“L’anno che sta per terminare è stato tra i più pesanti e inquieti che l’Italia ha vissuto da quando è diventata Repubblica”. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha iniziato così il suo discorso di fine anno. Un 2013 “tra i più inquieti sul piano politico e istituzionale. L’anno che sta per iniziare deve essere diverso e migliore, per il Paese e specialmente per quanti hanno sofferto duramente le conseguenze della crisi”, aggiunge parlando di una crisi dalla quale in Europa si comincia ad uscire. Ha un pensiero per Papa Francesco (“Ci richiama a responsabilità sorti del mondo”). Dedica un passaggio per i detenuti che sono costretti in carceri degradate. Qualche parola di saluto anche per i militari impegnati nelle missioni di pace e ai marò ancora in India sotto processo. Riserva qualche secondo anche al “disastro della Terra dei Fuochi“. Ma soprattutto risponde a 5 email arrivate all’indirizzo del Quirinale di cittadini, simbolo dei sacrifici degli italiani. Ma parla anche della politica che “deve cambiare“, di un anno – il 2013 – che ha permesso all’Italia di scongiurare i peggiori pericoli e del suo stesso mandato: E’ “ridicola – aggiunge – la storia del mio strapotere personale”. “Resterò presidente – continua – fino a quando la situazione del Paese e delle istituzioni me lo farà ritenere necessario e possibile, e fino a quando le forze me lo consentiranno. Fino ad allora e non un giorno di più; e dunque di certo solo per un tempo non lungo”. Questo perché “spero di poter vedere nel 2014 decisamente avviato un nuovo percorso di crescita, di lavoro e di giustizia per l’Italia e almeno iniziata un’incisiva riforma delle istituzioni repubblicane”. 

Dunque la risposta alle lettere dei cittadini che hanno scritto al Quirinale. C’è Vincenzo che scrive da un piccolo centro industriale delle Marche che ha difficoltà a ritrovare un lavoro. E ancora Daniela, della provincia di Como che racconta il caso del suo fidanzato “giovane per la pensione, già vecchio per lavorare”. Sono alcune delle lettere che il capo dello Stato ha ricevuto da semplici cittadini e che legge nel suo discorso di fine anno. Un altro cittadino denuncia la condizione degli esodati: “Una forte denuncia della condizione degli ‘esodati’ mi è stata indirizzata da Marco, della provincia di Torino, che mi chiede di citare la gravità di tale questione, in quanto comune a tanti, nel messaggio di questa sera, e lo faccio”. Altra novità è stata la scenografia del discorso. Quest’anno il capo dello Stato non ha parlato dalla consueta scrivania ma da quella di lavoro, alla quale riceve il presidente del Consiglio e le altre personalità politiche nazionali e internazionali e sulla quale appunto legge le email. 

E i sacrifici, poi, non possono essere solo quelli dei semplici cittadini. Un imprenditore scrive al presidente. “Facciamoli insieme questi sacrifici. Che comincino anche i politici”. “Mi sembra – ha risposto il capo dello Stato – un proposito e un appello giusto, cui peraltro cercano di corrispondere le misure recenti all’esame del Parlamento in materia di Province e di finanziamento pubblico dei partiti”. Nella politica, nelle istituzioni e nei rapporti sociali – aggiunge il presidente della Repubblica – sono necessari “forti cambiamenti”. Napolitano spiega di trovare in ogni appello che gli giunge dai cittadini gli “stimoli per prospettare, nei limiti dei miei poteri e delle mie possibilità, i forti cambiamenti necessari nella politica, nelle istituzioni, nei rapporti sociali. Ne traggo anche la convinzione che ci siano grandi riserve di volontà costruttiva e di coraggio su cui contare”.

La ripartenza dell’Italia è fondata sul “coraggio degli italiani“, dice Napolitano, che è “in questo momento l’ingrediente decisivo per far scattare nel 2014 quella ripresa di cui l’Italia ha così acuto bisogno. Coraggio di rialzarsi, di risalire la china”. Il capo dello Stato ha elencato alcune forme di coraggio di cui ora l’Italia ha bisogno: “Coraggio di praticare la solidarietà: come già si pratica in tante occasioni, attraverso una fitta rete di associazioni e iniziative benefiche, o attraverso gesti, azioni eloquenti ed efficaci – dinanzi alle emergenze – da parte di operatori pubblici, di volontari, di comuni cittadini, basti citare l’esempio di Lampedusa. Coraggio infine di intraprendere ed innovare: quello che mostrano creando imprese più donne, più giovani, più immigrati che nel passato”.

Anche per questo servono “risposte qui e ora”, sottolinea, “alla fatica sociale”. In particolare, serve un lavoro che porti “a un disegno di sviluppo nazionale e di giustizia sociale da proiettare in un orizzonte più lungo”. “E’ a questa prospettiva – afferma il presidente della Repubblica – che sono interessati innanzitutto i giovani, quelli che con grandi sforzi già hanno trovato il modo di dare il meglio di sé”.

Poi c’è la politica. C’è il governo e c’è il Parlamento. E per dare risposte “qui ed ora” al futuro dei giovani e alla “fatica sociale”, “si richiedono lungimiranti e continuative scelte di governo, con le quali debbono misurarsi le forze politiche e sociali e le assemblee rappresentative, prima di tutto il Parlamento, oggi più che mai bisognoso di nuove regole per riguadagnare il suo ruolo centrale”. “Non tocca a me – continua Napolitano – esprimere giudizi di merito, ora, sulle scelte compiute dall’attuale governo, fino alle più recenti per recuperare e bene impiegare, essenzialmente nel Mezzogiorno, miliardi di euro attribuitici dalla Unione europea“. Rispetto a “tali scelte e alla loro effettiva attuazione, e ancor più su quelle che il governo annuncia – sotto forma di un patto di programma che impegni la maggioranza per il 2014 – il solo giudice è il Parlamento“. Ma si rivolge anche le opposizioni, il cui gruppo più corposo (i Cinque Stelle) non è mai tenero. “Grande è lo spazio – dice – anche per le forze di opposizione che vogliono criticare in modo circostanziato e avanzare controproposte sostenibili” rispetto all’operato del governo. Tutto questo dopo aver sottolineato che non tocca a lui ma al Parlamento giudicare l’operato dell’esecutivo sia per quanto fatto che per quanto intende fare con il Patto per il 2014. Certo, resta la preoccupazione “per il diffondersi di tendenze distruttive nel confronto politico e nel dibattito pubblico, tendenze all’esasperazione, anche con espressioni violente, di ogni polemica e divergenza, fino ad innescare un ‘tutti contro tutti’ che lacera il tessuto istituzionale e la coesione sociale”.

E comunque i sacrifici fin qui fatti non sono stati vani, rileva. “Sarebbe dissennato – dichiara – disperdere i benefici del difficile cammino compiuto. I rischi già corsi si potrebbero riprodurre nel prossimo futuro: è interesse comune scongiurarli ancora”. “Penso ai pericoli, nel corso del 2013, di un vuoto di governo e di un vuoto al vertice dello Stato: pericoli che non erano immaginari e potevano tradursi in un fatale colpo per la credibilità dell’Italia e per la tenuta non solo della sua finanza ma del suo sistema democratico”, spiega Napolitano. “Quei pericoli sono stati scongiurati nel 2013, sul piano finanziario con risultati come il risparmio di oltre 5 miliardi sugli interessi da pagare sul nostro debito pubblico”, conclude il Capo dello Stato. 

Certo, resta la questione di un profondo rinnovamento anche delle istituzioni: “La nostra democrazia, che ha rischiato e può rischiare una destabilizzazione, va rinnovata e rafforzata attraverso riforme obbligate e urgenti”. Per esempio, si deve porre “termine a un abnorme ricorso, in atto da non pochi anni, alla decretazione d’urgenza e a votazioni di fiducia su maxiemendamenti”, “garantendo ciò con modifiche costituzionali e regolamentari, confronti lineari e tempi certi in Parlamento per l’approvazione di leggi di attuazione del programma di governo”. Da qui il riferimento alle riforme istituzionali. “Entrambe le Camere approvarono nel maggio scorso a grande maggioranza una mozione che indicava temi e grandi linee di revisione costituzionale – spiega il capo dello Stato – Compreso quel che è da riformare – come proprio nei giorni scorsi è apparso chiaro in Parlamento – nella formazione delle leggi”. Riforme che devono vedere partecipare anche le opposizioni al governo Letta, secondo Napolitano. Comprese Forza Italia e Movimento Cinque Stelle. “Alle forze parlamentari tocca da resoluzione, sulla base di un’intesa che anch’io auspico possa essere la più larga, al problema della riforma elettorale, divenuta ancor più indispensabile e urgente dopo la sentenza della Corte Costituzionale”.

Infine il passaggio sul suo secondo mandato che durerà per un tempo non molto lungo, dice. “Sono attento a considerare ogni critica o riserva, obiettiva e rispettosa, circa il mio operato”, ma “non mi lascerò condizionare da campagne calunniose, da ingiurie e minacce“. Sottolinea che “nessuno può credere alla ridicola storia delle pretese di strapotere personale”. Tutti sanno, anche se qualcuno finge di non ricordare, che il 20 aprile scorso, di fronte alla pressione esercitata su di me da diverse forze politiche perché dessi la disponibilità a una rielezione a presidente, sentii di non potermi sottrarre a una ulteriore assunzione di responsabilità. E solo questa pressione, ha precisato, lo spinse a caricarsi di questo “peso”. “Ho assolto il mio mandato – aggiunge – raccogliendo preoccupazioni e sentimenti diffusi tra gli italiani. E sempre mirando a rappresentare e rafforzare l’unità nazionale, servendo la causa del prestigio internazionale dell’Italia, richiamando alla correttezza e all’equilibrio nei rapporti tra le istituzioni e i poteri dello Stato”. 

Tra le varie reazioni arrivate subito dopo il discorso di Napolitano quella del presidente del Consiglio Enrico Letta: “”Esprimo totale sintonia con le parole e gli auspici del messaggio del Capo dello Stato. L’Italia che vuole rialzarsi e costruire con opportune e tempestive riforme si riconosce nei toni e nell’orizzonte delineato dal Presidente Napolitano”. “Combatteremo – aggiunge il capo del governo – con la stessa energia chi esprime, con spirito esclusivamente distruttivo, la volontà di portare al collasso il sistema senza mettere in campo proposte e riforme realmente praticabili”. Mentre Beppe Grillo annuncia l’impeachment già per gennaio, il discorso di Napolitano è musica per le orecchie di Matteo Renzi. “Lavoro e coraggio – dice – sono le sfide degli italiani per il 2014: noi ci siamo, convinti e determinati per dare al nostro paese un futuro. Le sfide per il nuovo anno non sono semplici, ma proprio per questo non c’è da perdere neanche un minuto e il Pd raccoglierà l’appello del presidente della Repubblica fin dai prossimi giorni”.