Da Paolo Romani a Maurizio Gasparri, da Paola Taverna a Vito Crimi, da Felice Casson a Corradino Mineo. Sembra un film di fantascienza, ma questi senatori si potrebbero ritrovare a comporre il fronte anti-Renzi sulla riforma del Senato. Da una parte il governo propone un Senato con componenti di elezione di secondo grado (cioè sindaci e consiglieri regionali). Dall’altra minoranza Pd, Cinque Stelle e Forza Italia per un Senato elettivo: parlamentari direttamente scelti dai cittadini. Così il disegno di legge del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha iniziato il suo iter parlamentare in commissione Affari costituzionali. “A pallettoni l’han fatto. Tutti tranne Zanda” dice il vicepresidente del Senato e relatore Roberto Calderoli (Lega Nord). La situazione è talmente seria che i berlusconiani auspicano un nuovo incontro tra Renzi e Berlusconi che sarebbe il primo durante l’esecuzione della pena del Cavaliere per la condanna definitiva a 4 anni per frode fiscale: “Aspettiamo il testo base dei relatori, che a mio avviso dovrebbe prospettare una soluzione diversa rispetto a quello del Governo – dice il capogruppo al Senato Paolo Romani – Forse dopo questo lavoro istruttorio fatto, sul rush finale della legge ci potrebbe essere la necessità di un nuovo incontro”. Così ecco l’intervento d’urgenza del portavoce e vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini: il “Senato non elettivo” è uno dei punti cardine “dell’impianto dell’accordo contratto con Forza Italia – precisa – Confido che si arriverà a un approdo corrispondente al patto del Nazareno”. Eppure Guerini dice di non temere ritardi sulla tabella di marcia: l’orizzonte resta il “mese di maggio per risolvere politicamente la questione del Senato”, poi se a maggio “inizierà la discussione in Aula e si voterà dopo non lo so, non possiamo stressare il calendario parlamentare”. 

Il Senato elettivo è la base del testo proposto alcune settimane fa dall’ex ministro Vannino Chiti e firmato da altri 21 senatori Pd che – nonostante le ripetute insistenze dei renziani e dello stesso ministro Boschi – non hanno alcuna intenzione di arrendersi. Il Movimento Cinque Stelle si era subito dimostrato disponibile a sostenere il ddl Chiti e lo stesso Gian Roberto Casaleggio – nell’intervista al Fatto Quotidiano – aveva spiegato che ci sarebbe solo la necessità di un paio di emendamenti migliorativi. Eccola, dunque, la strana maggioranza trasversale formata dai due principali gruppi d’opposizione e da un piccolo pezzo della maggioranza (cioè del Pd). Senza contare che la proposta potrebbe raccogliere consensi tra gli altri gruppi di minoranza (Sel e Gal, per esempio) e di maggioranza (i Popolari per l’Italia di Mario Mauro, spesso scontenti dell’azione di governo nelle ultime settimane). 

Romani: “Se la maggioranza voterà compatta, allora privilegeremo il patto del Nazareno”
Dunque Forza Italia – con il capogruppo al Senato Paolo Romani e con il capogruppo in commissione Affari costituzionali Donato Bruno – ha osservato che dal dibattito appena iniziato emerge già una maggioranza trasversale. 
Forza Italia ha suggerito, come formula concreta, che i senatori di ciascuna regione vengano eletti contestualmente ai consigli regionali direttamente dai cittadini. La proposta di Forza Italia non vuole però mettere in discussione il patto tra Berlusconi e Renzi che andrebbe quindi rinegoziato sull’elettività del Senato. La posizione dei berlusconiani è chiara: “Se la maggioranza verrà richiamata all’ordine e si uniformerà alla proposta del governo allora Forza Italia privilegerà l’accordo fatto al Nazareno”. Una mossa politica che va aldilà del merito della riforma: la palla è tutta da giocare nel campo del Pd, dove si trova la vera opposizione al governo Renzi (come già accaduto sulla riforma del lavoro). E tuttavia Romani sottolinea che l’ipotesi dell’elezione diretta del nuovo Senato “non ci trova contrari”. “Ho ribadito e confermato – conclude Romani – il patto sottoscritto ma questo non vuol dire che non ci siano più problemi sul percorso delle riforme”. 

Meno di dieci minuti prima il presidente del Consiglio Renzi aveva difeso la sua riforma. “L’abolizione del Cnel è facile, è un ente inutile e anche sul titolo V sono tutti d’accordo – ha scritto su Twitter – Il passaggio sul Senato non è del tutto chiarito, si discute come deve essere composto, se una parte deve elettiva ma è una contraddizione con l’impostazione di fondo e qualcuno non vuole le 21 personalità decise da Colle. Togliendo l’indennità ai senatori e facendo sindaci e presidenti di Regione fai una rivoluzione e semplifichi il procedimento legislativo”. Certo, a Forza Italia brucia ancora che l’ordine dei lavori sulle riforme è stato invertito e che l’Italicum – che invece ai berlusconiani piace tantissimo – è stato messo in coda. E infatti il partito è tornato ancora oggi a chiedere che l’esame della riforma della legge elettorale vada di pari passo con la riforma costituzionale.

In commissione scontro Chiti-Boschi. L’ex ministro: “Cercare intese con M5s”
In commissione è avvenuta la rappresentazione plastica del confronto serrato tra le due anime del Pd. “Io non sono amareggiato se non si è d’accordo con me – ha detto Chiti durante il dibattito – Sono amareggiato se mi si accusa di volere bloccare le riforme. Questo l’ho detto al ministro Boschi in Commissione”. Chiti ha espresso parole di apprezzamento per la presenza in Commissione del ministro che in due interventi gli aveva chiesto di ritirare il suo disegno di legge ed oggi lo ha accusato di voler bloccare le riforme. “Non si può dire – ha sottolineato Chiti – che chi vuole un Senato elettivo vuole bloccare le riforme. Le riforme galoppano se c’è una ampia convergenza su delle soluzioni, e la maggioranza dei senatori è per un Senato elettivo, quindi con il mio ddl le riforme galoppano e non vengono frenate. Il discorso di Boschi non regge e il campo va sgombrato da certi argomenti”. 

Chiti ha quindi difeso la propria impostazione sottolineando che “se il Senato deve avere una funzione di garanzia, allora deve avere una base di legittimità nel voto popolare, come ha sottolineato la maggior parte degli interventi”. “Il ministro Boschi – ha proseguito Chiti – mi ricorda che io ero favorevole al modello del Bundesrat; ma il ddl del governo non è il Bundesrat, è un’altra cosa. Il Bundesrat richiede un federalismo solidale tra le regioni e una legge elettorale alla Camera proporzionale con sbarramento al 5%”.

L’ex ministro delle Riforme del governo Prodi bis e presidente della Regione Toscana per dieci anni va oltre: sostiene che si devono “coinvolgere” nelle riforme non solo Forza Italia ma anche le altre forze di opposizione, come M5s o Sel“L’impegno per coinvolgere nelle riforme le opposizioni è positivo – ha detto Chiti – ma non può trasformarsi in un rapporto a senso unico con Forza Italia. Allo stesso modo occorre coinvolgere M5s, Sel, Pi, Ncd o il gruppo per le Autonomie, per avere il consenso più ampio”. “Se questo è l’obiettivo – ha aggiunto – allora il governo non può porre dei pilastri intoccabili, altrimenti con una mano si dà a Forza Italia e con l’altra si toglie ad altri”. Secondo Chiti è possibile approvare definitivamente le riforme costituzionali entro il 2014 e tenere un referendum popolare nella prima metà del 2015: “L’obiettivo è costruire una convergenza più ampia possibile perché la Costituzione non è del governo ma dei cittadini”.

Zanda: “Se manteniamo il Senato elettivo, deve rimanere voto di fiducia”
A rispondere agli interventi di oggi in commissione il presidente dei senatori Pd Luigi Zanda: “Senatori eletti attraverso elezioni generali e non di secondo grado – dice in una nota – riproporrebbero senza ombra di dubbio il modello di bicameralismo paritario che tutti dicono di voler cambiare. È evidente che all’elezione diretta non può non conseguire il voto di fiducia al governo e una potestà legislativa pari a quella dell’altra Camera”. Secondo Zanda, in I commissione “la discussione generale sulle riforme sta procedendo in modo molto ordinato e non mi sembra che ci sia stata sinora una prevalenza di opinioni a favore di un Senato eletto direttamente dai cittadini. Gli orientamenti diventeranno più chiari al momento del voto sugli emendamenti, quando le scelte dovranno essere esplicite. C’è un testo del governo e ci sono varie iniziative parlamentari”.

 

 

M5s: “La riforma di Renzi è uguale a quella della P2”
Quanto sia critico il M5s lo fa capire l’intervento del capogruppo del M5s al Senato Maurizio Buccarella: “Il progetto di riforma del Senato di Renzie è una fotocopia di quello proposto dalla P2” scrive sul blog di Beppe Grillo in un post dal titolo “Glielo chiede Licio Gelli”. “Nel suo progetto eversivo la loggia massonica illegale P2 proponeva un Senato di 250 membri “di rappresentanza di secondo grado (quindi non elettiva), regionale, degli interessi economici sociali e culturali, elevando da 5 a 25 quello dei senatori a vita di nomina presidenziale, con aumento delle categorie relative (ex parlamentari, ex magistrati, ex funzionari e imprenditori pubblici, ex militari) – scrive Buccarella – Un progetto che decenni dopo è stato riproposto in maniera non difforme da Renzi nel suo patto con il piduista (tessera 1816) e condannato Berlusconi”. “Cosa prevede infatti la ‘riforma’ del Senato targata Renzi? Sarà non elettivo, come proponeva la P2, ma di rappresentanza di secondo grado con 108 sindaci e 21 presidenti di Regione – sottolinea il capogruppo del M5S al Senato – Altri 21 membri saranno esponenti della “società civile” temporaneamente cooptati dal Presidente della Repubblica. Una proposta, quella della nomina/cooptazione presidenziale di esponenti della società civile che ricalca quella della P2″. “E’ poi previsto – prosegue Buccarella sul blog di Grillo – che il Senato sul modello Renzi-Berlusconi non voti la fiducia al Governo. Anche in questo caso fotocopiatrice accesa premendo il tasto P2”.

Ventuno iscritti a parlare in commissione, 52 disegni di legge
Questa sera è in calendario la ripresa della seduta con 21 iscritti a parlare. A quanto apprende l’agenzia politica Public Policy, però, la convocazione della commissione al momento non è data per certa. Per la discussione generale, da quanto si apprende, si sono iscritti per illustrare i 52 disegni di legge depositati (tra cui quello governativo) circa 130 senatori. La discussione generale si dovrebbe chiudere la prossima settimana (con la successiva stesura del testo base da parte dei relatori) e domani – 24 aprile – la commissione dovrebbe procedere con le audizioni.