Il primo sì era arrivato il 27 novembre scorso dalle commissioni Affari sociali e Giustizia del Senato. Non sono servite a nulla la veglia dell’arcivescovo di Bruxelles monsignor Leonard, le preghiere nelle chiese, le dichiarazioni di voto dell’ultimo momento. L’eutanasia per i bambini non è più un tabù, in Belgio. La Camera dei deputati alle 18.23 di giovedì 13 febbraio ha dato il via libera definitivo alla modifica della legge del 28 maggio 2002 che legalizza l’eutanasia per gli adulti, estendendola ai minori.

Per la prima volta al mondo un paese accetta il principio che anche un bambino, senza limiti minimi di età, possa chiedere di morire per porre fine alle sue sofferenze. Nella vicina Olanda l’eutanasia per i minori è già ammessa, ma a partire dai 12 anni compiuti. In Belgio, accertato che la malattia sia alla fase terminale e con sofferenze fisiche non alleviabili, sarà uno psicologo esterno all’equipe medica curante a valutare la “capacità di giudizio” del bambino, che capisca cosa significhi morire. Dovranno essere gli stessi bambini a chiederlo, con l’accordo dei genitori. E già qui si pongono i primi dubbi pratici. Cosa succederà se uno dei due genitori non sarà d’accordo? 

In un paese in cui circa 1.500 persone ogni anno ricorrono all’eutanasia, che rappresenta il 2% delle cause di decesso, e dove è stato anche proposto di costruire centri specializzati per la dolce morte, nei sondaggi degli ultimi mesi l’opinione pubblica si è dimostrata largamente favorevole alla revisione della legge. Il dibattito era cominciato alla fine del 2012. Il 27 novembre scorso, dal Senato, è arrivato il primo sì. Il via libera definito della Camera è stato dato con una maggioranza di quasi due terzi: 86 sì, 44 no, 12 astenuti. Durante la breve votazione elettronica, dalla tribuna del pubblico qualcuno ha gridato tre volte “assassini”. Ed è stato in un silenzio assoluto che la Camera ha accolto la lettura ufficiale dell’ esito, già comparso sul tabellone luminoso. 

Il progetto di estendere la legge sull’eutanasia anche ai bambini è stato sostenuto da una maggioranza trasversale composta da socialisti, verdi, liberali, ma anche dagli indipendentisti dello N-Va che governano le Fiandre. Ma non sono mancate le obiezioni di coscienza tra liberali, verdi ed indipendentisti. I no, dai cristiano-democratici e dall’estrema destra del Vlaams Belang. 

Il dibattito parlamentare è stato trasmesso in diretta dalla tv nazionale Rtbf. Fino all’ultimo i cristiano-democratici tanto francofoni quanto fiamminghi, hanno fatto piovere nelle dichiarazioni di voto le critiche ad una legge “inutile”, “sbagliata”, “mal fatta”, di “portata più simbolica che pratica”. “Solo Dio può togliere la vita, non i deputati”, l’ultimo appello. Ed i vescovi belgi hanno espresso la loro delusione: “Un passo di troppo”. “Questa legge – hanno scritto – apre le porte all’estensione agli handicappati, ai dementi, ai malati mentali e magari anche quelli che sono stanchi di vivere”.

Nel Paese la maggior parte dei cittadini è favorevole (73% secondo un sondaggio), nonostante l’opposizione della Chiesa cattolica, che nei giorni scorsi ha organizzato un digiuno, e anche delle altri fedi religiose che avevano lanciato un appello contro il “rischio di banalizzazione” della ‘dolce morte’ dopo il primo ok politico formale.

“Qualsiasi ragione umana basta per capire che si tratta di puro e semplice egoismo unito a violenza. Qualche anno fa le vittime privilegiate erano l’embrione o il morente, oggi si vanno concentrando sui bambini. È una forma di crudeltà che si sta ampliando”. Questo il commento di monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia accademia per la vita, all’Adnkronos “Di fronte a questo fatto viene soltanto da interrogarsi su cosa sia mancato a questa civiltà perché sia andata a finire così, cosa dobbiamo fare perché non capiti più – sottolinea – La risposta è che si possa pregare e basta, il ragionamento non fa breccia. Chiediamo in questo caso solo un miracolo”. “Si afferma un principio di utilitarismo cieco. Per persone scomode, persone che costano, la società del benessere applica quella che il Papa chiama la teoria dello scarto: si scarta quello che non è perfetto. Non c’è nemmeno bisogno di scomodare Dio, il Creatore – conclude Sgreccia – Questo succede quando si dimentica che la vita nostra non è nostra ma ha un’origine che ci trascende”.