“Un uomo, una barca, un oceano”, è questo il leitmotiv della Mini Transat 2013, regata che si disputa ogni due anni su barche lunghe appena 6 metri e mezzo, dove i marinai attraversano in solitario l’Atlantico fino ai Caraibi. La Mini Transat è nata nel 1977 dall’idea di Bob Salmon, un inglese con la passione per il mare, il vento e l’avventura e da allora “la Mini” non ha mai perso la sua ”anima”, restando oggi una delle ultime, vere, grandi avventure di mare. La flotta dei 77 Mini 6.50, di 17 nazionalità, partirà mercoledì 13 dal porto spagnolo di Sada alle 9 ed è suddivisa in Serie e Prototipi (Proto): i Serie hanno il vantaggio di essere barche più semplici da manovrare e sono costruite almeno in 10 unità. I Proto sono vere e proprie fucine di sperimentazioni tecniche e navigano più veloci dei Serie.

L’edizione 2013 della Mini Transat, doveva partire il 13 ottobre da Douarnenez (Francia), ma ha subito 16 giorni di ritardo a causa delle burrasche che si sono abbattute sul Golfo di Biscaglia, con venti ad oltre 40 nodi (più di 70 km/h) e onde di 5/6 metri, condizioni estreme per questi “gusci di noce”. Partiti il 29 ottobre, i Mini dovevano inizialmente fare una prima tappa – poi annullata – a Sada in attesa che il maltempo passasse su Capo Finisterre, ma il peggioramento repentino delle condizioni ha costretto la maggior parte della flotta a riparare a Gijon (Spagna). Pochi giorni fa tutta la flotta si è riunita a Sada e da lì domani partirà, per una tappa unica fino a Guadalupe: 3.600 miglia (circa 6.700 km), che saranno percorsi in 25-30 giorni, numeri che rendono quella del 2013 un’edizione storica.

Gli italiani al via sono 6 (il 7°, Davide Lusso, ha annunciato ieri il suo abbandono), 2 Proto e 4 Serie. Fra i primi, troviamo Giancarlo Pedote su Prysmian, già vincitore della prima tappa – poi annullata- da Douarnenez a Sada, nonchè unico ad avere già partecipato alla Mini Transat nel 2009 e Michele Zambelli (Fontanot), giovanissimo marinaio romagnolo, già al suo terzo Oceano, che così parla di quest’avventura: “Si tratta di una Mini Transat storica ma non facile per la meteo e per il nuovo equipaggiamento che abbiamo dovuto riorganizzare stando attenti a controllare ogni minimo particolare. Sarà sicuramente un’occasione unica”. Fra i Serie, il torinese Alberto Bona (Onlinesim.it) vanta già un importante palmares ed è stato Campione Italiano Serie 2011 e 2012. “La tappa unica è incredibile – racconta Alberto – siamo i pionieri di una Mini Transat senza precedenti. Stiamo scrivendo un pezzo di storia”.

Andrea Iacopini (UmpaLumpa), romano 35enne, sogna di fare questa regata dal 2009 e da allora ogni energia è a essa dedicata. “Mi piace l’idea della tappa unica. Con il nuovo percorso è come riscoprire lo spirito avventuriero di una navigazione in solitario”, racconta Andrea a poche ore dalla partenza. Dalla Capitale vengono anche Federico Fornaro (Raw News Jolie Rouge) e Federico Cuciuc (Your Sail). Il primo va in barca da sempre e di mestiere è fotoreporter di guerra: l’adrenalina ce l’ha nel sangue! Intervistato a un soffio dalla partenza, rivela che “non ho molte emozioni al momento ma solo il pensiero di preparare la barca al meglio. Tutto verrà fuori quando mollerò gli ormeggi. La tappa unica è emozionante ma impegnativa”. Federico Cuciuc ha dovuto far fronte a non poche difficoltà sin dalla partenza, ma sarà sulla linea di partenza. Che sentimenti prova? “Paura. Fiducia. Gratitudine. Fin qui è stato il momento dell’ostinazione, ora arriva il momento della velocità! È un privilegio essere qui, avercela fatta”.

La Classe Mini 6.50 è famosa nel mondo della vela per lo “spirito Mini”, un misto di romanticismo, avventura tipica delle grandi navigazioni del passato e voglia di uno stile di vita semplice, guidato dai puri valori del mare. Durante la regata, i 77 Mini saranno seguiti da 10 “barche appoggio”, che interverranno in caso di problemi. La regola aurea che tutti sono chiamati a rispettare, è di non avere contatti con l’esterno durante la regata, gli unici ammessi sono quelli con le barche appoggio. Sui Mini i velisti hanno solo la radio VHF e uno strumento, il GPS non cartografico, che dà loro la posizione in cui si trovano (latitudine e longitudine). Niente sofisticati strumenti né computer che diano i bollettini meteo dunque, né internet o telefoni satellitari. Per 30 giorni, 77 marinai saranno soli, fra cielo e mare, per realizzare un sogno.