Berlusconi ha bisogno di rinnovare la sua immagine politica e personale ormai contaminata da scandali sessuali e condanne giudiziarie. Oggi rilancia Forza Italia. Per fare questo, almeno secondo i lettori di Libero, servirebbe un cambiamento radicale. Alla domanda “Il Cav. pensa di tornare a Forza Italia: una buona idea?” il 55 per cento ha risposto “No, servivano nome e simbolo nuovi”. Ma il Cavaliere non fa niente per caso e se oggi ha deciso di tornare a Forza Italia ha dei motivi. Le Le turbolenze interne al partito sono la causa principale per la scelta del momento del rilancio ma se questo non si pensava potesse funzionare in termini di comunicazione credo che Berlusconi avrebbe optato per altre soluzioni. Tralasciando quindi il discorso politico e parlando in termini di comunicazione e psicologici ritengo che Berlusconi abbia fatto la scelta giusta nel riproporre Forza Italia. Ecco perché.

Rinnovare significa “far tornare nuovo” (Treccani) si riferisce quindi a qualcosa di vecchio e non necessariamente comporta una novità. Restaurare è meno doloroso di cambiare, anche per gli elettori. Tutti pensiamo che la classe politica necessiti di rinnovamento, di un ricambio generazionale eppure alle primarie vinse Bersani contro Renzi. Dando un’occhiata al parlamento vediamo da anni le stesse facce che prendono milioni di voti nonostante la voglia di mandarli a casa insita nella maggioranza delle persone. Questo è un atteggiamento psicologico naturale volto alla sopravvivenza. Cambiare comporta dei rischi e al momento dell’azione anche se vorremmo lo troviamo più doloroso di quanto credevamo. Tutto ciò che non conosciamo, che è poco familiare, attiva il nostro meccanismo che ci deve tenere in allerta per reagire a eventuali pericoli. Davanti a un cambiamento abbiamo le stesse reazioni causate dalla paura che ha lo stesso scopo di preservarci in vita.

Per questo motivo molti si ritrovano per anni ad andare sempre nello stesso ristorante o bar dove ordinano “il solito”, a sedere sempre allo stesso posto, a fare acquisti negli stessi negozi, a svolgere lo stesso lavoro che odiano per anni, a condividere il letto con un partner che non amano più e a votare gli stessi partiti. Quando invece sono costretti a cambiare molti arrivano a subire attacchi di panico. All’inizio di una nuova attività, l’iscrizione a un’università, un trasferimento in un’altra città o anche alle soglie di un matrimonio. Momenti in cui gli abituali stili di vita possono cambiare radicalmente, segnando un passaggio nella storia dell’individuo. Questo non vale per tutti. L’età e l’ambiente possono causare differenze. Il caso del M5s dimostra che qualcuno vuole veramente cambiare. Ma anche fra chi ha votato Grillo coloro che vogliono veramente il cambiamento sono solo una parte. Abbiamo visto che molti elettori del M5s avrebbero desiderato un’alleanza col solito Pd.

Il coraggio di cambiare è maggiore nei giovani, meno appesantiti dalla responsabilità della sopravvivenza della specie. Non a caso lo zoccolo duro degli elettori del M5s è formato da giovani. Il fatto che preferiamo “il solito” al nuovo è stato dimostrato anche dall’esperto comportamentale Robert Zajonc dell’Università del Michigan. Una serie di esperimenti ha mostrato che più una persona viene esposta a un certo oggetto, più questo oggetto diventa attraente. Uno stimolo diventa più attraente in relazione al numero di volte che viene mostrato. Spesso non ci rendiamo conto di questo processo che avviene incosciamente. In un esperimento alcuni volti vennero mostrati sullo schermo così rapidamente che i partecipanti non ricordarono di averli visti. Eppure, più un volto era comparso sullo schermo, più i partecipanti apprezzarono quella persona quando la incontrarono dal vivo. E poiché ci lasciamo influenzare più facilmente dalle persone che ci piacciono, i partecipanti furono più influenzati dalle idee e dalle affermazioni di questa persona.

Conoscere qualcosa crea attrazione, apprezzamento e fiducia. Basta pensare a quando andiamo al supermercato: fra 32 detersivi diversi la maggior parte di noi sceglie quello “visto in Tv” senza neanche pensarci. Lo stesso vale di conseguenza anche per nomi e simboli di partiti politici. Un altro motivo per il quale con Forza Italia Silvio ha deciso di rinnovare piuttosto che cambiare si chiama: dissonanza cognitiva. Abbiamo bisogno di ragioni per spiegare a noi stessi le nostre azioni. Quando la conoscenza, le opinioni e i fatti contraddicono un’idea che avevamo fatto nostra scatta un processo chiamato “dissonanza cognitiva” che ci provoca un disagio così forte che saremmo disposti a tutto pur di eliminarlo. Questo è quanto capitato anche a milioni di elettori di Berlusconi del ’94 a seguito delle vicende politiche e giudiziarie negative del loro eletto. Alcune soluzioni che mettiamo in atto dentro di noi sembrano assurde, ma pur di risolvere questo conflitto interiore ci comportiamo da stupidi. Potremmo ad esempio negare evidenze e giustificare atti riprovevoli. È lo stesso meccanismo che scatta allo scommettitore quando esce dalla sala scommesse. Riguardando la sua giocata si convince sempre di più di quanto essa sia probabile, nonostante sia difficile, ad esempio, che la capolista perda in casa con l’ultima.

Grazie alla dissonanza cognitiva molti che votarono Forza Italia nel ’94 non hanno mai attribuito colpe a Berlusconi. A questo si aggiunge il fatto che le cene, i bunga bunga e le condanne sono arrivate negli ultimi anni, col Pdl e non con Forza Italia. Molti assoceranno la decadenza (in tutti i sensi) di Berlusconi al suo passaggio al Pdl, mentre finché stava in Forza Italia era il sorridente venditore di sogni. La nostra mente funziona secondo meccanismi precisi che gli esperti di comunicazione conoscono bene. Berlusconi e il suo staff hanno sempre dimostrato di essere all’avanguardia in questo, anche nella scelta di riproporre Forza Italia. E voi, cambierete veramente la classe politica votando un nuovo partito o alle urne chiederete ancora “il solito” travestito da nuovo?