Alla Società Editoriale Il Fatto

Sono una lettrice del Fatto Quotidiano dal primo numero: l’ho comprato tutti i giorni da quando è nato ad oggi. Tutti i giorni andavo in edicola, che ci fosse la neve, la pioggia, che avessi la febbre o meno non importava, io uscivo e lo compravo.

Ho sempre visto questo giornale come una speranza per noi giovani di avvicinarsi non solo al mondo del giornalismo, ma un’opportunità di conoscere ciò che avviene nel nostro Paese senza filtri. Mi sto per laureare e vorrei fare la giornalista: voi siete stati un esempio di ciò che io intendo per giornalismo, ovvero descrivere la realtà senza avere un padrone che impone di scrivere qualcosa, oppure decide di non pubblicare una notizia scomoda. Siete sempre stati il mio modello. Poi, la decisione di quotarvi in Borsa. E la mia delusione, perché ora avete un padrone che non è più il lettore, ma saranno le aziende che vi comprano. Adesso il Fatto non è più dei lettori, non è più mio. Non posso avere a modello un giornale venduto.

Al Fatto lavorano giornalisti che stimo moltissimo e che ritengo dei grandi professionisti, perciò il mio addio porta l’amaro in bocca. Ma ci avete tradito e questo non lo posso sopportare.

Buon lavoro,
Silvia Moranduzzo

Gentile Silvia, prima di tutto grazie per essere stata una lettrice così affezionata. Le rispondo come sempre cerchiamo di fare tempestivamente quando arrivano email come la Sua, proprio perché sappiamo quanto è importante il patto con i nostri lettori basato sulla libertà e l’indipendenza. Il pezzo da me scritto e uscito ieri chiariva bene i motivi della nostra decisione di quotarci in Borsa. Peraltro non al primo mercato molto più invadente, ma a quello delle piccole e medie imprese. Non avremo alcun padrone. La maggioranza fatta dai soci fondatori attuali, di cui fanno parte fondamentale i nostri giornalisti, sarà blindata. Il giornale sarà in mano loro. Nessuna azienda esterna dirà come fare il giornale ai nostri giornalisti. Inoltre verranno imposte, per la quota societaria messa sul mercato, comunque limitata, lotti minimi e lotti massimi.

Sarà un’operazione costruita appositamente per dar spazio alle persone, e ai lettori che desiderano diventare azionisti del Fatto. Questo ci permetterà anche di raccogliere i capitali necessari per realizzare gli sviluppi di cui il giornale ha bisogno. Per migliorarci e dare un servizio di informazione al lettore sempre più innovativo e per fare anche quegli investimenti che servono per contrastare la crisi delle edicole, che purtroppo incomincia a dare segnali non trascurabili, anche se il nostro bilancio è ancora forte. Facciamo tutto questo per continuare a esserci e contare solo sulle nostre forze e quelle dei lettori. Dobbiamo pensare al futuro molto prima degli altri giornali. Proprio perché per nostra scelta non abbiamo nessun finanziamento pubblico e nessun potere forte che ci aiuterà in futuro qualora fossimo in difficoltà.

Stia tranquilla che il giornale che ogni giorno si reca ad acquistare rimarrà sempre libero, ma forse con qualche cosa in più che magari le farà dire “hanno investito il mio euro e 30 centesimi di ogni giorno”, che vale tantissimo. Invio questa mia risposta anche ad Antonio Padellaro, Marco Travaglio e Peter Gomez. Che saranno i veri garanti del nostro sviluppo futuro. Grazie di cuore.

Cinzia Monteverdi
Amministratore delegato Editoriale Il Fatto