Non bastavano dodici esperti sull’Agenda Digitale, il governo di Enrico Letta crea anche un Comitato ristretto composto da tre tecnici. In primis Francesco Caio, Commissario per l’attuazione dell’Agenda, che sarà affiancato dal francese Gerard Pogorel, professore di economia e management della Scuola Nazionale Superiore di telecomunicazioni di Parigi, e dal tedesco Scott Marcus, consulente della Federal Communication Commission, il regolatore americano, che da anni affianca aziende e istituzioni europee sui temi delle nuove reti.

I tre esperti dovranno definire lo stato dell’arte delle reti del Paese, identificare i piani di sviluppo dei principali gestori e valutarne la congruenza con gli obiettivi di copertura indicati dalla Ue per il 2020 integrando così il lavoro dei dodici esperti nominati alla fine del mese di ottobre. Il lavoro dei tre saggi, come ha spiegato il premier, dovrà essere rigorosamente ultimato entro al fine dell’anno. Peccato però che Telefonica, società azionista di Telco che a cascata ha il 22% di Telecom, possa già salire al 100% della holding a partire dal primo gennaio 2014 diventando così di fatto il nuovo socio di riferimento del gruppo guidato da Marco Patuano e della sua rete. E che, contemporaneamente, sia stata riviata sine die la trasformazione in legge della mozione, approvata dal Senato che, a tutela dei piccoli soci, chiede di far scattare l’offerta pubblica di acquisto su una società quotata quando cambia il controllo di fatto del gruppo. Proprio come nel caso dell’operazione Telefonica su Telco. Quella della triade di esperti, in ogni caso, è un’ottima idea secondo l’ad di Telecom Patuano, che, intervenendo a Roma al Financial Times Future of Italy Summit, ha spiegato alla platea come l’importante sia “smetterla con le polemiche e far partire gli investimenti”.

“Indipendentemente da chi farà gli investimenti nella fibra, la fibra resterà sul territorio italiano”, ha aggiunto trascurando di evidenziare però come, con soci stranieri nella rete, parte degli introiti e dei guadagni voleranno all’estero se la proprietà della rete in fibra non resterà italiana e possibilmente in mano pubblica come ha proposto l’Anci Toscana. Sui progetti relativi alla rete di telecomunicazioni del domani, Patuano ha infine sottolineato come il dialogo con la Cassa Deposoti e Prestiti non sia chiuso: “Se ci saranno delle opportunità in futuro lo vedremo, ma ­ non deve essere motivo per rallentare il nostro progetto”. Quello di rimborsare il debito con pesanti dismissioni che sono iniziate con l’addio a Telecom Argentina