Luigi Lucchi, il sindaco di Berceto, chiede aiuto contro i “furti legalizzati” a spese dei suoi cittadini e li incita a presentare una denuncia contro lo Stato, contro le tasse troppo alte, la burocrazia e i costi della politica che finiscono sul conto della gente comune. Con un appello su Facebook prima e poi un annuncio sulla prima pagina della Gazzetta di Parma, il primo cittadino del Comune dell’Appennino parmense (lista civica Idee e tenacia) cerca professori, costituzionalisti, avvocati “che solo per amore di giustizia mettano a disposizione, gratuitamente – si legge nell’annuncio – il loro sapere per difendere il Comune di Berceto (un piccolo Comune) e i suoi cittadini presso organismi internazionali preposti, obbligando uno Stato alla deriva, a raddrizzarsi e rispettare la Costituzione”.

Nel mirino del sindaco, che da settimane ha diffuso l’annuncio in Rete, ci sono i costi della politica e degli enti pubblici, ma anche le tasse e le imposte comunali, che nel 2013 hanno portato i bercetesi a trovarsi davanti a un conto salato, paragonabile secondo Lucchi a un vero e proprio furto, senza alcun vantaggio per la popolazione. E tutto questo perché, secondo il sindaco, “abbiamo dei parlamentari nominati e non eletti dal popolo, partiti personali o dediti unicamente al loro interesse. Tutto questo rende impossibile fare politica e utilizzare la politica per il bene del popolo”. Documenti alla mano, è il sindaco stesso a fare i conti di quello che i cittadini di Berceto hanno dovuto pagare di tasca propria per colpa dei costi della politica. “Sono stati derubati, negli anni passati, da carrozzoni pubblici ed enti di secondo grado, non eletti dai cittadini, di euro 1.818 cadauno”, che sommati a quelli dal 1997 fanno un totale di 4 milioni di euro.

“Nel 2013 inoltre – spiega Lucchi – certamente nel disprezzo della Costituzione, il Governo, attraverso leggi, ha preteso da ogni bercetese, con tasse e imposte comunali che ha incamerato usando i sindaci come gabellieri, direttamente come Stato, ben 1.092 euro”. Lucchi se la prende con lo Stato, la burocrazia, i carrozzoni pubblici mangiasoldi, parla di “furti contro la povera gente” e guarda al 2014 con timore, nella consapevolezza che “pretenderanno ancora di più, da ognuno di noi, anche da coloro che economicamente stanno già male”. Per questo il sindaco utilizza internet e giornali per chiedere aiuto: “Ci sarà pure un giudice preposto, in Italia o in Europa o perfino all’Onu – scrive nel suo annuncio – che si prenderà cura delle ragioni di un Comune, di un Sindaco e dei suoi concittadini verso uno Stato ormai vorace e insolvente nel restituire servizi”. Ma il primo cittadino che in Rete mostra con orgoglio la foto delle sue scarpe dalle suole consumate con la didascalia “scarpe da sindaco”, non si ferma qui, e dall’Appennino lancia una nuova protesta contro lo Stato che impoverisce i cittadini. Per il 21 dicembre ha chiamato a raccolta tutti i cittadini di Berceto e non solo, per cominciare dal Comune montano una “protesta non violenta contro l’ingordigia dello Stato”. “Uniamoci per presentare una denuncia nei confronti dello Stato. Nessuno deve rimanere in silenzio – dichiara Lucchi – Abbiamo l’obbligo, come cittadini, di farci sentire, di protestare”.

Non è la prima volta che Lucchi protesta contro le tasse che gravano sui piccoli Comuni: a febbraio 2013 il sindaco di Berceto aveva scritto al presidente Giorgio Napolitano, minacciando di presentarsi in mutande con la fascia tricolore davanti al Quirinale per salvare il suo paese dalla stretta della Tares e delle imposte. Una volta a Roma, le forze dell’ordine lo avevano convinto a desistere dallo spogliarsi e Lucchi era rimasto a manifestare in camicia. A distanza di mesi però il sindaco è tornato all’attacco, questa volta chiedendo anche ai cittadini di unirsi alla sua protesta.