La vera forza culturale dell’Italia sono le quindicenni. Gli adolescenti leggono più degli adulti, nello specifico le ragazze, e anche i bambini tutto sommato non se la cavano male. I lettori italiani sono in diminuzione, ma quello che resta nell’ombra è che invece i i lettori minorenni, anche se in lieve calo, registrano cifre di tutto rispetto, grazie alle ragazze. Chi legge inoltre va a teatro, visita i musei e apprezza il cinema, e viceversa. Uno spiraglio per il futuro. Questo l’unico dato relativamente positivo del report dell’Istat sulla produzione e la lettura dei libri in Italia tra il 2012 e il 2013 uscito a dicembre. I dati, discussi all’appuntamento Children’s book fair tenutosi a Bologna dal 24 al 27 marzo dall’Associazione italiana editori (Aie), sono stati fondamentalmente confermati, ma Giovanni Peresson, responsabile dell’ufficio studi Aie, aggiunge: “Bisognerebbe valutare meglio l’impatto degli e-book e delle app di lettura, allora forse i dati potrebbero essere ancora più incoraggianti”.

Il tasso di bambini dai 6 ai 10 anni che non legge resta alto, oltre il 40%, ma non è colpa loro. Le abitudini della famiglia sono fondamentali. Una volta finita la scuola gli italiani smettono progressivamente di leggere. Se in casa entrambi i genitori si dedicano alla lettura, il 75% dei bambini legge per svago. Alla considerazione ovvia “se invece non leggono i genitori non leggono neanche i figli” si contrappone però la percentuale dei bambini che legge nonostante nessuno in casa gli dia il buon esempio: un bambino su tre, anche se i suoi genitori non leggono, decide di prendere un libro e leggere. Il dato diventa ancora più rilevante se pensiamo che, secondo l’indagine, una famiglia italiana su 10 non possiede libri in casa.

Non è strano che un bambino di 8 anni legga più di un uomo di 30. In Italia i lettori “forti”, che leggono cioè più di 12 libri, dai 6 ai 10 anni, superano in percentuale quelli della fascia dai 25 ai 34. Nel 2013 nel “paese bambini” si è letto più che al meridione, dove le cifre si fanno imbarazzanti. Il 50% dei bambini delle elementari ha letto almeno un libro; al sud tre persone su 10.

L’età in cui si legge di più in assoluto è quella tra gli 11 e i 14 anni. Le donne battono gli uomini già a 6 anni, ma è dall’adolescenza che la differenza si fa netta. A 15 anni legge il 63% delle femmine, i maschi invece hanno un crollo da cui non si riprendono più: sotto il 50%. Il divario di genere resterà per tutti gli anni a seguire. Anche le donne cominciano a leggere meno a partire dai vent’anni, ma mantengono la categoria sopra la metà fino all’età della pensione.

Per interpretare l’attitudine alla lettura dei bambini servirebbero molti altri fattori, come la qualità dei testi letti. L’indagine inoltre non mette in relazione il dato dell’età a quello geografico ad esempio. E’ credibile però che, dal momento i lettori del sud sono di meno (record negativo per Puglia, Calabria e Campania), sia così pure tra i bambini; così come i lettori di città superano quelli di campagna, e i lettori ricchi i poveri. Sarebbe però interessante indagare le proporzioni specifiche, chissà che ragazzi non ci riservino qualche sorpresa.

Resta il fatto che il contesto influisce moltissimo. Oltre alle abitudini della famiglia, al luogo in cui si vive e al conto in banca, a ispirare alla lettura dovrebbe pensarci la scuola, ma secondo gli editori non ce la fa. “Mancanza di politiche scolastiche e di educazione alla lettura” è la prima delle motivazioni addotte dagli operatori del settore per le poche vendite, a seguire la mancanza di cultura. Il terzo motivo è economico: insufficienti politiche pubbliche di incentivazione all’acquisto dei libri. Cioè sgravi fiscali e bonus. Dalla parte dei lettori infatti il problema principale che frena dall’acquisto è il costo. Nonostante la crisi, i prezzi non sono diminuiti, e i primi ad esserne penalizzati sono stati i ragazzi. Anche se i figli si dimostrano appassionati, i genitori sono costretti a tagliare e gli editori pubblicano meno titoli per loro, sia per le ristampe che per le nuove uscite. “La tendenza però sta cambiando. I dati Istat per l’editoria si fermano al 2012, ma nel 2013 è tornato il segno positivo” assicura Peresson.

di Vanessa Ricciardi