Vittima, fragile e indifesa, di persecuzioni politiche e giudiziarie o spregiudicata politica trasformatasi in un batter d’occhio sull’altare delle convenienze? Dagli esordi di Julija Tymošenko come giovane imprenditrice nella devastata Ucraina degli anni Novanta, alla svolta nazionalista e alla conseguente metamorfosi anche nell’immagine: protagonista del ritratto di Ulderico Rinaldini Julija Tymošenko – La conquista dell’Ucraina­ (Sandro Teti Editore), con l’introduzione di Alessandro Politi, che sarà presentato mercoledì 27 novembre a Roma alla Fandango Libri, poche ore dopo la visita di Vladimir Putin in Italia. 

E mentre il presidente russo sembra aver segnato un punto a suo favore nella battaglia con Bruxelles per l’influenza nell’est del continente, accusando proprio l’Ue di far “pressione” su Kiev e di “ricattarla”, la leader dell’opposizione è ancora in carcere, da dove ancora pochi giorni fa ha annunciato lo sciopero della fame e ha invitato i suoi connazionali a scendere in piazza e a protestare contro quello che ha definito il “colpo di Stato” (ovvero il congelamento del processo di integrazione europea di Kiev). La pasionaria arancione sconta l’accusa di aver favorito la Russia di Putin, a scapito dell’interesse ucraino, siglando nel 2009 un contratto per la fornitura di gas da Mosca.

Questo libro­-inchiesta intende rompere uno schema fin qui utilizzato dalla grande stampa internazionale, dipingendo la Tymošenko nelle sue diverse fasi in virtù di fonti attendibili, rigorosamente citate, e corredato da alcune interviste realizzate a Kiev nell’estate del 2013 dall’editore Sandro Teti, un passato professionale in loco, avendo lavorato a lungo in gioventù in Unione Sovietica, nella redazione italiana dell’agenzia di stampa Novosti. Documenti originali e interviste inedite raccolte nel volume compongono l’immagine di un personaggio controverso, una donna minuta ma infaticabile, dotata di rara intelligenza e di un carisma quasi ipnotico, che le hanno consentito, assieme alle immense ricchezze accumulate con il gas russo, di emergere nella maschilista, rude e violenta società dell’Ucraina postsovietica.

Questo ritratto di Julija Tymošenko, ex premier ora decaduta, ha un senso in quanto è direttamente proporzionale, così come osserva Politi nell’introduzione, alla spesso dimenticata “lezione del Machiavelli di chi svela di che lagrime grondi e di che sangue lo scettro e lo smartphone di quelli che decidono i destini di una nazione”. Punto di svolta del libro è la rivoluzione arancione, che battezza in qualche modo questa eroina che aveva accuratamente badato a definire il perimetro della sua azione, tra i propositi nazionalistici e la nota coroncina di treccia.

Proprio quelle dinamiche fasi di piazza, con le manifestazioni, l’arresto, sono esplicitate dalle voci e dai racconti dei protagonisti, in parallelo ai passi significativi dell’intera vicenda, come i due ex alleati, Juščenko e Tymošenko, in lotta per dividersi il controllo sui servizi di sicurezza, al pari del vero attore protagonista, spesso citato solo di sfuggita ma centrale per i riverberi di geopolitica che causa: il gas. Su cui si intreccia la scomparsa per mano di ignoti di un deputato di Kiev, Evgenij Ščerban, che pare non volesse sottostare ai desiderata della compagnia d’intermediazione gasiera dominante. La storia non si fa da un pezzo con i memorabili “medaglioni di figure drammatiche costruite dall’arte retorica classica e nemmeno, per quel che valgano queste vane illusioni, con i santini elettronici degli spin doctor”, osserva Politi. Bensì con le voci reali di chi vede e poi racconta. E solo così è lecito formarsi un giudizio.

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