Sono le ore 20, 41 minuti e 30 secondi a Point-à-Pitre (Guadalupe), quando Giancarlo Pedote taglia la linea d’arrivo della Mini Transat 2013, arrivando secondo ad appena due ore e mezzo dal francese Benoit Marie. Giancarlo ha guidato la flotta della regata per il 90 per cento dei 18 giorni di regata, facendo segnare il record di percorrenza sulle 24 ore, ben 273 miglia.

Quando posa i piedi in banchina, Giancarlo ha gli occhi stanchi, che s’illuminano appena scorge fra il pubblico che è venuto ad accoglierlo, sua moglie Stefania e il loro bambino, Aurelio. È stata dura questa regata e questo risultato è molto difficile da accettare per il navigatore fiorentino, che aveva consacrato gli ultimi due anni alla preparazione della corsa, trasferendosi anche a Lorient (Bretagna) per potersi allenare al meglio. “Ho fatto l’eremita per due anni”, ha spiegato.

La Mini Transat, regata in solitario che si corre ogni due anni su piccole barche a vela di 6 metri e mezzo, è la palestra per le grandi corse in oceano, perché pretende una preparazione e regala un’esperienza fondamentale per un marinaio. Quest’anno per il forte maltempo che c’è stato nel Golfo di Biscaglia – parte dell’Oceano Atlantico di nord-est – la regata che sarebbe dovuta partire il 13 ottobre è slittata due settimane. Un rinvio inutile visto che la tempesta si è comunque presentata in anticipo rispetto alle previsioni su capo Finisterre,  promontorio sull’Atlantico del nord-ovest della Galizia. Anticipo che ha fatto decidere agli organizzatori della regata di annullare la prima tappa inizialmente prevista in arrivo a Sada. Tappa vinta da Giancarlo con un vantaggio di oltre due ore prima davanti al suo inseguitore Gwenolé Gahinet. Altri giorni di attesa in Spagna: nuova partenza, questa volta per una sola, storica, tappa di più di 3600 miglia, direttamente fino a Point-à-Pitre. 

Si parte quindi, ma il vento forte lungo le coste portoghesi scuote barche e marinai. Giancarlo subisce un’avaria ai timoni, che aggiusta in due ore con le mani immerse nell’acqua dell’oceano. Poi è il turno di una frattura nella scassa della chiglia prima di arrivare alle Canarie. “Lì mi sono detto: o mi fermo a Lanzarote per riparare, oppure provo a fare la resina da solo, qui in barca”, ha spiegato Pedote. Fare lo  scalo significa accumulare ritardo, quindi la decisione è presa: si ripara in barca. Fra raffiche a 30 nodi, dentro una barca che parte a più di 10 nodi sulle onde, Giancarlo ripara anche la crepa, senza perdere il comando della flotta e senza abbassare le sue velocità di crociera. In Atlantico la battaglia con Benoit Marie è serrata, ma il francese resta sempre dietro, tranne per poche ore. A 300 miglia dall’arrivo, al primo aggiornamento delle 8 di sabato, Giancarlo è secondo: tutti si chiedono cosa stia succedendo: la barca perde velocità, ci dev’essere qualche problema. “A 300 miglia dall’arrivo, stavo navigando al gran lasco (con vento dietro, ndr) quando la barca ha preso un’onda incrociata, si è messa al traverso e una raffica mi ha preso in pieno – racconta Giancarlo – non ho potuto accompagnare la barca con la barra perché i timoni erano fuori dall’acqua. Ho sentito un rumore strano, tipo un palloncino che si buca e ho visto il bompresso rotto. Allora l’ho tolto, l’ho portato dentro, l’ho riparato: è stata dura, ma in tre ore avevo fatto tutto, ero tranquillo”.

Giancarlo continua la navigazione, perde un po’ di velocità ma non molla. Il francese Benoit Marie, fino a quel momento secondo, può approfittarne e prendere il comando della flotta. “Non sapevo la mia posizione arrivando, stamattina ho sentito in modo molto disturbato la classifica alla radio e mi è parso di capire che fossi dietro a Marie. Ma mi dicevo ”non è possibile, dopo tutto quello che è successo, non è possibile, non è giusto”.

L’arrivo a Point-à-Pitre è un’impresa difficile, la delusione e la fatica disegnano sul viso di Giancarlo una maschera: “I miei progetti adesso? Andare in vacanza, dedicarmi alla mia famiglia: a mia moglie Stefania e a nostro figlio Aurelio. È bello vederli”.