruppo aveva deciso di chiudere già a fine 2013. I primi ad essere smontati saranno i macchinari dello stabilimento pugliese, il prossimo ottobre: il trasferimento, nei piani di Marcegaglia, sarà completato nel febbraio 2015.

Nel complesso, riportano i sindacalisti, l’azienda è pronta a fare un investimento di 5 milioni di euro al massimo. Il piano industriale era stato bollato, proprio da Mirco Rota, come un “pianino” che “l’azienda ha presentato come un piano sociale, ma che di sociale non ha nulla”. Anzi, secondo i sindacati, dietro il progetto di trasferimento della produzione si nascondono “licenziamenti mascherati“.

“Sesto e Pozzolo distano più di cento chilometri. Molti lavoratori non potrebbero accettare il trasferimento”, spiega Gianluca Tartaglia, sindacalista Fim Cisl. E, di conseguenza, sarebbero costretti a rinunciare al posto di lavoro. Resta inoltre il nodo degli esuberi, che la società ha individuato in 75 unità tra Sesto e Pozzolo, e che i nuovi interventi non andrebbero a ridurre. Come non andrebbero a ridurre, secondo i sindacati, il costo della produzione. “Il 90% delle spese è rappresentato dai costi del lavoro e della materia prima, cioè dell’acciaio”, aggiunge Mirco Rota. “Per Marcegaglia, produrre a Sesto San Giovanni o a Reggio Calabria non cambia nulla”.

Il sospetto, più che ventilato da parte delle sigle sindacali, è che l’azienda punti a fare cassa grazie alla speculazione immobiliare. “Lo stabilimento di Sesto San Giovanni è l’unica fabbrica rimasta nella zona”, argomenta Gianluca Tartaglia. “L’area è molto appetibile dal punto di vista immobiliare: ci sono palazzine residenziali, un multisala, un centro commerciale, un albergo in costruzione”.