Incollo qui di seguito un (lungo) post del mio amico Antonio Carlucci.
E’ una persona molto intelligente e informata e – soprattutto – persona che, prima di parlare, pensa e si documenta.
La rete non è il posto migliore per chiedere riflessione e obiettività; ma, hai visto mai, qualcuno potrebbe comprendere la differenza tra informazione e propaganda. 
(BT)

Girano in rete affermazioni, filmati, servizi tv, articoli dove da semplici cittadini, da giornalisti, da conduttori di talk show, da influencer sconosciuti vengono asserite terribili verità e terribili conseguenze a seguito del decreto Banca d’Italia.

Il decreto era lì da tre mesi e tutti questi esperti se ne sono accorti solo ora, a seguito delle chiassate dei M5S che, per tre mesi, evidentemente, neanche sapevano che esistesse, sennò si sarebbero attivati in tempo per opporsi e spiegare le loro ragioni, visto che al Senato, dove è stato approvato senza colpo ferire, i numeri della maggioranza di governo sono estremamente scarni e facilmente attaccabili.

Ma lì sono stati buonini buonini e si sono scatenati alla Camera dove i numeri del Porcellum non creavano nessun pericolo di riuscire a mandare a fondo la maggioranza.

C’erano tutte le componenti giuste per organizzare un bell’evento mediatico: un argomento molto complesso per chi non è del mestiere, le Banche che incamerano delle plusvalenze, la Finanza reietta ed odiata, soldi che girano là dove pochi sanno cosa succede ecc. ecc.. Cosi  sono partiti gli anatemi, i complotti, i furti ai danni degli italiani ecc.

Leggendo tutto quello che mi passa sotto gli occhi ho letto ed ascoltato un mucchio di fesserie, falsità e tanta, tanta incompetenza e malafede.

Qui non si tratta di essere d’accordo o no con l’operazione, si tratta di sapere di cosa si parla.

L’esercizio, gravissimo per i giornalisti, parte dalla conclusione che è un furto delle Banche ai danni degli italiani con la complicità del Governo e poi si costruiscono degli argomenti, senza nessuna base specialistica a supporto della conclusione, cioè la tecnica chiamata: macchina del fango.

Vediamo cos’è il Decreto Banca D’Italia.

 Tre problemi erano sul tappeto: 

  1. Le banche italiane, come tutte quelle europee (e mondiali), a fronte della crisi economica che ha provocato fallimenti e perdite di posti di lavoro, hanno subito pesanti perdite sui crediti verso i loro clienti, livello di perdite che richiedono iniezioni di Capitale che gli azionisti non hanno o non intendono dare. Questo può significare il fallimento della banca con perdita dei risparmi per milioni di cittadini o visto che lo Stato garantisce tutti i c/c sino a 100.000 euro un costo enorme per lo Stato. Tutti gli Stati hanno coperto questo problema con fondi pubblici (comunque avrebbero dovuto sborsare somme ben maggiori per ripagare i correntisti della loro perdite): 

I fondi pubblici stanziati e utilizzati dai maggiori Paesi europei a favore del sistema bancario. Fonte: Commissione europea, direzione generale per la Concorrenza.

Grafico a cura di Pierluigi Tolot. 

Come si può vedere l’Italia ha speso molto meno degli altri grandi Paesi. Tra l’altro i fondi, in Italia, non sono stati erogati a fondo perduto ma prestati con interessi alti. 

2.Il Capitale della Banca d’Italia era di 165.000 euro una cifra ridicola che risaliva al 1936. Il problema di rivalutarlo era in discussione da anni. Per farlo non c’è bisogno di iniezioni di soldi, basta consolidare parte delle notevolissime riserve della Banca. Ora bisogna tener conto che le quote ( non azioni) della Banca d’Italia appartengono si alle banche italiane ed in particolare a Credito Italiano e Banca Intesa, ma le quote non hanno nessun diritto di voto ne di intervento  nella gestione . Possono solo incassare dividendi, se vengono pagati. 

3. La Banca Centrale Europea ha richiesto a tutte le Banche europee di aumentare la propria consistenza patrimoniale per maggiore sicurezza a fronte di quanto detto al punto 1.

Da questa situazione è nato il Decreto dello scandalo. 

Cosa dice il Decreto? 

  • la Banca d’Italia rivaluta il proprio capitale a 7.5 miliardi di euro
  • nessun detentore delle quote potrà avere più del 5 % del capitale
  • La Banca potrà pagare sino al 6% del capitale in dividendi (più che precedentemente)

 Che cosa significa? 

  1. La rivalutazione del capitale non comporta nessun esborso di soldi da parte di nessuno, è solo una scrittura contabile interna  che sposta dalle riserve a capitale la somma indicata ( dalla tasca sinistra  a quella destra, i pantaloni sono gli stessi).
  2. Le banche detentrici delle quote, anche loro, effettuano una semplice scrittura contabile e rivalutano le loro quote, ma questa volta ci pagano le tasse sulla plusvalenza, ma non hanno intascato alcun soldo.
  3. Quando, le Banche che, in eccesso al limite del 5%, dovranno vendere delle quote, allora e solo allora, intascheranno dei soldi veri. Chi li pagherà ? Gli investitori che compreranno le quote che possono (decide la Banca d’Italia) avere un interesse sino al 6% del valore nominale.

Chi sono gli investitori potenziali che tireranno fuori i quattrini? Gli italiani come becera Grillo seguito da folle ansimanti con la bava alla bocca ? No, c’è scritto nel Decreto, basta leggerlo : 

“4. Le quote di partecipazione al capitale possono appartenere

solamente a:

 a) banche aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia;

 b) imprese di assicurazione e di riassicurazione aventi sede legale in Italia ovvero aventi sede legale e amministrazione centrale in uno Stato membro dell’Unione europea diverso dall’Italia;

 c) fondazioni di cui all’articolo 27 del decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153;

 d) enti ed istituti di previdenza ed assicurazione aventi sede legale in Italia, fondi pensione istituiti ai sensi dell’articolo 4, comma 1 del decreto legislativo 5 dicembre 2005, n. 252, e fondi pensione di cui all’articolo 15-ter del citato decreto legislativo n.252, del 2005, aventi soggettività giuridica.

 5. Ciascun partecipante non puo’ possedere, direttamente o indirettamente, una quota del capitale superiore al 5 per cento. Per le quote possedute in eccesso non spetta il diritto di voto ed i relativi dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca d’Italia. 

6. La Banca d’Italia, al fine di favorire il rispetto dei limiti di partecipazione al proprio capitale fissati al comma 5, può acquistare temporaneamente le proprie quote di partecipazione e stipulare contratti aventi ad oggetto le medesime. Tali operazioni sono autorizzate dal Consiglio Superiore con il parere favorevole del Collegio Sindacale ed effettuate con i soggetti appartenenti alle categorie di cui al comma 4, con modalita’ tali da assicurare trasparenza e parita’ di trattamento. Per il periodo di tempo limitato in cui le quote restano nella disponibilita’ della Banca d’Italia, il relativo diritto di voto e’ sospeso e i dividendi sono imputati alle riserve statutarie della Banca d’Italia.” 

Quindi  il  Bilancio dello Stato, cioè i soldi degli italiani, non sono coinvolti, chi pagherà le quote investendo con un ottimo rendimento e senza rischi possono essere Istituzioni Finanziarie, Fondi pensione, Assicurazioni italiane, cioè Enti che gestiscono istituzionalmente risparmio e che sono sotto il controllo della Banca d’Italia.

Se non riuscissero a venderle, se non trovassero acquirenti, la stessa Banca d’Italia può riacquistare le quote, prassi questa normale nelle aziende quotate.

Questa ipotesi ho visto che preoccupa il prof. Boeri, mi permetto di far notare che sulle quote riacquistate e che la Banca dovrà comunque rivendere quando si presenterà un acquirente la Banca risparmierà il pagamento del dividendo e quindi si tratterebbe di un investimento a buon rendimento.

Resta un punto tra le tante fesserie dette e cioè se la Banca d’Italia sia o no di proprietà dello Stato.

No non lo è, non lo è mai stata, non lo è nessuna Banca Centrale di nessun Stato al mondo, almeno di quelli civili.

Tra Governo e Parlamento e Banca Centrale c’è  una situazione di autonomia che ricorda quella tra Magistratura e Governo e Parlamento. Il Capitale e le Riserve della Banca non sono disponibili per nessuno né Stato né Detentori delle Quote del Capitale.

I Governi amerebbero tanto metterci le mani sopra, visto che si parla di molti miliardi euro, ma nisba, niente da fare, ma forse , cosi come Berlusconi non vede l’ora di mettere le mani sulla Magistratura, dopo aver messo le mani sul Parlamento con il Porcellum e l’Italicum, Grillo è a quello che punta, quando dice che sono i soldi degli italiani. Suona un po’ come quando scambia la democrazia diretta con i click di poche migliaia di seguaci sul suo Blog.