Immaginate un mondo privo da danni ambientali, un mondo in cui la distruzione della Foresta Amazzonica è un lontano ricordo, in cui la perdita della biodiversità sembra un’occorrenza impossibile, in cui inceneritori e discariche sono vocaboli in disuso. Nonostante questa realtà sembri ora lontana e irragiungibile, 30 anni fa stava per essere realizzata.

Trent’anni fa, l’Ecocidio – il danno ambientale esteso – fu sul punto di essere incluso, insieme al genocidio, tra i crimini internazionali contro la pace, ma – per l’opposizione di qualche governo (Regno Unito, Usa e Paesi Bassi) – fu escluso all’ultimo minuto. L’unico riferimento rimasto all’interno della definizione di crimini contro la pace è la menzione ai “danni diffusi, duraturi e gravi all’ambiente naturale” come crimini di guerra (Statuto di Roma, Art.8, 2b, iv) – creando la situazione assurda secondo cui l’Ecocidio oggi è un crimine in tempo di guerra ma non in tempi di pace. 

Trent’anni fa, avevamo la possibilità di prevenire la distruzione ambientale di cui oggi siamo testimoni; ora la situazione è molto più grave di allora, alcuni scienziati avvertono addirittura che stiamo raggiungendo il punto di non ritorno. Ma oggi, per la seconda volta abbiamo la possibilità di cambiare le cose definitivamente; questa possibilità ci è data da un nuovo strumento legislativo di democrazia partecipativa che è l’iniziativa dei cittadini europei (Ice).

Come funziona?

Le Ice permettono ai cittadini europei di proporre nuove leggi od emendamenti a leggi vigenti europee. Ricevuto il via libera dalla Commissione Europea comincia il countdown di un anno per la raccolta di un milione di firme di cittadini Europei. Al raccoglimento di un milione di firme entro un anno, la commissione ha l’obbligo di considerare la proposta e avviare il processo di introduzione della legge proposta.

L’Ecocidio

Potrebbe sorgere spontanea la domanda: “ma non esistono già delle leggi ambientali?”. E la risposta sarebbe: “sì, ma non sono sufficienti, evidentemente”. Come possono essere sufficienti delle leggi che permetto ai colpevoli di pagare minime sanzioni economiche per danni ambientali irreversibili? Che proteggono soltanto singoli elementi degli ecosistemi senza considerare gli ecosistemi nella loro interità e le interazioni tra i singoli elementi? Che non attribuiscono responsabilità maggiori alle persone che hanno il potere di decidere se commettere ecocidio o meno?

E’ indispensabile introdurre una legge, poi, che riconosca il diritto alla vita, che protegga la biodiversità, e che unisca tutte le forme di danno ambientale esteso con una definizione unica.

I direttori, i capi di governi, le banche, ecc. devono assumersi la responsabilità di prendere in considerazione l’effetto delle loro decisioni in materia ambientale.

La direttiva

La direttiva renderebbe l’Ecocidio perseguibile su territorio europeo, saranno anche illegali attività commesse da aziende o cittadini europei anche al di fuori dell’Ue, e che le aziende non europee che commettono Ecocidio non potranno più vendere quei prodotti all’interno dell’Unione Europea.

Il futuro

Un giorno sarà l’Ecocidio un crimine, questa è una certezza. Tutta l’umanità dipende dagli ecosistemi per la sua sopravvivenza, dopotutto anche noi ne facciamo parte.

Possiamo aspettare altri trent’anni, nella speranza che ci si riproponga un’altra opportunità, o possiamo agire oggi, adesso. Prendendo due minuti di tempo per informarci e firmare l’iniziativa, magari condividendo con tutti i nostri contatti e mandando valanghe di email…La scelta sta a voi, io l’ho già fatta, ma poi non lamentatevi che non ve l’avevamo detto!

Vi serve qualche idea? Eccola!

Per firmare www.endecocide.eu e per qualsiasi informazione, contattate lucia@endecocide.eu

 di Lucia Jane Beltrame, Coordinatrice Italiana EndEcocide