In Bangladesh le donne non potevano maneggiare denaro, chiedere prestiti o possedere la terra a causa di un antico tabù pre-islamico incorporato successivamente nei precetti religiosi proposti dai mullah di quel Paese. Muhammad Yunus decise di impegnarsi per debellare la povertà e, avendo compreso che le stesse donne potevano vincere la guerra contro la miseria, decise di incentrare la sua attività sull’emancipazione femminile. Ma per raggiungere il suo obiettivo non organizzò campagne di informazione, raccolte di firme, proteste.

Yunus fondò una banca che prestava somme di denaro irrisorie  alle donne più povere del mondo (a partire da mezzo dollaro!). Nel suo meraviglioso romanzo autobiografico, Il banchiere dei poveri (Feltrinelli, 2013) racconta che il primo problema contro cui dovette scontrarsi fu che non poteva parlare direttamente alle donne perché anche questo era tabù. Il dialogo avveniva tramite ragazzini che facevano la spola tra due stanze: in una c’erano le donne, nell’altra Yunus. Siccome il sistema era ingestibile trovarono la mediazione di parlare stando nella stessa stanza separati da un telo. Un giorno questo telo cascò, le donne iniziarono a ridere nervosamente per lo scandalo che si era verificato e di lì in poi decisero di smettere di preoccuparsi di questi dettagli formali della fede. In seguito, divenne consuetudine parlare con un funzionario della banca dei poveri per le donne alla ricerca di un prestito.

Anni dopo, quando la banca raggiunse i due milioni di donne che avevano ottenuto un prestito (diventate socie e comproprietarie della banca) e avendo conquistato risultati enormi contro la povertà, Yunus procurò un cospicuo finanziamento dalla Banca Mondiale. Con questo denaro lanciò un prestito a tasso agevolato di 500 dollari per permettere alle donne di costruirsi un’abitazione decente di 80 metri quadrati. Migliaia di donne si presentarono per ottenere il prestito, ma nel contratto del mutuo c’era una clausola che prevedeva che solo le proprietarie del terreno sul quale costruire la casa, potessero ottenere il prestito.

Molti criticarono Yunus dicendo che così non avrebbe stipulato neppure un mutuo visto che la tradizione vietava alle donne il possesso della terra. Era chiaro che Yunus, ottenuto il malloppo dalla Banca Mondiale voleva tenersi stretti i soldi.

Ma dopo sei mesi 500mila donne avevano rotto talmente i coglioni ad amici, padri, fratelli e amanti che avevano ottenuto la proprietà legale di un pezzo di terra e avevano costruito la loro casa. E quando un eventuale marito divorziava da loro pronunciando per tre volte la frase convenzionale: “Ti ripudio! Ti ripudio! Ti ripudio!”, esse potevano rispondere: “Ok! Ora esci da casa mia!”

Quella della Banca dei Poveri è stata la più grande rivoluzione sociale che il Bangladesh abbia conosciuto nella sua millenaria storia e non ha richiesto il sacrificio di alcuna donna! Nessuno si è buttato tra le zampe dei cavalli durante le corse di puro sangue, nessuno è stato picchiato dalla polizia, nessuno si è dato fuoco, nessuno è stato denunciato o incarcerato. Nessuno si è messo a fare la morale alle donne che accettavano il sistema di segregazione sessuale, nessuno ha cercato di spiegare grandi princìpi di eguaglianza e di giustizia, nessuno ha criticato il fondamentalismo malato. Yunus ha individuato il punto di crisi del sistema di valori e ha agito solo su quello, limitandosi a creare opportunità che prima non esistevano.

Ps:  nel prossimo articolo vi parlerò del rapporto tra Nuovo Movimento e ricerca spirituale, o se preferite esistenziale. Perché un’altra grande novità è che per la prima volta nella storia del mondo la scoperta del femminismo degli anni settanta è diventata slogan di massa: “Il personale è politico!”.