Arriva nei negozi il nuovo lavoro di David Crosby, “Croz”. L’album – pubblicato sull’etichetta di Crosby e Graham Nash, Blue Castle Records – arriva a più di vent’anni di distanza dall’ultimo lavoro solista dell’artista, ed è caratterizzato da un sostanziale apporto dato dal figlio James Raymond. Buona parte del disco è stata realizzata nello studio di Raymond, il quale ha contribuito anche come musicista e produttore, oltre a rendere possibile la presenza di diversi musicisti. Nonostante l’album splenda di una luce completamente diversa rispetto all’inarrivabile e viscerale “If I could Only Remember My Name”, il terreno dal quale partono le fondamenta resta lo stesso: l’amore di Crosby per il jazz.

A detta dello stesso Crosby, musicisti come Dave Brubeck, Chet Baker piuttosto che Gerry Mulligan, sono alcuni degli artisti sui quali ama imbattersi quando è alla ricerca della vena creativa. La celebrazione di questo amore – oltre ad insinuarsi nelle architetture armoniche tipiche del jazz – la troviamo in uno dei brani più intensi dell’album, “Holding On To Nothing”, caratterizzato da un’incursione tanto breve quanto perfetta del trombettista Wynton Marsalis. Mark Knopfler è un altro degli ospiti illustri di Crosby. Il suo apporto – concesso in via eccezionale – è stato dato a distanza: inserendo le chitarre su “What’s Broken” dopo che David glielo aveva inviato.

Oltre alle molteplici ospitate che caratterizzano il disco, “Croz” mantiene anche delle inossidabili certezze, come quella di Steve DiStanislao alla batteria: eleganza e dinamismo che portano ogni brano ad un nuovo livello. Il contributo del figlio Raymond è notevole e riconoscibile soprattutto nell’estrema cura data agli arrangiamenti e alla pulizia dei suoni. Talmente limpidi da rischiare di trasmettere una sensazione di freddezza, percezione alla quale non si arriva grazie alla calda voce di Crosby, che il tempo ha livellato ed ammorbidito. “Croz” è un lavoro ben strutturato, con molti episodi dominati dalla chitarra acustica, ma anche con notevoli svolte timbriche: “The Clearing”, o la formidabile “Find A Heart”, brano che potrebbe essere diviso in episodi musicali perfettamente collegati dalle percussioni di Steve DiStanislao e completati dai fiati troviamo Steve Tavaglione.

La ricerca del groove perfetto ha portato alla creazione di “Radio”, così come la necessità di non lasciar inaridire il bisogno di comunicare e condividere il proprio sentire attraverso le canzoni, ha dato vita a questo album e brani come “Set That Baggage Down”, “Find A Heart” e “Morning Falling”, ne rappresentano l’emblema. “Morning Falling” – canzone scritta a quattro mani con il figlio e che affronta il tema della pericolosità dei droni in campo militare – è l’esempio che il passare del tempo si è posato solo sul corpo di Crosby, ma che il suo animo è ancora fortemente legato a quella generazione di ragazzi che, “negli anni fatati”, giunsero alla conclusione che non avrebbero dovuto credere a nessuno che avesse avuto più di trent’anni, nell’utopica convinzione che loro per primi non li avrebbero mai superati.