Immagini da terzo mondo stanno facendo il giro della rete, con il più grande ospedale della Grecia, l’Evanghelismos di Atene, protagonista di una foto diffusa dell’ordine dei Medici in cui sono ritratti pazienti ammassati come sardine “in attesa di una tac, perché il prezioso strumento diagnostico era guasto”, si giustificano dal ministero. Mentre malati e parti sociali parlano di sanità pubblica ormai allo sbando, con la possibilità di curarsi affidata solo ai ricchi visto che il Servizio Sanitario Nazionale annega tra debiti milionari e tagli ai finanziamenti. La foto ha fatto scalpore sulla stampa greca a fronte del dibattito televisivo che ha avuto come protagonista il ministro della salute Adonis Georghiadis, autore nei mesi scorsi di una proposta di riforma delle strutture sanitarie che ha fatto molto discutere. Quattro i nosocomi nella capital che dovrebbero chiudere, con i conseguenti licenziamenti. Da un lato alcuni commentatori sostengono che la decisione è niente altro che la mossa disperata del governo, inchiodato dalla troika nel reperire lavoratori da licenziare entro dicembre; dall’altro il ministro si difende adducendo l’esigenza di una riforma ampia e articolata del settore.

I medici e i sindacati protestano perché quegli ospedali servono l’intera area metropolitana ateniese, al cui interno vive la metà esatta della popolazione greca. Se l’esecutivo vuol risparmiare, dicono, vada a “verificare gli accordi con le strutture private oppure pensi agli ospedali in periferia”. Georghiadis tra l’altro è uno dei politici presenti all’interno della lista Lagarde, l’elenco degli illustri evasori ellenici che sembrano quasi scomparsi dalle cronache politiche, mentre in altri Paesi, come ad esempio l’Irlanda, il medesimo elenco è stato “messo a frutto”, con denaro recuperato e tasse imposte agli evasori. Ad oggi si sa che il ministero della Salute, tallonato dalla troika, intende mettere i sigilli ai quattro ospedali della capitale senza dire cosa si farà un attimo dopo. Qualcuno inizia a sospettare di mega accordi con le cliniche private, alcune delle quali (s)vendute a gruppi esteri anche per il tramite dei magnati presenti nella lista. 

Intanto proprio la troika torna prepotentemente di attualità, non solo perché attesa a breve ad Atene per il consueto report propedeutico ai nuovi prestiti, quanto perché a seguito di una decisione della Commissione Finanze del Parlamento europeo, verranno esaminate le azioni per l’applicazione dei memorandum nei paesi Piigs che hanno portato incessanti pressioni sui governi degli stati senza, in molti casi, i risultati attesi in Grecia, Spagna, Cipro e Portogallo. Il comitato di selezione del Parlamento europeo indagherà sulle potenziali responsabilità per i danni prodotti dai memorandum.

Di questo è stato incaricato il Vice-Presidente del gruppo Ppe al Parlamento Europeo Otmar Karas, che assumerà la carica di relatore del cosiddetto “Troika-Control” che sarà inaugurato il prossimo 14 novembre. Si tratta di un lavoro investigativo, sottolinea, fermo restando che la “valutazione non deve necessariamente portare ad una condanna”. Ma da fonti Ue si capisce che questo focus sarà incentrato sulle possibili carenze (manageriali e politiche) della troika, un passaggio che in verità aveva già provveduto a sottolineare un anno fa il Fondo Monetario Internazionale, insoddisfatto di come il triumvirato dei creditori aveva gestito il caso greco e che tra l’altro era stata l’anticamera del metodo Cipro utilizzato nell’isola pochi mesi dopo. Quasi per certificare come controbilanciare il pericolo di un altro stato fuori controllo.

Il lavoro di indagine dovrebbe essere completato nei primi mesi del 2014, in tempo utile per l’inizio della campagna elettorale per le elezioni europee, al fine di non essere strumentalizzato dai populisti antieuro. Da un documento datato 22 ottobre si apprende che una prima audizione parlamentare si svolgerà il 5 novembre, così come una serie di visite esplorative alle banche centrali e ai ministeri delle finanze dei quattro paesi colpiti di crisi (Grecia, Cipro, Portogallo, Irlanda). L’obiettivo è inscenare una sorta di processo alle disfunzioni della troika per riequilibrare la legittimità democratica. Basterà?

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