Nei prossimi due mesi il Parlamento dovrà convertire in legge il decreto del Governo in materia di giustizia penale e carceri. Un decreto timido ma necessario per rispondere alle sollecitazioni europee che mettono sotto accusa il nostro sistema penitenziario, fabbrica di violazioni della dignità umana. Non è il decreto che avremmo voluto. Antigone – insieme a buona parte delle associazioni impegnate nel mondo della giustizia, a Magistratura Democratica e all’Unione delle Camere Penali, alla Cgil e al Gruppo Abele – aveva avanzato proposte più radicali di quelle governative, sul tema delle droghe, sulla recidiva, sull’immigrazione, sulle misure alternative alla detenzione, sulla tortura, sui diritti in carcere, sul Garante nazionale delle persone private della libertà, sulla custodia cautelare (nel nostro Paese abbiamo una percentuale di imputati in carcere assolutamente fuori scala rispetto alla media europea; molti tra loro verranno assolti). Il decreto ne ha intercettato in parte i contenuti. Un primo passo che speriamo non venga buttato al vento dalle Camere nei prossimi sessanta giorni.

Sarà forte la tentazione da parte di alcune forze politiche di racimolare facili consensi parlando alla pancia piuttosto che alla testa delle persone, alimentando sentimenti truci e volgari. Creare paure, alimentare allarmi sociali per poi capitalizzare il consenso: meccanismi già visti nel’’era di Bush negli Stati Uniti o della Thatcher in Inghilterra. Un terreno praticato in Italia in passato dalla Lega e da Alleanza Nazionale, supportati da Forza Italia e non contrastati con argomenti forti e razionali dal Partito Democratico. E praticato la scorsa estate ancora dalla Lega purtroppo insieme al Movimento 5 Stelle, quando si impedì che la legge cosiddetta ex-Cirielli sulla recidiva – una legge orribile e discriminatoria – fosse abrogata, così come proposto dal Governo.

Il decreto, come abbiamo detto, è solo un primo, timido passo. Succederà ben poco in termini di decongestione di un sistema che detiene fuori dalla legalità internazionale e costituzionale 170 detenuti ogni 100 posti disponibili. Speriamo ci pensi la Corte Costituzionale, tanto invisa a Beppe Grillo, a dare ragionevolezza e giustizia al sistema, abrogando la legge Fini-Giovanardi sulle droghe. Dovrà esprimersi entro metà febbraio. Nel caso in cui questa legge vessatoria e stupida dovesse essere cestinata, ci auguriamo che prenda piede anche in Italia una discussione su una nuova normativa che tolga il mercato della droga dalle mani dei trafficanti e che tolga i consumatori e i tossicodipendenti dalle carceri.