Guerra fredda che passione. Gli americani proprio non ne possono fare a meno, in ogni senso. Il superhero a “stelle&strisce” per definizione – Capitan America – torna sul grande schermo con il secondo episodio del franchise Marvel Comics intitolato The Winter Soldier (Il soldato d’inverno), pronto a sbancare il botteghino planetario, incluso quello italiano, dal 26 marzo.

Ironia del mercato, gli States vedranno il film dopo il resto del mondo, con l’uscita estesa nel Paese dal 4 aprile, dopo la premiére a Hollywood il 13 marzo. Palestrato e bello come un dio, è ancora il biondo Chris Evans ad incarnare l’eroe etico e “vintage” per eccellenza, colui che dopo aver sconfitto i nazisti e difeso la Patria durante la II Guerra Mondiale fu congelato e risvegliato nel futuro, cioè nel nostro presente. Un presente che però – appunto – odora di cold war, dominato da un meta-contro-spionaggio in cui tutto puoi fare, tranne che fidarti di chiunque (SPOILER ALERT). Lo impara a sue spese il cosiddetto “Cap” assoldato dallo S.H.I.E.L.D. (organizzazione d’intelligence paramilitare che dovrebbe difendere l’America, cioè il mondo), ed anche grazie agli insegnamenti del di cui direttore Nick Fury, un Samuel L. Jackson con benda corsara sull’occhio. Al suo fianco combattono Natasha Romanoff, alias Black Widow e cioè Scarlett Johansson in un improbabile liscio rosso fuoco e Falcon (Anthony Mackie). Per chi non avesse familiarità con gli eroi di casa Marvel siamo (già) nel territorio degli Avengers – i Vendicatori (attenzione: le riprese di Avengers 2 inizieranno tra due settimane), di cui la cine-saga di Cap America assomiglia molto a uno spin-off, a differenza di Iron Man e Thor che invece sembrano godere di maggior personalità cinematografica, sarà anche per i loro carismatici protagonisti Robert Downey Jr e Chris Hemsworth. Ma torniamo al serafico e inizialmente innocente Capitano. Un personaggio senza macchia e senza paura, avulso da complessità, quasi un teenager che improvvisamente si trova travolto in un mondo che non comprende, “in passato bastava eseguire gli ordini, oggi non so più chi comanda, chi ascoltare…”. Benvenuto nel caos della contemporaneità, nella giungla del “tutti contro tutti” e nell’imprescindibile crisi d’identità. E, ça va sans dire, il Nostro continua a vivere nel passato, perché questo è il senso del fumetto e del film: sul suo cammino incontra il misterioso killer Winter Soldier che – guarda caso – è il miglior amico d’infanzia, Bucky Barnes, anche lui residuo post-ibernazione e totalmente lobotomizzato dal più cattivo dei cattivi che risponde al nome di Alexander Pierce (Robert Redford), il super-mega capo dello S.H.I.E.L.D., ovvero l’avversario di turno. Questi vuole segretamente ricostituire l’Hydra, un’organizzazione segreta di chiaro stampo nazista.

Il nemico è dunque dentro ai Palazzi, anzi ne è il capo supremo, ed è legittima la perplessità di Cap che non riesce a distinguere più i buoni dai cattivi, “i cattivi sono quelli che ci sparano contro”, chiosa a un certo punto per dissipare ogni dubbio. È ormai una tendenza quella di generare anche nei blockbuster il nemico “from within”, cioè dall’interno, un fuoco amico connaturato come il germe virulento di ovvia filosofica spiegazione. Ne abbiamo avute recenti prove con Attacco al potere (2013) di Antoine Fuqua, in cui i nordcoreani che occupavano la White House erano in realtà la conseguenza di un alto tradimento interno, partito esattamente nel cuore della Sicurezza e del Bene, almeno come sono intesi dall’Occidente. I registi di Capitan America – The Winter Soldier, i fratelli Anthony e Joe Russo, si sono aggiornati coi fatti di politica internazionale fino all’ultima stesura di sceneggiatura per restituire un film che rispondesse all’attualità. Ne esce un’America sempre più in bilico e sul filo di un fatale collasso.

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