Risparmi fantasma alla Farnesina, dove si taglia soprattutto l’aria. Venerdì il governo ha soppresso quattro sedi diplomatiche che erano già state chiuse da anni o che non sono mai esistite. Magie della politica degli annunci. Nell’ambito della spending review da 108 milioni di euro promessa dal ministro degli Esteri, Federica Mogherini, il Consiglio dei ministri ha deliberato la chiusura delle ambasciate italiane a Reykjavik (in Islanda) e a Nouakchott (in Mauritania). Risparmi? Secondo le tabelle del decreto 307mila euro e 205mila. Un bel colpo di forbici. Peccato che queste sedi non solo non siano attive, ma non sono neppure mai esistite. Non c’è manco la casella postale. Per i servizi d’ambasciata in Islanda l’Italia si appoggia infatti alla sede di Oslo, per quelli in Mauritania al Senegal. In entrambi i Paesi non esiste, né è mai esistito, uno di quegli ambasciatori con stipendi a cinque zeri che il ministro ha promesso di ridimensionare. A rappresentare l’Italia sono semplici consoli onorari cui la Farnesina versa un modesto contributo (inferiore ai 5mila euro l’anno) che viene però accettato di buon grado, insieme ai benefici del passaporto diplomatico e dell’accresciuta allure per i cocktail in società. Il Ministero degli Esteri ammette che “le sedi di ambasciata in Islanda e Mauritania non esistono fisicamente, ma erano state istituite per decreto e comportavano oneri di bilancio”.

Ma  a ben vedere le chiusure fantasma si estendono anche gli Istituti italiani di Cultura all’estero, tra gli enti più misteriosi della rete di uffici e rappresentanze della Farnesina. Nel provvedimento approvato venerdì si legge che sono stati soppressi quelli di Grenoble e Innsbruck. Peccato la notizia risalga a tre anni fa: basta andare sulle rispettive pagine web o leggere i comunicati della Farnesina per trovare gli avvisi di commiato, tre anni prima della soppressione di Mogherini. Nello stesso documento il governo ha cancellato poi le ambasciate di Santo Domingo (Repubblica Dominicana) e Honduras. Anche qui, però, c’è una trappola: la sede chiude, ma verranno mantenuti due posti diplomatici. Il documento prevede inoltre la soppressione degli Istituti italiani di cultura a Lussemburgo e a Salonnico, di quattro sedi distaccate e di 22 tra consolati e sportelli consolari. In totale la razionalizzazione dovrebbe portare a un risparmio di 11 milioni di euro. Sempre che, tra soppressioni fasulle e ambasciate fantomatiche, i funzionari del ministero non abbiano nascosto nelle pieghe del documento altri rubinetti già chiusi. E ora tocca vedere se il Mef e la Ragioneria Generale dello Stato se la berranno, consentendo alle Feluche di vincere l’ennesima battaglia sui privilegi.

Da tempo è una guerra di posizione. E’ diventa un corpo a corpo nel 2012, quando la spending review di Monti dispone “la riduzione del 20% degli uffici dirigenziali e delle relative dotazioni organiche delle amministrazioni dello Stato esistenti” (DL 95/2012). Le due parole chiave sono “uffici” e “esistenti”. Il tecnico le specifica non a caso. Sa benissimo che i burocrati, per proteggersi da ogni evenienza, possono gonfiare le piante organiche e gli uffici per poi sopprimerli anche se non ci sono mai stati.  Proprio quello che, a quanto pare, accade oggi con il taglio delle “ambasciate fantasma”. In soccorso ai diplomatici arrivano però i rinforzi.  Lo stesso Presidente della Repubblica interviene sulla necessità di “tutelare la politica estera”. E il Dipartimento della funzione pubblica si adegua con una circolare (n. 10 del 2012) che accorda uno “sconto” ad farnesinam: la riduzione del taglio del 20%, come per magia, sarà applicato solo a metà degli uffici all’estero. 

Avanti un anno e il 25 luglio del 2013 Enrico Letta pubblica il decreto con il taglio delle dotazioni organiche del personale Mae. Ma la magia si ripete. Il personale dirigenziale e diplomatico della Farnesina non viene tagliato del 20% ma del 9, anche se almeno 50 tra ambasciatori, ministri plenipotenziari e consiglieri d’ambasciata sono in sovrannumero nei loro rispettivi gradi. Siamo a Novembre 2013. Si comincia a chiudere qualche struttura, ma solo quelle in cui non c’è personale della carriera diplomatica. Si chiudono piuttosto quelle che costano meno e dove ci sono cittadini e interessi italiani: ad esempio i Consolati di ScutariAlessandria d’EgittoNewark. E siamo al 26 Marzo 2014. Nuovo intervento di Napolitano, stavolta contro i tagli che sta preparando Cottarelli. Secondo il capo dello Stato bisogna considerare “quali sono le presenze realmente essenziali per l’interesse nazionale”. E siamo all’oggi, aprile 2014. Il ministro Mogherini cancella per decreto sedi inesistenti o già chiuse e personale già trasferito ad altri uffici. Tutti inghiottiti, forse, dalla politica degli annunci.

* Ha collaborato Alessio Schiesari