LA GIORNATA
Dalle botte dell’Olimpico, intese come i pugni e le gomitate in area nel pareggio tra Roma e Inter, che portano Prandelli bontà sua a “condannare” De Rossi senza nemmeno aspettare la decisione del giudice sportivo, alla botta di San Siro, ovvero la sventola da fuori area di Tevez che chiude la partita della Juve col Milan. E il campionato. Con 69 punti presi sui 78 disponibili, al di là delle polemiche arbitrali, l’arancia meccanica bianconera si conferma con merito il miglior film della Serie A per il terzo anno consecutivo. Undici punti e una partita da recuperare per la Roma sono decisamente troppi, e la squadra di Garcia si può consolare con l’Oscar di miglior sorpresa del campionato e con la certezza di aver costruito un gruppo capace di migliorare ancora. Se la lotta per l’Europa League comincia a farsi interessante, sul fondo della classifica si assiste alla prima spaccatura tra le ultime cinque e il resto del gruppo: a dodici giornate dal termine alcune posizioni non sono più recuperabili.

Gioca bene e merita di vincere il Milan, che indovina la migliore prestazione della stagione, ma tra i troppi gol sbagliati e una foga iniziale difficile da mantenere per 90 minuti, alla lunga esce la Juve, cinica e perfida come solo una grande squadra sa e deve essere. Al primo anno in Italia, l’apache Carlitos Tevez con 15 gol è già capocannoniere solitario e candidato alla statuetta di miglior attore protagonista. E se Conte fuor di metafora dovrebbe vincere oggi la Panchina d’oro di miglior tecnico, Seedorf dopo Napoli e Atletico cede il passo alla terza big che incontra. E’ chiaro che questo Milan non ha i giocatori, e la sua nuova dimensione è una poco aurea mediocritas. Dopo 26 giornate, il decimo posto è quello che merita la società rossonera, che ha rinunciato “per soldi” a Tevez (9 milioni +6 di bonus), per poi ripiegare sulla meteora Matri (12 milioni, pagati proprio alla Juve).

E’ sicuramente invece europeo, da Champions, il valore della Roma, anche se sabato in versione più “muscolare” ha sofferto l’Inter lasciando ai bianconeri il via libera per lo scudetto. Mentre Prandelli pare aver deciso di anticipare il giudice sportivo, sanzionando De Rossi con la mancata convocazione in Nazionale, e chiamando la squalifica del centrocampista giallorosso, le botte dell’Olimpico non viste dagli arbitri in coda a una settimana di polemiche produrranno ulteriori strascichi. Una dirigenza arbitrale in scadenza a fine anno lascia quindi nel peggiore dei modi. Per fortuna c’è anche il bello del calcio, come il gol da cineteca di Cana che fa dimenticare alla Lazio la sconfitta di coppa e taglia le gambe alla Fiorentina, che priva del tecnico e dello squalificato (ingiustamente) Borja Valerio perde punti fondamentali nella rincorsa Champions. Anche perché il Napoli senza Higuain si ferma a Livorno, ingabbiato da Di Carlo, e manda su tutte le furie il tecnico Benitez che nel dopopartita si dice deluso dai suoi.

Le convocazioni di Cerci e Immobile (prima assoluta) in Nazionale invece che mettere le ali al Toro lo fanno sprofondare in casa con la Sampdoria, splendida la punizione di Gabbiadini. Così come l’assenza di Toni, squalificato, ferma il Verona sul pari in casa con il Bologna, con gli ospiti che sbagliano un rigore. I gialloblù, nonostante lo splendido ruolino di marcia, non vincono in casa da oltre due mesi. Complici gli stop di Toro e Verona, è ancor più esaltante la vittoria del Parma, al quattordicesimo risultato utile consecutivo nel derby emiliano col Sassuolo, dove Berardi entra nella ripresa per farsi espellere dopo 48” e Malesani rischia la panchina.

In fondo alla classifica perdono perdono Catania e Chievo, che con Sassuolo, Bologna e Livorno formano un quintetto che per la prima volta, complice la vittoria del Cagliari sull’Udinese nell’anticipo, si stacca in modo visibile dal gruppo. Difficile a questo punto che a retrocedere non sia una di queste. A dodici giornate dalla fine, con un Mondiale che incombe, la primavera di mezza Serie A senza l’ossessione del risultato sarà dedicata al fantacalcio. O almeno questo è l’augurio, visto l’andazzo generale degli ultimi anni.

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IL SONDAGGIO
 

IL PERSONAGGIO
Per lui la convocazione in Nazionale corona il sogno del bisnonno, partito a inizio secolo con molto compaesani da Crotone per l’Argentina con il desiderio di fare i soldi e rientrare in Italia. Roccioso difensore centrale vecchio stampo, bravo nella marcatura e nella lettura di gioco, senza fronzoli per la testa, quando a vent’anni Gabriel Paletta arriva al Liverpool, l’allora tecnico dei Reds Rafa Benitez lo paragona ai più grandi difensori argentini. Ma alla fine l’esperienza inglese si rivela un mezzo fallimento e il ragazzo, fresco campione del mondo con l’Argentina Under 20 di Messi, se ne torna in Argentina. Al Boca Juniors. In Europa prova a ritornarci nel 2009, al Palermo, ma il trasferimento salta per motivi fisici, gli infortuni che gli hanno impedito di essere convocato nella nazionale argentina. Si concretizza invece l’anno dopo, a Parma dove in breve tempo diventa perno fisso della squadra, fino a disputare quest’anno la sua migliore stagione, che culmina con la convocazione in Nazionale una volta terminate le formalità burocratiche. Comunque vada in azzurro, nel suo futuro c’è una grande. 

LA SPIGOLATURA
In campo non se ne è accorto quasi nessuno, che dei laccetti colorati sulle scarpe passano abbastanza inosservati, ma durante la settimana tra interviste e articoli il logo della multinazionale che ha promosso l’iniziativa era sempre ben visibile. La campagna contro l’omofobia nel calcio si è rivelata per quel che doveva essere, non una nobile iniziativa volta a sensibilizzare un mondo omofobo come quello del calcio, quanto una eccellente campagna pubblicitaria orchestrata da una nota agenzia di scommesse abituata a stupire. Anche la telenovela di Dennis Rodman in Nord Corea altro non era che uno spot per la medesima compagnia, per dire. Detto che se le manifestazioni in difesa dei diritti civili devono essere appaltate a una multinazionale c’è qualcosa che non va, la cosa che disturba maggiormente però è come oramai né calciatori né allenatori, e soprattutto nemmeno i dirigenti di club o federali, siano in grado di prendere un’iniziativa meritoria che non nasca da esigenze di marketing. Un calcio che non vuole o che non sa pensare è triste quanto un calcio sporco dalle scommesse.

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RISULTATI
Roma-Inter 0-0
Cagliari-Udinese 3-0 (Ibarbo al 18′ p.t., Vecino al 36′ s.t. e Ibraimi al 44′ s.t.)
Atalanta-Chievo 2-1 (Carmona (A) al 21′ p.t., Dainelli (C) al 27′ s.t. e Cigarini (A) al 40′ s.t.)
Genoa-Catania 2-0 (Antonelli al 14′ p.t. e Sturaro al 40′ s.t.)
Sassuolo-Parma 0-1 (Parolo al 2′ p.t.)
Torino-Sampdoria 0-2 (Okaka al 7′ p.t.. e Gabbiadini al 34′ s.t.)
Verona-Bologna 0-0
Livorno-Napoli 1-1 (Mertens (N) su rigore al 32′ p.t., autogol di Reina (N) al 39′ p.t.)
Fiorentina-Lazio 0-1 (Cana al 5′ p.t.)
Milan-Juventus 0-2 (Llorente al 44′ p.t. e Tevez al 23′ s.t.)

CLASSIFICA
Juventus 69
Roma 58*
Napoli 52
Fiorentina 45
Inter 41
Parma 40*
Verona 40
Lazio 38
Torino 36
Genoa 35
Milan 35
Sampdoria 31
Atalanta 31
Udinese 28
Cagliari 28
Bologna 22
Chievo 21
Livorno 21
Catania 19
Sassuolo 17
* una partita in meno

MARCATORI
15 gol: Tevez (Juventus)
14 gol G. Rossi (Fiorentina)
13 gol Higuain (Napoli), Immobile (Torino), Toni (Verona)
12 gol Berardi (Sassuolo)
11 gol Cerci (Torino), Gilardino (Genoa), Llorente (Juventus), Palacio (Inter), Vidal (Juventus),
10 gol Balotelli (Milan), Paulinho (Livorno)
9 gol Callejon (Napoli), Cassano (Parma), Denis (Atalanta), Eder (Sampdoria)

PROSSIMO TURNO
Udinese-Milan (sabato 8 marzo, ore 18.00), Catania-Cagliari (sabato, ore 20.45), Juventus-Fiorentina (domenica 9 marzo, ore 12.30) Bologna-Sassuolo, Chievo-Genoa, Inter-Torino, Lazio-Atalanta, Parma-Verona, Sampdoria-Livorno (domenica, ore 15.00) Napoli-Roma (domenica, ore 20.45)