“La sinistra che non fa nulla diventa destra”. Un messaggio a chi ha orecchie per intendere. Tradotto: è la risposta a distanza di Matteo Renzi (da Torino per l’apertura della campagna elettorale Pd) a Gianni Cuperlo (da Roma), che in qualità di leader della minoranza interna ai democratici in mattinata aveva criticato l’azione del governo, sostenendo che “le norme della destra non diventano giuste se a proporle siamo noi“. Scaramucce a fare da contorno a una giornata dal peso fondamentale importante per gli equilibri interni del Pd. Scelta strategica quella di Renzi, a Torino anche per lanciare la corsa di Chiamparino alle regionali convocate dopo la bufera giudiziaria che ha coinvolto l’ex presidente leghista Roberto Cota.

Video di Cosimo Caridi

Il più contento, neanche a dirlo, è l’ex sindaco di Torino. “Il fatto che oggi Matteo Renzi venga qui ad aprire la campagna elettorale è un bella dose di energia”. E’ questa l’accoglienza riservata al premier da Sergio Chiamparino, candidato Pd alla presidenza della Regione Piemonte. E non è un caso che i democratici proprio dalla città sabauda abbiano deciso di far partire la campagna elettorale per l’election day del 25 maggio. Alla manifestazione, che si tiene al PalaIsolzaki, sono presenti oltre 300 candidati sindaci provenienti da tutta Italia e le cinque capolista del Pd alle elezioni europee. Ci sono anche parlamentari di minoranza come il capogruppo Roberto Speranza, i bersaniani Nico Stumpo e Davide Zoggia, il presidente della commissione Lavoro Cesare Damiano e il senatore Stefano Esposito. A concludere i lavori l’intervento del premier, arrivato alle 11.30 tra uno sventolio di bandiere del Pd e dell’Europa in compagnia del sindaco Piero Fassino. Renzi ha quindi preso posto in prima fila a fianco di Chiamparino. Inno d’Italia e apertura dei lavori. Dopo i primi interventi Chiamparino è salito sul palco, ha fatto campagna elettorale (“Se vinco riduco Irpef a pensionati”) e rivolto un messaggio al miele al segretario-premier: “Grazie a Matteo Renzi, ha avuto il coraggio di rompere gli schemi della sinistra. Grazie a lui riprenderò la tessera del Pd”.

Renzi ha subito giocato di sponda: ha raccolto l’assist di Chiamparino (che chiama ‘il Chiampa‘) e ha attaccato la minoranza interna: “Sono d’accordo con Sergio, la sinistra che non cambia non è sinistra diventa destra, perde la dignità di essere sul fronte del progressismo. E noi andiamo in Europa per cambiarla” ha detto il premier, che poi si è concentrato sull’azione del suo governo, seppur con sfumature ‘amministrative’ da campagna elettorale (“Ve lo dico da ex sindaco” ha detto più volte dal palco). “Noi siamo pronti a cambiare noi stessi ma le regole che raddoppiano la disoccupazione non funzionano, non è la ricetta che salva l’economia. E’ inutile essere il partito del lavoro se non diamo occupazione” ha sostenuto Renzi, che poi si è rivolto ai candidati sindaci: “Siate coraggiosi, siate curiosi, e soprattutto circondatevi di persone che sappiano dirvi di no e segnalarvi quando state sbagliando”.

Il capo del governo successivamente è tornato sul tema delle riforme, assicurando che “entro il 25 maggio dobbiamo arrivare al superamento del bicameralismo“. Virata decisa, poi, sul tema degli stipendi dei manager pubblici: “Chiedere un sacrificio ai manager non è una punizione – ha detto Renzi – E’ inaccettabile che gli stipendi siano aumentati del 170 per cento. Pensavo di essere criticato per il tetto, troppo alto, a 238mila euro. Accusateci pure di demagogia ma è una questione di credibilità delle istituzioni, noi resteremo in contatto con la realtà”. Passaggio significativo anche sull’utilizzo dei fondi europei: “Nel lavoro sui fondi europei il Pd accompagni il governo spiegando che è ora di finirla con i fondi a pioggia, per far contenti amici e sindaci. Mettiamo i soldi a disposizione dell’Italia, non dell’Italietta” ha sottolineato il premier, che poi è tornato sull’obiettivo-scuola. “Se non siamo capaci di restituire dignità sociale alla scuola, il Pd non ha senso. Nessun Paese esce dalla crisi se non mette l’istruzione al centro” ha detto il segretario, che poi ha aggiunto come il suo Pd ha fatto “una cosa semplice, mettendo a disposizione 3,5 miliardi di euro perché entro la prossima estate possano essere fatti tutti gli interventi chiesti dai Comuni. Ma il Pd deve andare casa per casa, piazza per piazza ad ascoltare insegnanti e genitori per capire cosa va fatto per restituire dignità all’istituzione scuola. Su questo il Pd deve tornare a fare il Pd”. Promessa di intervento, poi, per quanto riguarda le pensioni. Ma non oggi, bensì nel 2015: “Quest’anno non ce la facciamo, ma il 2015 sarà l’anno in cui interverremo sulle pensioni sotto i mille euro”.

Non poteva mancare un appello al fuoco amico: “Nei prossimi mesi non perdiamo tempo a litigare tra noi, c’è tanto da fare, dobbiamo andare pancia a terra per cambiare l’Italia” ha detto Renzi, che poi ha attaccato Beppe Grillo: “Non possiamo fare campagna elettorale andando ogni giorno dietro ai post di Grillo. Lasciamolo fare – ha detto Renzi – Dovevano cambiare il Palazzo, ma il Palazzo ha cambiato loro. Noi non andremo dietro ai profeti dell’insulto. Lasciamo Grillo nel suo brodo“.