Il web italico si accinge ad essere, primo caso in Europa, monitorato  da una Pubblica AmministrazioneL’Agcom infatti, incurante delle critiche che provengono da pressoché una  vastissima fetta della cosiddetta società civile ( ma non solo), sembra decisa al “colpo di mano” sul famigerato regolamento in materia di copyright, da molti additato come un pericolo per la libera espressione.

Nonostante vi siano state prese di posizioni autorevoli, tra le quali si segnalano quelle di Stefano Rodotà , che già aveva parlato un anno fa di un “attacco ai diritti fondamentali”, e che ha segnalato in questi giorni la necessità che Internet rimanga un bene comune, proprio in riferimento all’Agcom.

Incurante  anche dell’autorevole presa di posizione di Noam Chomsky, il  linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense, Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology, che, in relazione alla delibera che fa da sfondo alla nuova regolamentazione, aveva avuto modo di dire qualche tempo fa in una lettera al portale Agoravox“Ho appreso, con molta sorpresa e preoccupazione, della politica iniziata dall’Autorità per la comunicazione per zittire i siti sospettati di pubblicare tutto ciò che sia protetto da copyright. Tutto ciò è un forte e insopportabilmente intollerabile attacco alla libertà d’espressione, al quale chiunque si dedichi alla libera e aperta informazione, scambio e alla cronaca – linfa vitale di una società libera – dovrebbe opporsi.”

Impassibile di fronte al Rapporto Freedom on the Net 2013, appena pubblicato dall’associazione Freedom Houseche ha monitorato negli ultimi anni lo stato di salute della libertà in Rete, che analizza l’andamento di controllicensure repressione su Internet in 60 Paesi fra il maggio 2012 e l’aprile 2013 e che cita espressamente il Regolamento Agcom ( p 406) come possibile strumento di censura. 

Dimentico, delle critiche che provengono dal mondo imprenditoriale del web, anche dal versante confindustriale, che bolla senza mezzi termini l’iniziativa dell’Autorità come “incostituzionale”.

Apparentemente non interessata a tutto ciò, l’Agcom sembra tirare dritta per la sua strada ed  il Commissario Francesco Posteraro, uno dei due relatori del provvedimento insieme ad Antonio Martusciello ha dato ai posteri qualche giorno fa (il lettore ci scuserà il gioco di parole) il suo pensiero sulla necessità di regolare il web.

 “Non riesco a comprendere in quale modo l’anonimato possa rappresentare un valore da difendere, almeno in uno Stato di diritto come il nostro, e non piuttosto una comoda copertura per calunnie, diffamazioni, pratiche odiose come la pedopornografia, addirittura per episodi di cyber bullismo che sfociano talora tragicamente in suicidi di adolescenti. La difesa dell’anonimato – che ovviamente non ha nulla a che fare con la tutela della riservatezza – sembra in sostanza fondarsi sull’opinione che la rete rappresenti un territorio franco, nel quale vige una sorta di generalizzata licenza di fare strame impunemente dei diritti altrui. Nel nostro caso, l’anonimato serve a realizzare una predazione di opere dell’ingegno realizzate da altri. Ecco, chi ostacola la repressione delle violazioni del diritto d’autore favorisce, lo voglia o no, la predazione dei contenuti su internet; l’Agcom vuole invece tutelare la loro produzione. E lo farà”.

Cosa c’entrino in effetti il cyber bullismo e la pedopornografia con l’azione di un’ autorità amministrativa che vorrebbe regolare il copyright sul  web ( al posto del Parlamento, peraltro n.d.r.) in termini brevissimi (si parla in alcuni casi di ore) e le possibili ricadute in termini di libertà d’espressione di questo intervento, bisognerebbe cercare di capirlo.

Preoccupante è invece la definizione secondo la quale la Rete rappresenterebbe “un territorio franco, nel quale vige una sorta di generalizzata licenza di fare strame impunemente dei diritti altrui” , grazie,  pare di capire, all’anonimato.

Preoccupante è anche il, fatto che senza ulteriori sorprese tra un mese o poco più ci troveremo tutti nel  territorio franco (che in questo caso non è il diminutivo di francesco) con l’Agcom in qualità di  sceriffo del web, a presidio dei diritti di cui sopra.

E senza alcuna  verifica da parte della magistratura.