Buon compleanno Schumi. Attorno all’ospedale di Grenoble si sono riuniti per una veglia silenziosa centinaia di tifosi della Ferrari saliti appositamente per stringersi intorno alla famiglia del sette volte campione del mondo, nel giorno del suo quarantacinquesimo compleanno. E mentre Schumacher ancora giace immobile al quinto piano di quell’enorme palazzone che in questi giorni in televisione abbiamo ripetutamente osservato come fosse un luogo di culto, quando se avessimo potuto allargare l’inquadratura ci saremmo accorti del frastuono e del caos prodotto dalle centinaia di giornalisti in concorrenza tra loro per la miglior inquadratura o intervista, sui social network migliaia di persone comuni testimoniano la loro vicinanza al campione. Dagli auguri di compleanno alla venerazione dell’idolo costruito dall’industria dello spettacolo sportivo il passo è breve, e il confine labile.

“Sventurata la terra che ha bisogno d’eroi”, scriveva tempo fa un poeta tedesco in esilio, come avvertimento nei confronti del proprio paese che nel culto dell’eroe e della personalità stava trascinando l’Europa verso la più terribile delle guerre e si preparava a perpetrare il più odioso e terribile dei massacri. Sfortunatamente non fu ascoltato. E neppure il quotidiano tedesco Bild, con una tiratura di quasi 5 milioni di copie giornaliere, ha ascoltato il monito di Bertolt Brecht, se è vero che ieri se ne è uscito con la storia di un Michael Schumacher eroico, caduto mentre cercava di salvare una bambina, la figlia di un amico. La notizia è stata ripresa in tutto il mondo. Peccato che non sia vera.

La procura di Albertville ha aperto un’inchiesta lunedì scorso, e gli uomini della gendarmerie di alta montagna (Pghm) di Bourg Saint Maurice stanno indagando e presto confermeranno la versione ufficiale dei fatti sulla dinamica della caduta del pilota tedesco. Di sicuro, fin da ora, c’è che Schumacher ha aiutato la bambina diversi minuti prima dell’incidente, senza che tra i due eventi ci sia alcuna correlazione spaziotemporale. Risulta quindi inutile, per non dire indigesto, questo bisogno del tabloid scandalistico Bild, e dei media che lo hanno ripreso, di fare di Schumi un mito che va incontro al destino tragico che è condizione necessaria all’eroe. Un eroe wagneriano che esalti ancora una volta il Volksgeist germanico nella sua tragicità.

Michael Schumacher non è un eroe, non lo era quando era il più bravo di tutti nel gioco dello spettacolo sportivo, non a caso chiamato il circus della Formula Uno, sfidando per amore e per denaro quella morte a cui si è avvicinato poi per un umanissimo colpo di sfortuna, e non certo per un gesto eroico a lui falsamente attribuito. Non la terra e nemmeno lo sport hanno bisogno di eroi, se si vuole che lo sport torni a una dimensione umana di gioco e divertimento, consapevolezza dei propri limiti e disciplinata cura del corpo e della mente. Per questo, e non per alimentare a dismisura il culto della celebrità e l’industria sportiva che di esso si alimenta, buon compleanno Schumi.

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