I particolari delle sue dimissioni trapelano solo ora. Ma la lettera del vicepresidente della Fondazione Enasarco Andrea Pozzi è arrivata sulla scrivania del presidente Brunetto Boco un mese fa. E i dettagli della missiva che filtrano dagli uffici della cassa di previdenza e assistenza degli agenti di commercio hanno un significato allarmante per i suoi 250mila iscritti: gli investimenti fatti con i loro contributi, che un giorno dovrebbero garantire le loro pensioni, secondo Pozzi sono a rischio. Nel documento di cui ilfattoquotidiano.it è venuto in possesso l’ormai ex vicepresidente dell’ente scrive di essere intervenuto nel tentativo di tutelare gli iscritti. Ma ne sono conseguiti “certi inquietanti episodi” che lo hanno messo “in apprensione”. Episodi su cui ora stanno indagando le forze dell’ordine, in seguito a una denuncia che la questura di Milano si è vista recapitare a fine ottobre.

Sfocia dunque nella cronaca una vicenda che fino a qualche settimana fa era rimasta confinata negli ambienti della finanza. “Mi sono reso conto – si legge nella lettera in cui Pozzi ha comunicato le proprie dimissioni – che alcuni investimenti importanti della fondazione erano in perdita, che i gestori di tali investimenti in perdita non erano a mio giudizio adeguati, che occorreva intervenire”. I dubbi di Pozzi non sono nuovi. Risalgono almeno allo scorso febbraio, quando l’allora vicepresidente è protagonista di un duro intervento in cda in cui accusa la “negligenza” del presidente Boco. E punta il dito contro investimenti fatti attraverso veicoli con sede in paradisi fiscali come le Mauritius senza che ne sia stata fatta comunicazione a Bankitalia. In cda Pozzi sottolinea poi le criticità dei fondi Athena che sono andati a finanziare la Time and Life di Raffaele Mincione. Un rapporto, quello tra Enasarco e il finanziere romano con base a Londra, che secondo quanto scritto ieri da Repubblica ha portato nella disponibilità di Mincione ben 185 milioni di euro, una ventina dei quali sono stati persi nell’investimento in Monte dei Paschi di Siena e in altri di entità minore, mentre circa 140 sono stati utilizzati per la “scalata” del finanziere alla Banca Popolare di Milano.

Ma ciò su cui Pozzi concentra la propria attenzione nell’intervento di febbraio è soprattutto il portafoglio di derivati di cui faceva parte la nota Cms (ex Anthracite), trasferita nel 2011 per un valore nominale di 780 milioni di euro al comparto Res Capital Protection della società d’investimento a capitale variabile Europa Plus, gestita dalla Gwm di Sigieri Diaz Pallavicini, finanziere legato a Marco Tronchetti Provera, e di Massimo Caputi, già alla guida del carrozzone di Stato Sviluppo Italia (oggi Invitalia) ed ex rappresentante di Francesco Gaetano Caltagirone al Monte dei Paschi di Siena. L’investimento nella relazione di bilancio 2012 di Enasarco finisce nel capitolo “investimenti alternativi”, dietro cui potrebbero nascondersi perdite potenziali da oltre 500 milioni di euro, ovvero la differenza tra il valore di carico degli asset (1,9 miliardi) e quello di mercato (1,4 miliardi). Un delta negativo che per 456 milioni deriva proprio dal fondo Europa Plus Res Capital Protection e che Enasarco non ha svalutato a bilancio perché “protetto” da un Btp zero coupon con scadenza nel 2039, la stessa dei derivati. Una protezione su cui non ha nascosto tutti i propri dubbi la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, in una richiesta di chiarimenti dello scorso gennaio, che non ha mutato la posizione della fondazione.

Le preoccupazioni per Enasarco espresse a febbraio sono rimaste anche nei mesi successivi e Pozzi il 25 ottobre ha comunicato le proprie dimissioni. Nella missiva parla di “circostanze, che hanno riscontri effettivi, dalle quali sono indotto a pensare che la mia permanenza nel consiglio della fondazione possa danneggiare in modo grave la mia figura professionale e le attività imprenditoriali mie e della mia famiglia”. E poi il riferimento a “certi inquietanti episodi che si sono verificati in concomitanza dei consigli di amministrazione o di altre importanti riunioni del consiglio di amministrazione” che hanno messo Pozzi “in apprensione”. Parole che sembrano riferirsi ad atti intimidatori su cui ora indagano gli investigatori della questura di Milano. Contattato da ilfattoquotidiano.it, Pozzi non ha voluto rilasciare in merito alcuna dichiarazione chiarificatrice.

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