Non se ne può più, ormai l’etichetta del cervello in fuga ce l’hanno (avete) appioppata e non c’è scampo. Vabbè, direte, c’è di peggio.
Beh, quel che è peggio è che nessuno si chiede realmente come mai ce ne siamo andati, si rimanda a storie personali oppure alle solite “maggiori opportunità all’estero”. Certo 68.000 soltanto nell’ultimo anno non sono pochi (come ha spiegato ad ‘Effetto notte’ condotto da Roberta Giordano su Radio 24 lunedì 27 gennaio, Enrico Tucci, ricercatore dell’ Istat per le politiche ambientali e sociali), senza contare quelli che non hanno trasferito la propria residenza ma che di fatto si incontrano regolarmente in aereo ogni venerdì sera sul Londra-Roma e ogni domenica al ritorno, chi da 10 chi addirittura da 15 anni. Molti, anzi, moltissimi i diplomati e i laureati che cosa strana, eh?

Ci chiamano cervelli eppure è mai possibile che siamo tutti così idioti da rinunciare alla compagnia degli amici, quando non all’affetto della famiglia, alle tiepide serate primaverili seduti all’aperto a mangiare una pizza o un gelato, a parlare la nostra lingua, a lavorare per la “mia gente” (che non mi si equivochi, prego: la mia gente è quella di tutto il mondo, ma quella della mia terra è un po’ più “mia“), alle piazze fra le più belle al mondo, ai mari tra i più divertenti, alle montagne senza fiato? Per stare in luoghi freddi, talvolta freddissimi, umidi talvolta umidissimi, indigesti, distaccati, dove nessuno mai mi capirà se avrò detto “la donna è mobile e io sono un mobiliere”? Ah, insuperabile Totò!

Allora ecco il mio decalogo, quello dei miei perché, ma sono quelli di tanti, tantissimi che ho incontrato e con cui ho parlato finora, tanti che hanno fatto la mia stessa scelta e che svolgono professioni diverse dalla mia
1. Perché se mi comporto onestamente sono un fesso.
2. Perché ho bisogno delle raccomandazioni per fare. Tutto, tutto quello che mi spetta di diritto e senza raccomandazione.
3. Perché  se voglio lavorare bene sono visto male, perché ingolfo tutti gli altri, e se possono ti fanno da parte e se non possono cercano di eliminarti.
4. Perché negli ultimi 20 ( e dico venti) anni non sono riuscito a partecipare ad un concorso pubblico dove non si conoscesse già il vincitore. E perché nessuno si chiede come mai per alcuni posti non si facciano proprio, i concorsi.
5. Perché non si è mai tenuto conto di tutto quello che avevo fatto.
6. Perché si pensa sempre che siccome sei un professionista non hai bisogno di soldi (mai capita ‘sta cosa), e quindi ti pagano dopo sei mesi. O comunque ti pagano dopo sei mesi e se c’è qualche problema amministrativo non ti pagano affatto e danno per scontato che tu lo debba accettare.
7. Perché molti “manager” sono incompetenti piazzati da qualche loro amico politico ancora più ignorante.
8. Perché ho visto emeriti idioti ottenere ciò per cui io sto ancora faticando, solo perché conoscevano la persona giusta o hanno portato la borsa alla persona giusta, o hanno pagato la persona giusta, o hanno minacciato la persona giusta, oppure sono loro stessi la persona giusta, una volta tanto.
9. Perché molti di quelli che si lamentavano e predicavano di stare nelle tue stesse condizioni si sono rivelati essere i primi a volerti fregare.E ti hanno fregato senza un minimo di lealtà, voltandoti le spalle e prendendoti anche in giro.
10. Perché forse sono veramente un fesso ma anche riconoscere questo è stata una conquista che non devo a nessuno.

Basterebbe cambiare anche soltanto un paio di punti e immaginare quanta gente rimarrebbe in Italia.

di Massimo Sibilio, MD Consultant Ophthalmic Surgeon