Dopo appena cinque anni dalla fine della trilogia di Sam Raimi, un franchise da due miliardi e mezzo di dollari, il testimone, già nel 2012, era passato a Marc Webb, per la nuova saga cinematografica legata ai comics della Marvel. A due anni di distanza dal primo capitolo che aveva diviso critica e pubblico, il 23 aprile arriverà in sala The Amazing Spider-Man 2 – Il Potere di Electro, con cui il regista statunitense ha dato nuovamente prova di essersi allontanato dai tre precedenti film, in favore di una più fedele rivisitazione del fumetto creato da Stan Lee e Steve Ditko. In origine sarebbe dovuto essere Spider-Man 4, ma la Columbia optò per un diverso reboot basato sul soggetto di James Vanderbilt, sceneggiato in questo caso da Alex Kurtzman, Roberto Orci e Jeff Pinkner. E gli spunti sono tanti, fors’anche troppi, visto che oltre a due ulteriori capitoli, la casa produttrice ha in previsione anche due spin-off dedicati agli antagonisti del fumetto, Venom e I Sinistri Sei, ai quali c’è un accenno, anche se solo marginale, già in questa pellicola.

Tantissimi rimandi, ben tre personaggi “cattivi” e una lunga digressione sull’infanzia di Peter Parker, o meglio, sui suoi genitori. Sì, perché mai prima d’ora sul grande schermo si erano affrontate le origini del protagonista come in questo caso, in cui, fin dalle prime immagini, lo spettatore ha modo di comprendere la scelta di Richard e Mary Parker di affidare il giovane Peter alle cure degli zii May e Ben. Nelle due ore e venti di durata il film apre fin troppe parentesi, restando ancorato ad alcuni punti di forza con cui si arriva a salvare nel complesso l’opera di Webb.

Il regista di (500) giorni insieme è tornato nuovamente a concentrarsi sulla relazione tra i due protagonisti, riprendendo la loro storia da dove si era fermato nel 2012. Di nuovo Andrew Garfield nei panni di un Peter Parker sempre più fedele al fumetto ed Emma Stone in quelli di Gwen Stacy fresca di diploma ed ecco nuovamente scoccare la scintilla, con una complicità talmente naturale da lasciar trasparire la vera storia tra i due attori, compagni sul set come nella vita. “Quello che preferisco al cinema sono proprio le storie d’amore e la fortuna di lavorare con Emma e Andrew sta nel fatto che essendo entrambi molto bravi a improvvisare, rendono più credibile ogni scena, suscitando l’emotività dello spettatore” ha detto Marc Webb in conferenza stampa, un aspetto che appare chiaro in ogni sequenza affidata alla giovane coppia di Hollywood, tanto da far finire in secondo piano persino il villain di questo capitolo, il controverso Electro interpretato dal Premio Oscar Jamie Foxx. Un antagonista dai tratti non bene definiti, apparentemente spinto da un senso di frustrazione personale sfogata, alla prima occasione utile, contro Spider-Man, reo di avergli rubato la scena. Si finisce quasi per provare compassione per un personaggio simile, tanto da andare a ricercare il vero contrappeso del protagonista in un eccezionale Dane DeHaan, nella duplice veste di Harry Osborn, erede della Oscorp e di Goblin. Il giovane attore recentemente apprezzato al fianco di Daniel Radcliffe in Giovani ribelli, raccoglie il testimone che nel primo capitolo era affidato al Lizard di Rhys Ifans, interpretando il personaggio più oscuro e dannato del film. Ed è dall’incontro dei due antagonisti che nascono le sequenze d’azione più entusiasmanti, in un lavoro di computer grafica degno dei migliori blockbuster Marvel al quale, l’apporto del 3D ha reso possibile un’ulteriore spettacolarizzazione, a sopperire le tante, troppe mancanze della sceneggiatura. “Credo che Spider-Man sia diverso da tutti gli altri supereroi. È un ragazzo che deve pagarsi l’affitto, che ha problemi con la propria fidanzata e con le persone che lo circondano. È più facile identificarsi con lui” ha aggiunto Webb e come dargli torto. Non rimane quindi che augurarsi che nel terzo capitolo della saga il team creativo si soffermi di più in fase di scrittura, piuttosto che in post-produzione.

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