Entrando nella Casa del Sole si scopre un accogliente luogo circondato da un ampio giardino nel quartiere di Centroni, alla periferia di Roma. Ancora prima di essere una casa famiglia per disabili questa rappresenta una prassi di stato sociale che dovrebbe diventare un modello virtuoso per la politica. La Casa del Sole nasce per la concretezza di una madre prima e di un altra poi che decidono di preparare, rimboccandosi le maniche come tutti i genitori di un ragazzo disabile fanno tutti i giorni, il futuro dei loro figli.

Maila e Paola, insieme con la cooperativa sociale Cecilia onlus che forniva servizi di assistenza domiciliare da diversi anni nel territorio, hanno in mente un welfare concreto che parte dall’acquisto di un immobile idoneo alle esigenze dei loro figli e per quelli che si aggiungeranno. La Casa del Sole viene, dopo l’acquisizione, ristrutturata facendo ricorso a un’idea di economia partecipata alla quale bisognerà iniziare a pensare anche nei palazzi della finanza. Vengono coinvolti, in aggiunta al 5 per 1000 della onlus, singoli cittadini, aziende e si realizzano eventi pubblici per raccogliere fondi fino ad un ammontare di 170.000 euro in due anni. Questo consente ai due giovani Iacopo e Daniele di iniziare a vivere in un luogo che “obbliga” il territorio a rispondere ai loro bisogni. Le parrocchie, i centri sportivi e ricreativi, il forum del terzo settore e i cittadini saranno, come già avviene, interrogati a rispondere diventando azionisti di un luogo che nasce per occuparsi di giovani non autosufficienti ma che dovrà diventare un modello di assistenza sociale partecipata.

Maila e Paola sanno che da sole non si va da nessuna parte e lo stanno dimostrando. Ora la responsabilità è di tutti. La profezia nelle parole di don Milani diventano allora una esigenza per questo tempo in cui i servizi sociali vengono demoliti dalle miserande scelte economiche dei singoli Stati. Interrogarsi sulla sostenibilità nel tempo di un’esperienza come quella descritta e trovare risposte e impegni da parte delle istituzioni, sappiamo ad esempio che la procedura di accreditamento della struttura è ancora in via di definizione, diventa una prospettiva di sviluppo per una economia di comunità. Il problema, serio, è che tutto questo dovrebbe essere compreso anche dalla nostra classe politica e non solo dalle mamme di Iacopo e Daniele. 

Il video di Fabio Masi