Una serie di esplosioni si è verificata alle 7:40 di questa mattina nei pressi del quartier generale del Partito comunista cinese della regione della centrale dello Shanxi, nel capoluogo di Taiyuan, una metropoli di oltre quattro milioni di abitanti. Il governo provinciale dello Shanxi ha confermato sul suo sito web che gli scoppi sono stati provocati da piccoli ordigni esplosivi. L’agenzia di stampa ufficiale, Xinhua, riporta che sul luogo delle esplosioni sono stati rinvenuti cuscinetti a sfera metallici e ha parlato di bombe fatte in casa. Cctv, la televisione di Stato, ha aggiunto che gli ordigni erano stati nascosti nelle aiuole che costeggiano la strada. Il bilancio è di un morto e otto feriti, di cui uno in condizioni gravi.

I testimoni presenti sul luogo intervistati da vari media parlano di deflagrazioni (il numero varia dalle 4 alle 7) che hanno messo fuga i passanti, molti dei quali stavano recandosi al lavoro. Sempre secondo le testimonianze raccolte sul posto sarebbero immediatamente accorsi un centinaio poliziotti armati e oltre venti veicoli sarebbero stati distrutti dalle esplosioni. Online sono immediatamente circolati foto e video. In una immagine oltre a sfere metalliche di diversa dimensione si notano anche alcuni oggetti allungati in ferro.

Queste esplosioni avvengono a soli tre giorni dalla terza riunione plenaria del Partito comunista cinese. Il cosiddetto “Terzo plenum” sarà l’appuntamento politico più importante dell’anno. Darà le linee guida delle politiche economiche che la seconda economia mondiale cercherà di attuare nei prossimi dieci anni.

Gli ordigni di oggi sarebbero stati piazzati sui due lati del viale Yingze, su cui si affacciano gli imponenti quartier generali regionali del Partito comunista cinese. Secondo alcune testimonianze uno degli ordigni era stato messo a meno di dieci metri dai suoi cancelli.

Come ha notato un utente su Weibo, il twitter cinese, il nome del viale Yingze può essere interpretato come “dare il benvenuto (ying) a Mao ‘Ze’dong” e sarebbe stato chiamato così nel 1949 quando l’Armata rossa prese il controllo della città e lo stesso “Grande timoniere” venne a supervisionare la “rifondazione” della città.

Nessun media di Stato ha ancora parlato di attentato, ma le esplosioni avvengono ad appena dieci giorni dall’incidente avvenuto nel cuore di Pechino a piazza Tian’anmen. Il 28 ottobre scorso infatti una jeep ha preso fuoco all’ingresso della Capitale, proprio sotto il ritratto di Mao. Il bilancio di quello che le autorità cinesi hanno definito un attacco terroristico da parte della minoranza uigura della regione occidentale dello Xinjinag è stato di cinque morti e 40 feriti.

Bisogna sottolineare che eventi di questo tipo sono una rarità nella tradizione di protesta cinese, in genere più propensa all’estremo atto dell’autoimmolazione. Un precedente può essere riconosciuto in un altro “attentato” avvenuto nel 2011 fuori del principale edificio governativo della città di Fuzhou nella regione orientale del Jiangxi. All’epoca l’attentatore morì in una delle esplosioni facendo un’altra vittima e ferendo sette persone. 

di Cecilia Attanasio Ghezzi