“La direzione generale comunica la disponibilità della Stamina Foundation onlus a proporre il caso del piccolo D. agli Spedali Civili di Brescia”. Ecco l’estratto della mail, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, che viene spedita da un indirizzo ufficiale del ministero della Salute alla famiglia di un bambino malato. Il paziente nei mesi successivi sarà effettivamente sottoposto al trattamento Stamina. In copia vengono messi anche Davide Vannoni (la cui fondazione sarà poi cancellata dall’albo delle onlus) e due funzionari del ministero, segno che per capire cosa abbia portato all’avvio della vicenda Stamina, (tema a cui è dedicata l’indagine conoscitiva in Senato) sarebbe utile guardare anche all’interno del ministero e della direzione sanità di regione Lombardia. Dalle mail emerge una gran fretta di avviare il progetto nell’estate del 2011, anche se l’indagine in Parlamento non fa nessun riferimento allo scambio di comunicazioni. Alla stipula della convenzione tra Stamina Foundation e ospedale di Brescia (datata 28 settembre 2011) manca ancora un po’ di tempo, e Vannoni viene ricevuto al ministero della Salute. E’ il 27 luglio 2011, e ad accompagnarlo c’è Luigi Bonavita, (membro dell’associazione Niemann Pick): stesso nome e cognome del vicepresidente (dal 2012) della Biogenesis Research e della Biogenesis Tech, le due società svizzere a cui Vannoni ha conferito i “diritti mondiali esclusivi” per l’utilizzo del suo presunto metodo. Bonavita presenta ai funzionari del ministero la metodica usata da Stamina come “l’unica realmente efficace e in grado di migliorare il quadro clinico del piccolo paziente”, affetto dalla malattia di Niemann Pick, per cui sono stati convocati a Roma.

Al ministero sono già a conoscenza del caso: la famiglia del bambino aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, chiedendo un suo intervento. In una nota, Massimo Casciello, direttore generale del settore ricerca del ministero della Salute, spiegherà che durante quell’incontro i funzionari hanno “più volte rappresentato che la metodica utilizzata da Stamina non fosse suffragata da evidenze scientifiche”. Ma i contatti proseguono. E’ Filomena Pistacchio, funzionaria del dicastero guidato da Ferruccio Fazio, ad aggiornare la famiglia del piccolo paziente sull’evolversi della vicenda Stamina. Lo fa con una mail, inviata anche a Vannoni e all’ospedale di Brescia, per comunicare “la disponibilità della Stamina Foundation a proporre il caso del piccolo D. agli Spedali Civili, con cui la suddetta fondazione avrebbe una convenzione per produrre cellule staminali mesenchimali”. La funzionaria usa il condizionale: è infatti il 22 settembre 2011, e l’accordo ufficiale sarà stipulato una settimana dopo.

Ma l’ospedale di Brescia si era mosso già prima e incassato il parere negativo di Aifa (l’agenzia del farmaco) e del Comitato Etico degli Spedali Civili (che respingono la richiesta di Stamina di produrre cellule al di fuori delle normative europee – Gmp), ci riprova. L’allora direttore generale dell’ospedale Cornelio Coppini (morto un anno fa), chiede ad Aifa di “comunicare entro 15 giorni gli elementi ostativi all’avvio della terapia cellulare somatica”. Non si fa mai alcun riferimento esplicito a Stamina, a differenza della richiesta precedente: un fatto che porta il direttore Aifa Carlo Tomino, a ribaltare il parere dato da lui solo un mese prima. Anche il Comitato Etico cambia idea e Coppini scrive al direttore generale della Sanità in Regione per informarlo, aggiungendo che “ci sono due casi” pronti per il trattamento Stamina. Uno dei due pazienti è il dirigente regionale Luca Merlino, attuale direttore vicario della Sanità.

La mail è del 15 settembre 2011, ma né il governatore Roberto Maroni né il suo vice Mario Mantovani l’hanno menzionata nella relazione presentata al ministro Beatrice Lorenzin poche settimane fa. I due sono in carica da “solo” un anno. Nel 2011 governava Roberto Formigoni, mentre la sanità era in mano al suo braccio destro Carlo Lucchina, finito più volte al centro dell’attenzione dei magistrati milanesi. Ma su funzionari della Regione informati di quello che stava accadendo, prima della stipula della convenzione tra l’ente di Vannoni e l’ospedale pubblico lombardo, l’unico commento ufficiale dal Pirellone è stato questo: “Può essere, ma a livello personale – ha risposto l’assessore alla Salute Mario Mantovani – Sono voci che circolano, che forse il direttore generale della sanità Lucchina lo sapeva, forse no, ma io non sono in grado di dirlo”. Intanto Maroni deve fare i conti con quanto uscirà dalle casse regionali per rimborsare le prestazioni erogate per Stamina a Brescia: sulla vicenda sta indagando anche la Corte dei Conti. Finora sono stati effettuati una cinquantina di carotaggi e circa 170 infusioni: i trattamenti sono temporaneamente sospesi da metà gennaio; l’ultimo stop, quello di marzo, è dovuto al fatto che la biologa di Stamina Foundation, Erica Molino, “è assente per motivi personali”. “Le prestazioni” Stamina “vengono erogate in regime di convenzione e le stiamo rendicontando alla Regione Lombardia“, ha spiegato il commissario straordinario dei Civili Ezio Belleri. Tra le spese già note ci sono 918.484 euro per l’assistenza legale, 50-60mila euro per l’acquisto di materiale di laboratorio per i trattamenti, mentre i costi per il personale sono “in fase di valutazione”. A questo si aggiungono i “rimborsi” per le prestazioni erogate dall’ospedale (Drg): i carotaggi per il trattamento Stamina vengono considerati biopsie ossee e quindi il rimborso regionale previsto per ciascuna prestazione è di 1.785 euro, mentre per le infusioni di Stamina “non esiste un apposito Drg”, ma secondo le prime stime si tratterebbe di poco più di mille euro a infusione.