“Poco educato”. Antonio Conte contro Cesare Prandelli, l’allenatore della Juventus contro quello della Nazionale. Un attacco diretto, ripetuto non una ma ben due volte: ieri sera, al termine della sfida vinta dalla sua Juventus sul campo del Milan; e di nuovo oggi pomeriggio, per controreplicare alla risposta del ct. L’oggetto della discordia fra i due mister più importanti del calcio italiano è Giorgio Chiellini: il difensore bianconero è stato convocato da Prandelli per l’amichevole di lusso che mercoledì sera vedrà l’Italia impegnata a Madrid contro i campioni di tutto della Spagna. Ma non è stato impiegato da Conte nel big match di San Siro, per le scorie dei problemi fisici che lo hanno tenuto fermo nell’ultimo mese. Pur non essendo in perfetta condizione, però, Chiellini ieri figurava tra i convocati ed era andato in panchina. Dal punto di vista tecnico era abile e arruolabile. E su questo si è basato il ct al momento di stilare la lista degli azzurri anti-Spagna. “Quando vedo un giocatore in campo o in panchina, io ho il diritto, ripeto il diritto, di chiamarlo”, ha spiegato.

Ma la vicenda ha fatto andare su tutte le furie il tecnico bianconero: “Mi aspettavo almeno una mezza chiamata per chiedermi come stesse Giorgio. Trovo questo comportamento poco garbato e poco educato”. La replica di Prandelli non si è fatta attendere: “Al massimo era la Juve che avrebbe dovuto chiamarmi, se c’era un problema. I loro medici ci avevano comunicato che tutti i giocatori della rosa stavano bene”. Una spiegazione che non ha convinto Conte: “Quello che dovevo dire l’ho detto e non ho cambiato idea”. È stata sua l’ultima parola. Almeno per il momento.

Il contenzioso adesso è destinato a sgonfiarsi e risolversi in un compromesso: Chiellini probabilmente sarà in ritiro, ma non verrà impiegato nella partita di Madrid (in caso di ricaduta i rapporti diplomatici fra club e nazionale rischierebbero di precipitare). Ma il caso non è solo mediatico: il decisionismo di Prandelli è chiara spia dell’insofferenza del ct nei confronti delle ingerenze dei club sugli interessi della sua Italia. Un’Italia che potrebbe essere sempre più sua, se davvero dovesse concretizzarsi il rinnovo quadriennale di cui si è parlato di recente, dopo che invece l’addio del tecnico di Orzinuovi al termine del Mondiale era stato dato a lungo per scontato. E le trattative del nuovo contratto, come rivelato da più organi di stampa, riguarderebbero proprio i maggiori poteri da concedere al commissario tecnico: supervisione su tutte le nazionali giovanili, nonché la possibilità di fare più stage per riunire e formare il gruppo, anche a stagione in corso. Esattamente l’esatto contrario di quanto auspicato dai club, per cui le soste per la nazionale (specie quelle per le amichevoli) sono diventate da anni solo un fastidio.

Il resto nella vicenda l’hanno fatto il temperamento “fumantino” di Conte. E la posizione del club bianconero, che in qualità di primo fornitore di giocatori alla nazionale intende far sentire il proprio peso, e cerca di tutelare – come tutte le società – il suo patrimonio più prezioso, i suoi calciatori. Se queste sono le premesse, però, di scaramucce del genere, o veri propri scontri, ne vedremo anche in futuro. Conte contro Prandelli, purché i ruoli non si ribaltino. Perché nel vortice del toto-allenatori i due tecnici sono stati spesso accostati reciprocamente alle panchine oggi ricoperte dal collega: Conte ct dell’Italia, Prandelli suo successore alla Juventus. Fantamercato, ma nel calcio mai dire mai. Allora pretese e lamentele resterebbero le stesse. Solo a parti inverse.

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