Ci sono i nomi dei fratelli Agnelli, quelli di Mastella, Bertinotti e Di Pietro. E poi il banchiere Gianpiero Nattino per finire con Angelo Proietti, l’imprenditore che aveva affittato la casa dove viveva Giulio Tremonti. Tira in ballo tante persone nel suo interrogatorio del 24 luglio scorso monsignor Nunzio Scarano, in carcere dal 28 giugno scorso con l’accusa di corruzione per la strampalata operazione di rimpatrio dalla Svizzera di venti milioni di euro, organizzata con la complicità di un agente dei servizi segreti italiani, Giovanni Maria Zito, e di un broker: Giovanni Carenzio.

Scarano era un semplice contabile dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica eppure conosceva tante persone. Per dimostrare di voler collaborare con i pm Nello Rossi, Stefano Fava e Stefano Pesci, che hanno chiesto il suo arresto, non si è risparmiato. Molte rivelazioni sono irrilevanti penalmente anche se disegnano aneddoti gustosi. Scarano sembra uscito dalla ‘Grande Bellezza’ di Sorrentino. Di Fausto Bertinotti il monsignore salernitano racconta “ho avuto uno scontro con lui durante un pranzo a casa del banchiere Mario D’Urso. A me fu versato del vino e lui dice ‘no, ti prego, ti prego, io bevo soltanto champagne’ considerato che la moglie aveva una spilla … non lo so di che valore, di Bulgari, credo, ma infinitamente di valore, al che io l’ho guardata in faccia e gli ho detto: ‘chiedo scusa, mi cade il bicchiere dalla mano’. Lei allora dice ‘che succede?’. Dico: ‘no, sono semplicemente scandalizzato perché ho detto ‘tu sei una persona, sei un Onorevole Comunista e poi mi dici che bevi solo champagne’. Sono senza parole riguardo a questo episodio, quindi io chiedo scusa, Mario (D’Urso, ndr) ma mi alzo e me ne vado”.

Una predica che, se anche fosse vera, non sarebbe poi arrivata dal pulpito migliore. Clemente Mastella e Antonio Di Pietro, invece, secondo Scarano, sarebbero stati in passato amici di Giovanni Carenzio, il broker in passato ricchissimo al punto che aveva a disposizione una suite al Minerva di Roma e un aereo privato e ora inseguito da molti investitori ai quali avrebbe truffato milioni di euro alle isole Canarie, dove viveva con la moglie imparentata con i reali di Spagna. Secondo Scarano: “Carenzio avevano rapporti di grande amicizia con Mastella e aveva pagato le spese del matrimonio del figlio di Mastella. La moglie di Giovanni Carenzio, mi disse ‘sai, abbiamo dovuto pagare anche tutte le spese degli abiti che non è stato poco. Carenzio era anche intimo a livello di Tesoreria del Partito dell’Udeur”. Su Di Pietro, Scarano ricorda: “Carenzio mi telefonò un giorno e mi disse ‘casomai se vuoi questa sera ti vengo a casa, a salutare con l’Onorevole Di Pietro’ io ho detto ‘ti ringrazio, però io quella persona a casa mia non la voglio’”.

A parte il gossip però le accuse di Scarano sono rivolte a due soggetti imprenditoriali: la Finnat della famiglia Nattino e il costruttore Angelo Proietti. Scarano accusa Nattino di avere effettuato con la complicità dei dirigenti APSA un’operazione di aggiotaggio. “Nattino avrà fatto passare il titolo (Finnat, ndr) sul mercato, lo avrà fatto poi riacquistare tramite Apsa”. In pratica Nattino avrebbe comprato al ribasso e venduto guadagnando i titoli della sua stessa banca, approfittando dello schermo dell’Apsa. Dice Scarano che non si tratta di un’eccezione: “esistono tanti altri conti cifrati dentro una bella cassaforte con i documenti. Quei documenti dovranno andare nelle mani del Papa”. I pm cercano di capire cosa sia un numero trovato nei suoi appunti e Scarano dice che è il conto interno di Giampiero Nattino all’Apsa: “esatto il numero è 649 321 456 372 154”. E probabilmente su questo numero è stata fatta la richiesta di rogatoria nei confronti dello Stato Vaticano da parte dei pm romani.

Poi Scarano parla di un conto dell’Apsa presso Banca Finnat e spiega l’emorragia, svelata dal Fatto, dei 240 milioni di euro spariti dai conti Apsa presso le banche italiane e finiti in gran parte in Gran Bretagna. “Si trattava – secondo Scarano – di comprare un piccolo immobile molto importante nel centro di Londra”. Scarano ha puntato il dito anche verso l’ex direttore amministrativo dell’APSA, Pietro Menchini: “riusciva a portare fuori i lavori del Vaticano presso l’Angelo Proietti e si dividevano gli utili. Menchini e il dottor Giorgio Stoppa turbavano gli appalti sempre in favore di Proietti”. Angelo Proietti replica: “Stoppa e Menchini erano nella sezione straordinaria dell’Apsa e quindi non gestivano gli immobili. Abbiamo lavorato con Apsa, ma non ci sono mai state gare fino almeno al 2007. Nessuna società né partecipazione agli utili di Menchini o altri. È una fantasia di un semplice ragioniere”.

Scarano ha parzialmente confermato le rivelazioni del suo amico Massimiliano Marcianò che ai pm aveva raccontato di avere visto con il monsignore furgoni pieni di borse straboccanti di lingotti d’oro che spuntavano tra gli ortaggi nel piazzale della Città del Vaticano. Mentre ha sminuito i suoi rapporti con la famiglia Agnelli. Marcianò aveva raccontato di avere ricevuto confidenze di Scarano su “rimpatri di denaro per gli Agnelli con il sistema dei plichi diplomatici”. Ma il monsignore ha negato: “Mai. E’ vero solo che ho conosciuto Umberto Agnelli nel 1979 a Milano e Gianni Agnelli tramite l’armatore Antonio D’Amico. Ma le sembra mai possibile che la famiglia Agnelli avesse bisogno di me per fare qualsiasi operazione?”. Difficile dargli torto.

da Il Fatto Quotidiano del 3 ottobre 2013