Quando Square Enix iniziò il progetto Fabula Nova Crystalis, nell’ormai lontano 2009, le premesse erano – come sempre – piuttosto magniloquenti. La saga di Final Fantasy, nata nel 1987, già allora contava dodici capitoli ufficiali, un numero imprecisato di derivazioni e mostrava più d’un segno di stanca. Dopo i fasti degli episodi usciti sulla prima PlayStation e su PS2, lo sviluppatore nipponico sembrava aver perso il suo tocco magico, creando giochi di ruolo sempre più spettacolari esteticamente ma vessati da un modello ludico pressoché invariato dagli anni ‘80. Con Final Fantasy XIII le cose sarebbero dovute cambiare, segnando la rinascita ufficiale dell’universo Square e l’inizio di un nuovo grande progetto narrativo.

Le cose purtroppo sono andate diversamente, il gioco, uscito a fine 2009, non ha convinto pubblico e critica, mentre i seguiti previsti (a partire dal misterioso progetto Versus XIII, annunciato e cancellato dieci volte in meno di cinque anni) sembravano persi in quello che gli informatici chiamano development hell, l’inferno dello sviluppo. Nel 2012, tuttavia, Square ha prima proposto Final Fantasy XIII – 2 e, oggi, ha finalmente concluso la trilogia del tredicesimo episodio della saga con Lightning Returns: Final Fantasy XIII.

Nel gioco interpreteremo Lightning, l’eroina dai capelli rosa già protagonista del primo titolo della serie, nonché grande assente del secondo, impegnata – per l’ennesima volta – nel salvataggio del mondo. Lightning Returns cede qualcosa dal punto di vista narrativo tuttavia chiude finalmente il travagliatissimo lavoro di Square Enix arrivando, non senza qualche incertezza, a un generale ammodernamento del vero cuore di ogni gioco di ruolo giapponese: il sistema di combattimento a turni. Laddove tutti gli episodi precedenti della serie si basavano su varianti più o meno modificate dell’active time battle (ATB), lo storico sistema di calcolo dei danni inventato con il primissimo Final Fantasy, in questo nuovo capitolo gli sviluppatori hanno cercato di rendere l’approccio meno statico.

I combattimenti si basano infatti sui vari vestiti che i protagonisti possono indossare, ogununo infatti da accesso a diversi schemi di mosse d’attacco e difesa, a loro volta pensati specificatamente per particolari tipologie di nemici. In Lightning Returns sparisce definitivamente l’ormai classica interfaccia ATB e tutti i comandi sono progettati per essere utilizzabili con la pressione dei tasti frontali. Questo permette al giocatore un maggiore dinamismo nell’azione ed evita, nel complesso, il tedio di alcuni scontri non proprio esaltanti. Tutte queste innovazioni, però, non vanno di pari passo con un generale equilibrio del titolo e, purtroppo, a fasi decisamente semplici si contrappongono scontri (soprattutto quelli con i nemici di fine livello) ad altissima difficoltà, che costringono a una concatenazione strategica dei vari attacchi calcolata al millimetro. I giocatori più abili e gli appassionati del genere non avranno problemi, tuttavia Lightning Returns fa pochissimi sconti a chi non ha già avuto modo di impratichirsi con i giochi di ruolo nipponici.

Chiudendo la trilogia di Final Fantasy XIII, Square Enix riesce, a dare un senso all’intero progetto nato nel 2009 e, in prospettiva, a rialzarsi dopo i passi falsi degli scorsi anni. In ogni caso, però, il vero banco di prova sarà rappresentato dai prossimi capitoli della serie in arrivo su Xbox One e Playstation 4 nei prossimi anni.

Lightning Returns: Final Fantasy XIII è disponibile per Playstation 3 e Xbox 360.

Articolo a cura di Nicolò Carboni

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