La fretta di Matteo Renzi sulla legge elettorale passa anche per il Quirinale. Il segretario del Pd ha incontrato per oltre un’ora il presidente della Repubblica indicando le prossime come le due settimane decisive nelle quali cogliere i primi segnali di quel cambio di passo nell’agenda di governo chiesto a più riprese. Il leader democratico lavora per concretizzare questo obiettivo puntando a una svolta sul fronte della riforma della legge elettorale e a 4-5 proposte da inserire nel patto di coalizione. Il tutto con la garanzia che i tempi di approvazione siano certi. Ormai, dunque, le difficoltà di rapporti tra i due sembrano essersi sciolte. Piatto forte dell’incontro è stata la riforma della legge elettorale. Con la consapevolezza che a pesare saranno le motivazioni della sentenza della Consulta sul Porcellum.

Renzi per il momento attende le risposte dei partiti alle sue tre proposte. La posizione del Pd uscirà dalla riunione della direzione del partito di giovedì: nel frattempo il sindaco non “sposa” nessun modello, ma non chiude al doppio turno caldeggiato da Ncd e dai governativi del Pd, anche perché quest’ultimo sistema creerebbe meno problemi all’esecutivo rispetto a quanto farebbe un accordo tra il Pd e Forza Italia.

Nell’incontro con il presidente Napolitano, secondo fonti del Colle citate dall’Ansa, non si sarebbe parlato di rimpasto, materia di stretta competenza del presidente e del presidente del Consiglio. Ma è un dato che dopo meno di un’ora dal termine del colloquio, Renzi twitta il suo ennesimo no a una revisione della squadra di governo, manovra che ritiene “da prima Repubblica” e alla quale, spiegano fonti renziane, potrebbe acconsentire solo a fronte di un accordo di ferro su legge elettorale e riforme.

Intanto 15 giudici della Corte Costituzionale, presieduti da Gaetano Silvestri, sono riuniti in camera di consiglio. All’ordine del giorno, l’inizio dell’esame delle motivazioni della sentenza sulla legge elettorale che il 4 dicembre scorso ha giudicato incostituzionali alcune parti del Porcellum. Il deposito potrebbe avvenire in serata, ma anche domani (12 gennaio) o mercoledì.

Nel frattempo in commissione Affari costituzionali della Camera sono stati sentiti i primi 5 costituzionalisti che hanno fissato alcuni obiettivi principali: “fare presto”, superare l’attuale bicameralismo perfetto e evitare un ritorno alle preferenze. Per il resto i cinque esperti, Paolo Armaroli, Augusto Barbera, Francesco Clementi, Maria Elisa D’Amico e Ida Nicotra, hanno espresso indicazioni diverse sulle soluzioni. I 5 costituzionalisti hanno tutti sottolineato la difficoltà di dare indicazioni prima di conoscere le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale. Quindi a seconda di quanto la Consulta dirà sul premio di maggioranza e sulle liste bloccate (se cioè ammetterà quelle corte) si potrà optare per uno o per l’altro dei tre sistemi al centro del dibattito politico. Ma tutti hanno sottolineato l’esigenza di varare “presto” la riforma e di superare anche il bicameralismo perfetto: senza la trasformazione del Senato in una Camera dei territori che non da la fiducia al governo, c’è sempre il rischio di avere due maggioranze diverse, qualsiasi sistema si pensi.

Diverse invece le indicazioni per le soluzioni possibili: Barbera ha detto di “essere affezionato al Mattarellum corretto” cioè con un premio variabile che consenta al primo partito di avere il 50% dei seggi; dubbi invece sul modello spagnolo, che potrebbe riproporre in Parlamento il tripartitismo senza alcun vincitore, e dubbi sul doppio turno che richiederebbe una riforma della forma di governo. Clementi si è mostrato invece convinto che il modello spagnolo possa funzionare. D’Amico e Nicotra hanno invece indicato nel doppio turno il sistema che garantisce meglio la governabilità. Ma anche loro, così come Armaroli, hanno messo in guardia dal mantenimento dell’attuale bicameralismo, con il quale, ha detto quest’ultimo, “non avremo mai una garanzia di seria governabilità”. Ma sempre Armaroli ha espresso dubbi che il Senato voti per la propria trasformazione: “Non ho mai visto dei capponi che chiedono l’anticipo del Natale per essere messi in pentola”.

Decise le critiche a un possibile ritorno al voto di preferenza: “Ricordiamo Tangentopoli – ha detto Barbera – causata dalla ricerca di ingenti risorse finanziarie necessarie per cercare voti in concorrenza agli altri candidati presenti nella stesso Partito”; essa, ha detto Nicotra, “aumenta i costi della politica, si piega alla logica clientelare o peggio alla malavita, espropria i partiti del compito di selezionare, e introduce una conflittualità all’interno dei partiti”.