Per tanti italiani, i malati gravi e i disabili, vivere equivale a sentirsi morti e vedersi, per giunta, sfruttati biecamente per fini elettorali dai politici di turno. La morte, per questi nostri concittadini sfortunati, per i quali facciamo sempre troppo poco, significa quindi poter riavere la libertà, la dignità e, per chi ci crede, un’altra vita. “Eluana Englaro ha ancora le mestruazioni, potrebbe avere dei bambini”, disse Berlusconi in una vergognosa e cinica seduta parlamentare per tentare di scongiurare la fine dell’accanimento terapeutico ottenuto solo dopo anni di dure battaglie dal padre della ragazza, Beppino, grazie unicamente alla magistratura. Dato che i legislatori non volevano e vogliono irritare la Chiesa, che negò i funerali religiosi a Welby.

Sia Piergiorgio Welby sia Paolo Ravasin, deceduto tre giorni fa dopo anni passati attaccato al respiratore, avevano dovuto combattere anche loro come leoni per vedersi riconosciuto per legge il diritto ad avere un’ assistenza e una morte dignitosa, come accade nei paesi civili. Non l’hanno ottenuto. Così Piergiorgio ha dovuto fare appello alla deontologia e al coraggio di un medico, oltre che alla forza della moglie Mina, per potersi sottrarre alla schiavitù del respiratore e al cinismo del Parlamento mentre Paolo ha resistito fino all’ultimo per testimoniare con la sua sofferenza atroce la crudeltà delle nostre istituzioni.

Per richiamare l’attenzione distratta dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica sulla inadempienza e l’opportunismo di chi ci governava e governa, aveva minacciato più volte attraverso la sua voce, sempre più debole, di farsi portare in Olanda o in Belgio per sottoporsi all’eutanasia. Chiedeva solo il giusto: gli strumenti con cui poter comunicare, l’assistenza pubblica adeguata a un disabile totale e una legge che garantisse il distacco dal respiratore qualora il malato (non solo lui) non fosse più in grado di sopportare la vita. Che per lui si è tradotta nell’attesa annosa della morte in un letto di ospizio per anziani perché, pur essendo giovane, era privo del denaro per permettersi l’assistenza 24h su 24 nella propria casa o pagarsi una clinica privata.

Ma i nostri “impegnatissimi” legislatori non hanno fatto nulla. Sopo passati più di tre anni da quando feci questo reportage per Current tv sull’autodeterminazione della persona: diritto sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo. Come capirete, se avrete la pazienza di guardarlo, la Chiesa e le correnti oscurantiste dei partiti italiani, tutti, impedivano e impediscono che questo diritto venisse applicato nell’ambito del “fine-vita”, il più importante e intimo per ogni essere umano. Solo la magistratura finora è riuscita a superare gli ostacoli opportunisti messi sul percorso di noi cittadini da chi dovrebbe invece rappresentarci.

Per fortuna disponiamo ancora di una magistratura indipendente e di una Costituzione giusta e solidale con chi soffre (articolo 32), unico vero baluardo contro la disumanità della casta. Lo aveva capito Luca Coscioni che fino all’ultimo aveva cercato di cambiare le cose assieme ai colleghi radicali ma il fronte catto-oscurantista è troppo compatto. Per fortuna nel resto d’Europa le cose vanno diversamente.