Il mondo FQ

Tajani e la gonna lunga: risponde la Bruttina stagionata

La donna morigerata e calma è garanzia di stabilità, di quiete, di "stare là". Soprattutto è quella che non tradisce. Poi dici a che serve l'educazione affettiva nelle aule e fuori
Tajani e la gonna lunga: risponde la Bruttina stagionata
Icona dei commenti Commenti

Fortuna che la Bruttina stagionata già la conoscevamo e l’abbiamo amata. Ancora più fortuna che il capolavoro di Carmen Covito sia diventato un marchio, un brand, uno stereotipo difficilmente turlupinabile. Altrimenti rischiava anche di diventare il titolo perfetto – ma lontano dal vero significato del romanzo – dell’imbarazzante discorso del ministro Tajani in quel di Formello, alle porte nord della capitale. Titolo d’effetto con sottotitolo di rigore: Gonna lunga e poche parole, vademecum del focolare domestico senza scossoni.

Peccatissimo poi che evidentemente in pochi del governo in auge abbiano mai letto o visto rappresentata La bruttina stagionata (sullo schermo da una Signoris agli esordi e a teatro per la regia della grande Franca Valeri), altrimenti sarebbe lecito pensare che a Tajani il consiglio di fermarsi lo avrebbero dato, i suoi. Giusto una parolina, un cenno, mica tanto.

Eh già perché l’elogio della sfigata (gonna lunga, non affascinante, carina) come garanzia del matrimonio sempiterno era un rischio da mettere in conto, visti i mala tempora che currunt. Prima o poi dovevamo aspettarcelo, no? Mese più, mese meno, il clima reazionario che si respira in questo paese in via d’arretramento il venticello del limite oltrepassato che si fa bufera doveva farcelo presagire. Tra l’altro in quel discorso c’è anche un paradosso non evidenziato, il figlio che chiede al padre: “Che donna devo sposare?” Cioè. Come se la donna, appunto, debba venire sposata (atteggiamento passivante nella parole, allarme da non sottovalutare) e non siano i due che in caso si sposino.

La bruttina stagionata, dicevamo. Nel Tajani pensiero è la donna morigerata e calma, garanzia di stabilità, di quiete, di “stare là”. Soprattutto è quella che non tradisce. E sempre all’italico maschio torniamo: una che la chiami e lei sta là. Che vogliamo di più.

La bruttina stagionata, appunto. Ma quella vera. Quella che alla fine sì, è carina ma non bella, lavora ma non guadagna troppo, esiste ma non vive, eppure. Eppure alla fine fa la rivoluzione e piega gli uomini ad avere bisogno di lei, udite udite proprio attraverso il sesso, anche a pagamento. Marilina Labruna, lei, sì. Bruttina, bassa e grassottella, con gli occhiali da intellettuale. Ma tu guarda. Una che la sua riscossa avviene non solo attraverso il cervello ma con quelle armi che tanta pena infliggono a questo governo: l’uso consapevole del proprio corpo, finalizzato, indirizzato ma non strumentale.

Prima di lei, classe 1992, troppi sdoganamenti ci sono stati dei quali evidentemente non si è fatto bagaglio nelle chiacchiere da palco di chi dovrebbe rappresentarci anche all’estero e che però sanno di richiamo di certo elettorato (by the way ben lontano da quel forzitalismo tifoso delle donne belle e rampanti). Se da noi non bastasse Germi con Divorzio all’italiana – 1961 (e lì la fedifraga ha addirittura i baffi pronunciati, altro che carina), si può sempre incappare a volo d’uccello in La moglie del prete (Risi, 1971) oppure si può andare oltralpe e trovare un grido di libertà ancora più forte dove il cervello che usa il corpo non solo per sottomettere l’altro sesso ma anche per addomesticarlo, mette a segno la vendetta nel francese Improvvisamente una sera… un amore (Gobbi, 1972): notevolissima la scena finale, in cui Virna Lisi accarezza neanche fosse un cane l’uomo ridotto a zero che l’aveva violentata.

Dunque bruttine stagionate fedeli adoranti presenti, con la gonna lunga e possibilmente con la parola mancante. Perché un solo concetto va rafforzato: la famiglia, la casa, il tinello. Il tutto nel mese in cui abbiamo salutato Gloria Steinem ed Emma Bonino.

Poi dici a che serve l’educazione affettiva nelle aule e anche fuori. Se solo ci fosse visione.

Mentre qui l’aspettiamo con ansia ma senza grandi speranze, aggrappiamoci ognuno a un esempio. Io personalmente invoco il fantasma di Miss Brodie, me la immagino in una scuola italiana qualsiasi che entra in aula come sa fare lei a seminare zizzania tra gli insegnanti ortodossi. Consiglio non richiesto, non è mai troppo tardi per leggere il capolavoro scozzese Gli anni fulgenti di Miss Brodie. Prima edizione originale 1961, prima versione italiana 1964. Cioè più di sessant’anni fa. Anzi, visto che a ogni anno c’è questa via crucis di nuove edizioni per testi precedenti, facciamo che si possa adottare già alle medie questo romanzo che il Time ha inserito tra i cento migliori romanzi inglesi. Con gli insegnanti a leggerlo insieme alle alunne e agli alunni. E magari anche ai genitori.

Chissà. A forza di letture e riletture in un futuro lontano penseremo che il discorso di Formello sia stata un’interferenza distopica, che no, in Italia anno 2026 non c’è mai stato un ministro della repubblica seduto senza contraddittorio a pronunciare parole contro l’evoluzione delle donne. Non è possibile – diranno- è sicuramente un racconto tramandato male. L’obiettivo deve essere questo.

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione