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Osteopata a Barcellona. “Qui ho comprato casa a 26 anni e cresco i miei figli tra mare e piste ciclabili: ecco perché non torno a Milano”

Alessandro Bonato si è trasferito nel 2012 e durante il Covid ha avviato un suo studio insieme alla moglie. “Qui la città è costruita attorno alle persone, l'Italia investe meno sul futuro”
Osteopata a Barcellona. “Qui ho comprato casa a 26 anni e cresco i miei figli tra mare e piste ciclabili: ecco perché non torno a Milano”
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Partì da Milano a 24 anni, con una laurea in Scienze Motorie in tasca e il primo anno di un lungo percorso per diventare osteopata ancora da completare. Non lasciò l’Italia per un contratto prestigioso né con la certezza di trovare fortuna all’estero. Partì perché sentiva che la sua vita sarebbe stata altrove. “Io non volevo più rimanere a Milano”, racconta a ilfattoquotidiano.it Alessandro Bonato, che vive a Barcellona da oltre dieci anni. “Ci ero già stato nel 2010 per quasi un anno e quella città mi era rimasta dentro. Quando io e la mia fidanzata Sara abbiamo iniziato a parlare del nostro futuro, l’idea era chiara: provare a costruirlo lì”.

Nel 2012 lui e quella che sarebbe diventata sua moglie fanno le valigie e si trasferiscono in Catalogna. All’inizio non è semplice. Bisogna adattarsi a una nuova lingua, costruire una rete di contatti professionali e farsi conoscere in un ambiente completamente diverso. Ma Alessandro scopre subito una realtà lavorativa che gli appare più lineare rispetto a quella che aveva lasciato in Italia. “La prima cosa che mi colpì fu il contratto. Arrivai e ne firmai uno regolare, con ferie pagate, contributi e tutte le tutele previste. Mi sembrava quasi strano. In Italia avevo conosciuto soprattutto collaborazioni e formule molto più precarie”.

Alessandro lavora come osteopata: passa dai centri sportivi agli hotel di lusso, accumulando esperienza e costruendo una clientela sempre più ampia. Anni di lavoro intenso che gli permettono di raggiungere un traguardo che molti suoi coetanei considerano ancora lontano. Nel 2014, appena due anni dopo il trasferimento, acquista casa. “Siamo stati fortunati. Era l’ultimo periodo della crisi immobiliare spagnola e trovammo un’opportunità incredibile. Quando entrammo in quell’appartamento dicemmo subito: questa è casa nostra”. Una scelta che oggi appare ancora più significativa. Negli ultimi anni il mercato immobiliare di Barcellona è cambiato radicalmente. “Se dovessi comprare la stessa casa oggi probabilmente non potrei permettermela. In dodici anni il valore è più che raddoppiato. I prezzi sono esplosi sia per gli affitti che per gli acquisti”.

Nonostante il forte aumento del costo della vita, Alessandro continua a considerare Barcellona una città più vivibile rispetto a Milano. Non tanto per una questione economica, quanto per il modo in cui è stata progettata. Ogni mattina accompagna il figlio a scuola percorrendo piste ciclabili e attraversando spazi verdi. Il mare dista pochi minuti da casa. Lo studio dove lavora è raggiungibile senza automobile. “Qui ho la sensazione che la città sia costruita attorno alle persone. Ci sono ciclabili ovunque, parchi, aree pedonali. Il mare è a portata di mano. Sono cose che incidono davvero sulla qualità della vita”.

Il passaggio decisivo della sua esperienza all’estero arriva però nel 2020. Mentre gran parte del mondo si ferma a causa del Covid, Alessandro e sua moglie decidono di aprire Osteo Wellness Studio, un centro dedicato a osteopatia, fisioterapia, allenamento e benessere. Una scelta che, vista dall’esterno, potrebbe sembrare azzardata. “Durante il primo mese di Covid ero convinto che avrei dovuto cambiare lavoro. Non capivamo cosa sarebbe successo. Poi, quando le restrizioni hanno iniziato ad allentarsi, è successo l’opposto: la richiesta è aumentata enormemente”. Molti pazienti preferiscono allenamenti individuali e percorsi personalizzati. Lo spazio in cui lavora non basta più. “A un certo punto mi sono reso conto che non avevo più posto. Dovevo aprire qualcosa di mio”. La ricerca del locale dura pochi mesi. Gli affitti, temporaneamente rallentati dalla pandemia, consentono di trovare una soluzione sostenibile. Lo Stato spagnolo prevede inoltre alcune agevolazioni per i lavoratori autonomi e i costi iniziali risultano più gestibili. “Non è stato semplice e il rischio c’era. Però il sistema è abbastanza rapido. La burocrazia esiste anche qui, ma ho sempre avuto l’impressione che fosse più veloce e meno pesante”.

Sei anni dopo, quella scommessa è diventata una realtà consolidata. Lo studio ospita numerosi collaboratori e rappresenta il centro della sua vita professionale. A convincerlo definitivamente della scelta fatta è stato anche il funzionamento dei servizi pubblici. In particolare la sanità. “La Spagna ha una buona sanità pubblica, ma qui funzionano molto anche le assicurazioni private. Con circa 60 euro al mese hai accesso a visite ed esami in tempi molto rapidi”.

Alessandro sottolinea che l’Italia conserva eccellenze mediche riconosciute a livello internazionale, ma osserva come molti professionisti scelgano comunque di trasferirsi all’estero alla ricerca di migliori condizioni lavorative e contrattuali. Oggi, a quasi quarant’anni, guarda il percorso compiuto con una certa soddisfazione. Una casa acquistata da under 30, un’attività avviata durante una pandemia, una famiglia costruita in un altro Paese e due figli che stanno crescendo tra il mare e le strade di Barcellona. “Sono contento che i miei figli crescano qui. Non perché la Spagna sia perfetta, ma perché vedo una società che continua a muoversi, a investire, a guardare avanti”. Dell’Italia gli mancano gli affetti. I genitori, il fratello, gli amici di sempre e quella Milano dove è cresciuto tra le biciclette del negozio di famiglia. “Milano mi manca sotto alcuni aspetti. Però ogni volta che torno, dopo qualche giorno, sento il desiderio di rientrare qui”. Un ragazzo partito con un’idea in testa e rimasto fedele a quella intuizione. Dopo oltre 10 anni, tra il mare della Catalogna, una famiglia costruita giorno dopo giorno e un’attività nata quasi per scommessa, Alessandro ha trovato la felicità nella stessa città che lo aveva conquistato da giovane. Solo che adesso la chiama casa.

Sei una italiana o un italiano che ha deciso di andare all’estero per lavoro o per cercare una migliore qualità di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com

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