Arriva tutta pimpante in Senato, per parlare delle sue linee strategiche nel governo Renzi. È Federica Guidi, neo ministro dello Sviluppo Economico in audizione presso la Commissione Industria. Dice di avere avuto poco tempo per prepararsi, ma che ha un “feeling”, un “sentiment”. Dice che siamo in un periodo postbellico con il Pil indietro del 10% ed il manifatturiero che perde il 24%, con i consumi calati dell’8% ed  il crollo degli investimenti. Tutte cose che l’italiano medio sa già da tanto tempo con il “sentiment” della propria vita quotidiana.

Niente paura però. Il treno della ripresa, secondo la Guidi – figlia di Guidalberto ed entrambi vicepresidenti di Confindustria in tempi diversi – è in arrivo ed occorre che si fermi presso le nostre stazioni. Parla di sburocratizzazione, di competitività, di nuovo rinascimento industriale. Un sacco di paroloni. Scusi, ma mentre era la vicepresidente di Confindustria cosa ha fatto per agevolare tutte queste cose?

Poi arriva al lupus in fabula. La “dimensione energetica”.

Dice Federica Guidi, un po’ a parole, un po’ sulle sue luccicanti slide con papaveri rossi: ci vuole “massima attenzione allo sviluppo sostenibile“, alla “green economy”, alle “tecnologie low carbon”. Dice anche che “vanno rimossi gli ostacoli allo sviluppo della nostra capacità di rigassificazione per beneficiare della rivoluzione dello shale gas“, e che “occorre dare corso agli investimenti privati per la ricerca e la produzione di idrocarburi” e che si deve operare la “revisione costituzionale del Titolo V della costituzione per la centralizzazione delle competenze in materia di infrastrutture energetiche strategiche.”

Scusi, ma non le sembra un po’ contraddittorio tutto questo? Come facciamo a fare “massima attenzione” per la green economy e allo stesso tempo insistere con le trivelle? E poi, come e quali sarebbero questi “ostacoli”? L’aria e i polmoni di tutti quelli che dovranno vivere vicino agli impianti di produzione di idrocarburi nord o sud che siano? Come facciamo a dire alle persone che dovranno sopportare di essere avvelenati per i “sentiment” del neo ministro? Come sempre, è troppo facile parlare in generale. Io vorrei sapere chi sono e dove e come si devono rimuovere questi ostacoli.

Mi verrebbe da dire: cara Federica Guidi, perché non ci dà lei l’esempio e non propone di trivellare nella sua città di residenza, magari a cento, duecento metri da casa sua?

Ma poi vado a vedere e scopro che la Guidi – donna e pure mamma di una bimba di due anni – è di Modena, città che ha sofferto per i terremoti della pianura padana del 2012. Non mi pare il caso di augurare altre trivelle agli emiliani. Ma è qui il nocciolo: nessun angolo d’Italia lo merita, perché questa nazione è altra cosa rispetto ai deserti dell’Arabia Saudita o del Texas. E la Guidi, proprio per la sua storia, dovrebbe essere più di altri sensibile: come fa in cuor suo a volere aumentare rischi, angoscia, paure, bruttezza e veleni per la sua o per altre comunità d’Italia?

Lo sa Federica Guidi che questi “investimenti privati” sono per la maggior parte di enti minuscoli, che traballano economicamente e che non danno garanzie sufficienti di sicurezza? Esempio in merito: la Northern Petroleum di Londra, le cui concessioni sono state “archiviate” perché il capitale con cui avrebbe trivellato i mari di Otranto in Puglia –  miseri dieci milioni di euro per uno dei mari più belli dell’Adriatico – è stato giudicato “incongruo” dal suo stesso Ministero!

E poi arriva il sud. Il sud dove “fare impresa è più difficile che altrove ma questo non vuol dire che si possa o si debba fare solo turismo”, il sud dove ci deve essere l’utilizzo “di risorse energetiche tutte meridionali da troppo tempo dimenticate”. Ma cosa dice? Mi pare che il paradigma energia-sud non sia mai stato dimenticato, e che anzi tutto quello che c’era da spremere è stato spremuto.

Il più grande giacimento italiano si trova in Basilicata. La Sicilia è quest’anno la regione più povera d’Italia. In entrambe ci sono da decenni petrolchimici, pozzi e campi di petrolio in terra e in mare, con tutto lo schifo di cui parliamo ad nauseam. E quindi, continuiamo a sbattere la testa contro il muro?

Qualcuno ci ha mai provato a fare turismo sul serio in Sicilia, in Basilicata, in Italia? Lo sa la Guidi che il turismo continua a crollare nel Belpaese perché non siamo stati capaci di innovare, di offrire esperienza e gentilezza come richiesti dal turista del 21esimo secolo? Perché invece che promuovere le trivelle, la Guidi non ha detto che occorre sconfiggere la mafia e l’evasione fiscale che è cappio al collo di qualsiasi impresa?

A mio modesto parere, è tutto fumo negli occhi di un ministro che a parte i “sentiment” non pare avere “intelligent ideas”.  Tutti quelli che combattono coraggiosamente contro la petrolizzazione dei loro territori, da Vercelli a Siracusa non ci credono perché lo sanno tutti che i rossi papaveri delle slide della Guidi muoiono stecchiti sotto le pedate dei petrolieri.

Qui l’anteprima del rapporto della commissione d’inchiesta dell’Emilia Romagna dove si parla di possibile sismicità indotta dovuta ad estrazioni di petrolio per i terremoti emiliani della primavera del 2012.