Sorpresa. Il recordman dei rimborsi facili in Regione Campania non è Gennaro Salvatore, ex capogruppo del Nuovo Psi, sul quale pesa come un macigno il sospetto di essere appropriato di circa 95.955 euro e per questo è ai domiciliari da più di un mese. Sì, perché gli avvisi di conclusa indagine a 51 consiglieri regionali della Campania per il disinvolto utilizzo dei fondi pubblici in Regione – ai quali vanno aggiunti altre quattro avvisi, tre per imprenditori e uno per un collaboratore di un politico, tutti ritenuti complici di alcune presunte malversazioni – sono anche una gara a chi è accusato di aver percepito indebitamente le somme maggiori. Un campionato dove non c’è gloria per chi arriva ai primi posti. Solo grattacapi. E il rischio di dover affrontare un processo per peculato, in qualche caso per truffa.

La medaglia d’oro, infatti, va a Ugo De Flaviis, neo acquisto del Ncd, all’epoca dei fatti mastelliano: la Procura gli contesta un peculato da circa 96.000 euro, poche banconote in più di Salvatore. Mentre il terzo posto se lo aggiudica Raffaele Sentiero, anche lui in Ncd dopo essere stato eletto in una lista minore. È sotto indagine per peculato per importi da circa 43.000 euro, ai quali vanno aggiunti 36.350 euro circa per accuse di truffa su un gioco di fatture: totale, quasi 80.000 euro.

Gli ex esponenti di Idv sono tra quelli più esposti. Edoardo Giordano (53.779 euro), Nicola Marrazzo (43.000 euro), Anita Sala (40.000 euro), Dario Barbirotti (37.484 euro), erano stati tutti eletti con il partito di Di Pietro poi si sono sparpagliati tra vari gruppi: Pd, Ncd, Centro Democratico. Fanalini di coda, in positivo, le donne: la signora Sandra Mastella (entrata nel Pdl) e Luciana Scalzi (Forza Campania, il gruppo dei ‘dissidenti’ azzurri che si riconoscono in Nicola Cosentino), alle quali la Procura rimprovera ‘appena’ 7550 euro e 6.166 euro. Cifre simili a quelle di un ex Pd, Enrico Fabozzi, che però è stato a lungo sospeso dall’incarico di consigliere regionale per un’altra vicenda giudiziaria.

C’è un ex consigliere che spicca per un importo consistente: è Pietro Diodato, eletto nel 2010 nel Pdl e poi rimosso dall’aula a causa di una vecchia condanna con annessa interdizione che lo rendeva in candidabile. Nel periodo in cui è stato in carica avrebbe commesso una presunta truffa sull’utilizzo dei fondi per la comunicazione da circa 74.000 euro.

Quantitativamente modesta l’accusa di peculato a carico del nome più in vista dell’inchiesta, il sottosegretario Pd alle Infrastrutture Umberto Del Basso De Caro. L’ex consigliere e capogruppo dei democrati, di professione avvocato penalista, legale di Nicola Mancino nel processo sulla trattativa Stato-mafia, deve difendersi da un’accusa di peculato di 11.300 euro. Del Basso De Caro è tra gli indagati che non si è sottoposto a interrogatorio né ha presentato documentazione relativa a fatture o scontrini. Ha preferito rispondere all’invito del pm Giancarlo Novelli con una memoria in punta di diritto. Con la quale ha ribadito una posizione difensiva peraltro comune a molti indagati: la legge regionale non indicava obbligo di rendicontazione sull’utilizzo dei fondi per il funzionamento del consiglio e quindi non c’è niente da spiegare su come siano stati utilizzati.

Del Basso De Caro non è l’unico parlamentare coinvolto. Ci sono anche i senatori Domenico De Siano (Forza Italia), nei guai per 19.660 euro, ed Eva Longo (Forza Italia), per una cifra che sfiora i 28.000 euro. Per entrambi il reato ipotizzato è peculato. Sarebbe potuto diventare parlamentare anche Nicola Caputo: aveva vinto le Parlamentarie del Pd, ma il suo nome è stato tolto in extremis dalle liste per le politiche proprio per il coinvolgimento in quest’inchiesta. Reso noto da un invito a comparire per rendere interrogatorio su alcune fatture sospette e collegate al fondo della comunicazione. L’avviso conclusa indagine ne ha individuata una in particolare: riguarda una fattura ritenuta ‘gonfiata’, di 21.360 euro iva compresa, la numero 9 del 25 gennaio 2010 (la precedente consiliatura), relativa alla produzione di brochure e volumetti sull’attività legislativa del consigliere.

Sono 13 i consiglieri per i quali è stata chiesta l’archiviazione. Per dieci di loro la richiesta si riferisce a tutte le accuse. Sono Fulvio Martusciello, Carlo Aveta, Bianca D’Angelo, Lucia Esposito, Angelo Marino, Francesco Nappi, Annalisa Vessella, Ettore Zecchino, Gennaro Oliviero, Carmine Sommese. Per tre consiglieri – Nicola Caputo, Sergio Nappi, Angelo Polverino – l’archiviazione è stata chiesta per il solo reato di peculato, mentre per la truffa, relativa alle somme stanziate per la comunicazione, è stato loro notificato l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Nell’inchiesta non è stato mai coinvolto il Presidente della Giunta Regionale della Campania, Stefano Caldoro.